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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Una risposta alla domanda di mantova 5 dicembre 2005


Mi scrive Fabio Bazzoli:

"Mi sento colpito nel vivo, e ci ho macinato sopra per un po' di giorni. Perché credo di potermi considerare anche io qualcuno che "dovrebbe costituire lo scheletro morale di un paese" e che però non si dichiara, "togliendo forze al nostro tessuto civile". Ho fatto da tempo la scelta di non militare in un gruppo gay. E tutti i giorni ripeto la scelta di lasciare che le persone per le quali lavoro, in un servizio pubblico, mi credano etero. Così la maggior parte dei colleghi. So che dichiararmi ad alta voce, così che le persone che mi conoscono vengano quasi tutte a saperlo, sarebbe qualcosa. Ci sono persone che mi stimano, dei giovani con cui ho quotidianamente a che fare e gay anche a mia insaputa se ne gioverebbero almeno un po'. Non credere Tommaso che non senta il peso di questa omissione. Poi una volta fatto, forse, la pressione degli sguardi altrui informati su ciò che succede fra le mie lenzuola decisamente più di quanto vorrei, che oggi mi figuro non intollerabile ma comunque fastidiosa, poi non sarebbe granché. Non so. La vedo un po' come accendere una lampadina sui propri genitali, perciò preferisco il buio attuale, anche se è più fitto, colpevolmente più fitto, di quello sui genitali degli altri."

"Servirebbe alla causa che io facessi un po' di luce sui miei genitali? Credo di sì, contribuirebbe per qualcuno dei giovani di cui sopra a convincerli dell'opportunità di trattare meglio i suoi, e se stessi. Però per me comincerebbe una lotta nella quale so di non essere molto bravo. Mi conosco, so che sono un pessimo avvocato di me medesimo, che non devo mai cacciarmi in una situazionie in cui devo difendermi personalmente, in cui sia in questione qualcosa di troppo privato e intimo. Lascio subito la presa. Non so se è viltà, perché invece sono un ottimo avvocato delle istituizioni a cui appartengo, e del lavoro degli altri, basta che io non c'entri niente o non possa trarne beneficio. Non è nobiltà, se conoscete il genere, è più vicino al masochismo."

"Infatti il punto esatto nel quale sanguinavo per le frasi di Tommaso, ci ho messo qualche giorno a trovarlo, era "togliendo forze al nostro tessuto civile". Ma come? Con tutto lo sbattimento quotidiano per la crescita culturale (e civile) dei miei concittadini in un lavoro certo non profumatamente pagato? Se mai - noi nonmilitanti - si toglie energie alla causa dell'emancipazione gay, come ne togliamo per altrettanta omissione a quella della difesa dell'ambiente (per la quale ho pure combattuto in passato). E per quanto trovi oggettivamente strategica la questione dei diritti delle minoranze sessuali, non credo lo sia meno delle contraddizioni dello sviluppo, o della pubblica lettura - campo nel quale lavoro. Cioè: le mie energie, Tommaso, non sono sottratte al tessuto civile, solo si esercitano altrove. E per quanto mi conosco, si esercitano con maggiore efficacia perché tanto un buon militante gay non saprei essere (credo), né un buon portatore di genitali illuminati. Te lo garantisco, non vanno sprecate nel nascondersi, o nel mentire a se stessi. Solo non vanno lì ma qui. Devo lo stesso sentirmi un imboscato?"

Ringrazio molto Fabio per l'onestà, e per la voglia di mettersi in ballo (ovviamente gli ho chiesto il permesso, prima di pubblicarlo con nome e cognome). Credo che abbia formulato la sua posizione in modo chiaro. Gli risponderò prestissimo. Se intanto qualcun altro vuole intervenire, lo invito a farlo con il rispetto che questo contesto richiede. (Come del resto su questo blog accade praticamente sempre, per fortuna.)
 
I vostri commenti
Il commento di Dario 7 dicembre 2005


Il mio intervento non voleva andare contro Fabio. E neppure volevo sostenere che i peggiori nemici dei gay sono altri gay. Più semplicemente facevo e faccio notare come una identità pubblicamente espressa possa cambiare una società e il suo modo di guardare ad es. all'omosessualità. Detto questo ognuno agisce secondo la propria coscienza individuale. Francamente il raffronto con gli intellettuali che nel Ventennio, svolsero un'opposizione "silenziosa" mi sembra un po' azzardato. Per quanto importante il loro ruolo, senza l'azione partigiana e, perchè no,militante, i loro pensieri sarebbero stati molto meno utili alla nazione.Senza visibilità e azioni pubbliche alla Stonewall, non arriveremo mai da nessuna parte.


 
Il commento di claudio 7 dicembre 2005


Sono riamasto colpito dal messaggio di Fabio. Mi ha fatto pensare a quegli intellettuali che pur non schierandosi apertamente contro il fascismo svolsero una funzione essenziale nell'educazione delle coscienze. Non tutto è riducibile o riconducibile alla militanza. Dovremmo averlo capito da un pezzo. claudio


 
Il commento di BetteDavis 6 dicembre 2005


Dario, perdonami ma non capisco proprio il punto del tuo intervento. Qui c'e' qualcuno che piu' o meno dolorosamente ha fatto una scelta di campo. Forse tu sei abituato ad avere tutto e subito, ignorando le ragioni della complessita'. E portando acqua al mulino di chi pensa che i peggiori nemici dei gay sono altri gay. Un commento veramente controproducente. La massima solidarieta', invece, a Fabio. Vostro, BD.


 
Il commento di Dario 6 dicembre 2005


Il messaggio è molto bello e toccante. E non posso non rispettare la scelta individuale di chi l'ha scritto. Da ragazzo che ha fatto coming out, però, mi sento di dire che la sua scelta toglie linfa alla società civile. Il fatto che riversi le sue energie altrove per me NON è sufficiente. Forse sono egoista, ma non posso accettare queste giustificazioni. Noi gay abbiamo il dovere MORALE di dirci omosessuali, affrontando tutte le conseguenze che ciò comporta.


 
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