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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Ultimissime sulla domanda di Mantova 11 dicembre 2005


Lo ammetto: la domanda in questione non era formulata con chiarezza. Erano, in realtà, due domande - cioè due richieste.

La prima riguardava la militanza, o almeno il dialogo con il movimento gay, ed era rivolta soprattutto a intellettuali affermati e riconoscibili. (Non mi aspettavo che rispondessero, e non hanno risposto.) La seconda invece riguardava il coming out, e si rivolgeva a quello che chiamavo il "ceto medio colto e riflessivo che dovrebbe costituire lo scheletro morale di un paese". (Grazie per non aver pensato che, con questo, io intendessi che i ceti bassi sono immorali o non forniscono esempi di moralità.)

La militanza è senza dubbio il motore di ogni cambiamento. Ma è anche una scelta difficile, che indubbiamente non si può imporre (moralmente) a tutti. Il dibattito tra Dario e Claudio non a caso si rifà a quello sulle forme dell'antifascismo. In questo libro -

http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=WWW3SF1KDY1WW

- Alberto Cavaglion parla (p. 63) degli aggettivi di cui ultimamente si è addobbato il termine "antifascismo":

"Antifascismo 'militante', antifascismo 'difensivo', antifascismo 'esistenziale' e via dicendo. Può darsi un antifascismo che non sia esistenziale? Come potremmo definirlo: in-esistenziale, surrealista? Se non è, anche in minima misura, 'offensivo' che tipo di antifascismo è? Dove, se non nell'esistenza dei singoli, può sorgere una ribellione? L'antifascismo è o non è. Se non medita di attaccare il suo avversario, cessa di essere se stesso... Per essere degno del suo nome, deve produrre qualcosa: un fatto, un'idea, una parvenza di azione militare, un pallido progetto politico."

Credo che Cavaglion abbia ragione. Imbracciare le armi era (in un dato momento storico) il modo più efficace per combattere il fascismo, l'unico veramente decisivo; ma non l'unico in assoluto. Si poteva, come scrive Claudio, educare le coscienze. A qualcosa serviva.

Ma qual è il corrispettivo di questo ruolo educativo, nel contesto della lotta contro l'omofobia? Non è, stranamente, la mera critica dell'omofobia, il mero dichiararsi antiomofobo.
E' il coming out.

Questo accade in primo luogo per un motivo diciamo tecnico. Sotto il fascismo, dichiararsi pubblicamente antifascisti era un crimine punito con severità, per esempio con il confino: in un certo senso era già "imbracciare le armi" (diciamo che, se lo compivi, le imbracciavano altri contro di te). Le parole, certe parole, diventano gesti. Nella democrazia il metro morale cambia. Puoi dire tutto quello che vuoi. Proprio per questo i gesti tornano a pesare. In un regime di ipocrisia istituzionalizzata il cittadino non aveva il problema di essere credibile: nessuno lo era. Oggi il problema esiste.

Il secondo motivo è che oggi l'oggetto del contendere non è l'accettazione o la tolleranza, ma la parità. Certo, ci sono molti gravissimi fenomeni di intolleranza, ma la vulgata istituzionale e il buon senso da bar hanno dovuto ripiegare. Oggi la frase omofoba più diffusa non è "i froci sono dei pervertiti", ma "nel suo privato ognuno può fare quello che vuole". Questa frase respinge in blocco quelle che sono oggi le rivendicazioni gay, rivendicazioni che riguardano la piena estensione dei diritti nella sfera pubblica: matrimoni, adozioni, leggi antidiscriminazione... E' impossibile sostenere coerentemente tutto questo senza essere out. Dall'interno del closet, dello sgabuzzino omosessuale, è possibile al massimo tollerare se stessi. Se i genitali non devono venire esposti ad alcuna lampadina, come si può sottoscrivere la richiesta di un matrimonio gay?

Infine c'è il fatto che il coming out è ormai difficile da considerare "militanza". E' un atto politico di grado zero. Il fatto di compiere altri benemeriti atti politici, in altri campi, non toglie che in questo campo l'atto ci sia richiesto. Da che cosa? Dal nostro trovarci lì. Dal nostro essere gay, consapevoli, e in qualche misura (lo riconosce anche Fabio) esemplari - ricordate sempre le statistiche sul suicidio di adolescenti gay. A volte l'impegno non andiamo a cercarlo, è lui che cerca noi, e questo non fa che rendere più pressante il suo appello.

Ho parlato di un atto politico di grado zero: ma in realtà è un non-atto, un non-nascondersi, non-mentire, non-fare le cose faticose che si fanno per restare nel closet. O se preferite è il livello di impegno minimo, elementare, che quasi tutti si possono permettere. Dico "quasi" per escludere chi vive in condizioni di estrema dipendenza o di estrema fragilità psicologica. Fabio non mi sembra (per sua fortuna!) in questi frangenti. Forse intuisce egli stesso che la situazione, dopo, non cambierebbe granché. Per questo lo invito - senza nessun paternalismo, ma con calore e affetto - a non avere paura. E' una paura per cui molti di noi sono passati. E' immotivata. Non c'è bisogno, Fabio, di "difendersi personalmente". Quanti cani ho visto abbaiare senza poi mordere! Quanti cani non si sono presentati affatto!

Non abbiate paura.

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Da lunedì ricomincio a condurre "Fahrenheit" su Rai-Radio3 (cinque giorni alla settimana dalle 15 alle 18, come sempre). I libri della prima settimana:

- lunedì una biografia di Keats, "L'amore della luna" di Elido Fazi (l'editore non ve lo dico, forza, indovinare!);

- martedì "Come un atomo sulla bilancia" di Luisito Bianchi (Sironi), la ristampa del racconto autobiografico (datato 1970) di un prete-operaio che rifiuta di chiamarsi prete-operaio;

- mercoledì "La contessa sanguinaria" di Alejandra Pizarnik (Playground): perversioni slovacche, ne parlo con la curatrice Francesca Lazzarato;

- giovedì l'ultimo romanzo di Valerio Evangelisti, "Il collare di ferro", un affresco di storia messicana (Mondadori);

- venerdì "Città perfetta", il romanzo d'esordio di Gugliemo Pispisa (Einaudi).

Inoltre lunedì (domani) intervisto un poeta che amo, Valerio Magrelli, che ha appena pubblicato un libro più CD e un libro più DVD. Gli chiederò: il prossimo libro: più cosa?

Cercherò, in tutto questo, di non scomparire. In effetti ho un po' di cose pronte da mettere in rete. Stay tuned.
 
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