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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Il motivo 12 ottobre 2005


Non sto scrivendo molto, qui, perché sto pensando a diverse cose e persone importanti, ma importanti (almeno per ora) solo entro i confini della mia vita e di quella dei miei cari. Cose e persone come: un libro, un amico, un bambino.

Ai blog che raccontano gli affari privati di chi li scrive, io non credo affatto. Invece credo molto nel lavoro di trasformare il privato in pubblico: "rendere la propria vita grande, grandissima", ho scritto una volta. Però, appunto, è un lavoro. Ci vuole tempo e fatica, e a sbrigarsi si fanno pasticci immondi. Non basta mica schioccare le dita e dire che "il personale è politico": anche se l'idea, in estrema sintesi, sarebbe proprio questa.
 
I vostri commenti
Il commento di nheit 15 ottobre 2005


"trasformare il privato in pubblico: "rendere la propria vita grande, grandissima". Fa battere il cuore questa frase e non è improvvisata ;ci vogliono anni di lavoro di pane e di rose con spine per esprimerla con fede e ragione. È una Poesia che rinasce in questi tempi di prosa morente che afferma con boria "il politico è personale"


 
Il commento di TomGia 15 ottobre 2005


Bette cara, sull'indignazione civile sono tutto dalla tua parte. In realtà spezzando una lancia a favore dell'improvvisazione la pensavo come tecnica, anche teatrale: che commuove, fa battere il cuore, ma è in sè frutto di una formazione rigorosa e molto professionale ("ci ho messo dieci minuti a farlo, ma ho lavorato trent'anni per imparare a farlo in dieci minuti"). Ed è, da secoli, un'arte molto italiana, e molto suggestiva e molto nobile - anche se il suo contraltare politico è, come scrivevi, sconfortante.


 
Il commento di BetteDavis 15 ottobre 2005


eh...Giartosio come sei romantico! Io mi sparo una posa da indignatissimo e mi metti i fiori nel fucile? Un conto è l'improvvisazione dei baci ex abrupto, ben altra quella della classe dirigente. Tuo, BD


 
Il commento di Tommaso Giartosio 15 ottobre 2005


Bravo finO', la radice è quella. Eppure (direi a GA) noi distinguiamo, continuiamo a distinguere, e questo non è sbagliato né temporaneo. Sospetto che il cambiamento di cui parla GA riguardi, prima ancora che il bìos o la politica, il tempo, il Senso del tempo.
Bette: però è anche commovente, l'improvvisazione. Fa battere il cuore. No?


 
Il commento di claudio 14 ottobre 2005


la scrittura è una fatica tremenda, un lavoro nel vero senso della parola. Da piemontese scorgo echi alfieriani (ah l'autore di " Doppio ritratto" !), ma anche calviniani... ciao claudio


 
Il commento di Filter 14 ottobre 2005


Bravo BetteDavis, sono d'accordissimo. Il privato trasformato in pubblico, oltre che di buoni scrittori, ha bisogno anche di buoni lettori.


 
Il commento di BetteDavis 14 ottobre 2005


Frequento con costanza pochi blogs e noto che sempre più spesso alcuni di essi vengono soffocati da diatribe interne, sovente incomprensibili, oppure non riescono a sollevarsi dalle piccolezze degli ombelichi dei loro ideatori. Per questo mi fa piacere leggere della "fatica", del lavoro che si fa per trasformare il privato in pubblico, per renderlo, latamente, politico. Un buon antidoto contro l'improvvisazione, ombra di una metastasi tutta italiana di cui non parla mai nessuno. Tuo, BetteDavis.


 
Il commento di finO 14 ottobre 2005


"...della distinzione classica fra zoe e bios, fra vita naturale e esustenza politica, tra l'uomo come semplice vivente e l'uomo come soggetto politico noi non sappiamo più nulla. Dai campi di concentramento non c'è ritorno verso la politica classica: in essi città e casa sono diventate indiscernibili e la possibilità di distinguere fra il nostro corpo biologico e il nostro corpo politico, tra ciò che è incomunicabile e muto e ciò che è comunicabile e dicibile, ci è stata tolta una volta per tutte". G. Agamben, Homo sacer (dal risvolto di copertina ;-)).


 
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