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9 dicembre 2021
In Universale Economica
Pino Cacucci: blog per viandanti
cartoline dagli aeroporti 12 luglio 2006


Il mio amico R.V. ha vissuto in Messico per vent’anni, dove faceva il falegname, poi ha deciso di tornare a Milano, e nel giro di un anno si è reso conto che non si era perso granché, al contrario: così è tornato in Messico cogliendo al volo l’occasione di costruire una casa in riva al Pacifico per un altro amico (R.V. oltre che falegname se la cava anche come “direttore dei lavori” affidandosi a un albañil messicano che ne sa più di architetti e geometri messi assieme), poi, suo padre si è aggravato, e R.V. è tornato ancora una volta in Italia, seguendo l’agonia del suo vecchio fino all’ultimo giorno. Ora, nulla lo legava più a questo paese desolato. Ha acquistato un altro biglietto, con la British perché gli permetteva di portare un peso di bagagli superiore alle altre compagnie, e ha fissato anche il ritorno, di lì a quasi un anno, perché non aveva intenzione di tagliare i ponti – o bruciare le navi, secondo l’usanza di Cortés - e si è imbarcato con l’intenzione di costruire un’altra casa in Messico, stavolta la sua.
Durante lo scalo a Londra, R.V. è stato avvicinato da due energumeni di una supposta “sicurezza” che gli hanno chiesto le generalità, gli hanno ritirato il boarding pass, immediatamente stracciato davanti ai suoi occhi, e trascinandolo verso il primo aereo per Milano gli hanno soltanto detto: “Lei non può sorvolare i cieli degli Stati Uniti”.
Il mio amico R.V. in Italia ha una schedatura come “sovversivo” risalente alla fine degli anni settanta. Una piccola condanna per aver ospitato qualcuno che avrebbe fatto meglio a non ospitare, ma si sa, erano tempi confusi e oscuri… Di fatto, oggi R.V. non ha alcuna pendenza con la giustizia, italiana e mondiale, e ne è prova il fatto che ha viaggiato più volte da una parte all’altra dell’Atlantico senza problemi. Però… sembra che da qualche tempo gli Usa abbiano inasprito le misure “antiumanità” estendendo a loro insindacabile arbitrio la sovranità anche sui cieli che passano sopra gli Usa, e siccome tutti i voli che dall’Europa vanno a Città del Messico seguono le rotte “artiche” o quasi, cioè puntano a nord e poi ridiscendono lungo Canada e Usa, finisce che comunque lambiscono almeno un pezzo di Florida…
Dunque, il mio amico R.V. non sa più cosa fare: non ci sono compagnie che gli garantiscano di portarlo a Città del Messico senza che venga sequestrato e fatto rimbalzare indietro da gorilla al servizio degli imperscrutabili capricci della “più grande democrazia del mondo”.


Il mio amico D. è un fotografo di fama internazionale. Argentino, ebreo, parigino, e un sacco di altre cose ancora, insomma, un cittadino del mondo che ogni tanto incontro nei luoghi più disparati, l’ultima volta in Spagna poche settimane fa, e prima ancora… neanche me lo ricordo, lo conosco da tanti anni e mi rendo conto che a casa sua non ci sono mai stato, né in quella di Parigi né in quella di Buenos Aires, perché è sempre per strada che ci riabbracciamo.
La madre di D. ha una settantina d’anni e qualche tempo fa transitava dall’aeroporto di Miami, in Florida. Stava tornando a Buenos Aires dopo aver partecipato a una fiera turistica, essendo lei agente di viaggio, dunque negli Usa ci andava spesso. Alla solita trafila di domande – “qualcuno le ha consegnato qualcosa nelle ultime ore? Ha tra i bagagli qualcosa che non le appartiene? Ha mai avuto intenzione di attentare alla sicurezza degli Sati Uniti d’America?” eccetera – la mamma di D. rispondeva cortesemente, sorridendo tra il divertito e l’imbarazzato, perché molte di quelle domande sono davvero sceme e inutili a qualsiasi fine “antiterroristico”. Ma così va il mondo, in quest’epoca scellerata, e la mamma di D. si sottoponeva di buon grado all’interrogatorio demenziale, finché… estenuata da quell’infinità di sciocchezze, dopo ripetute richieste di spiegare perché la sua valigia fosse “così pesante” (conteneva depliant e fascicoli di agenzia turistiche, e si sa, la carta pesa, più della cultura stessa) e cosa potesse essere il misterioso marchingegno segnalato ai raggi X (pare si trattasse di un’aspirabriciole da tavola, regalo scherzoso per qualche figlio o nipote), la mamma di D., forse lasciandosi andare a un impulso istintivo della proverbiale ironia ebraica, commettendo comunque un errore fatale, sempre con il suo sorriso amichevole rispondeva improvvidamente: “E cosa vuole che porti una donna della mia età nella valigia, una bomba?”.
La scena è mutata nel giro di un istante. L’addetto alla “sicurezza” ha chiamato alcuni agenti dell’FBI, che hanno ammanettato la mamma di D., l’hanno trascinata in una stanza “segreta”, le hanno calato un cappuccio nero sulla testa, l’hanno interrogata brutalmente – ce n’era uno che amava ripeterle “sporca ebrea”, segno che i neonazi non si sono infiltrati solo nell’esercito Usa, come denuncia una recente inchiesta del Pentagono, ma anche nell’FBI – e infine, la mamma di D. è stata rinchiusa in un carcere di “massima sicurezza” (tutto, oggi, è “sicurezza” al massimo livello). Persino Amnesty International e la cominità ebraica statunitense si sono mobilitate per farla rilasciare, quando i familiari non sapevano più dove fosse finita: desaparecida per due giorni. Nel frattempo, la mamma di D. non poteva usufruire di un avvocato perché non aveva con sé il denaro in contanti per pagare l’anticipo – sì, funziona così: i diritti sono sacrosanti solo per chi ha i contanti per garantirseli subito – e infine, l’espulsione. Poco importa se, a distanza di sei mesi, un tribunale statunitense le ha dato ragione: di fatto, non ha ricevuto nessun risarcimento.
Oggi la mamma di D. rifiuta di parlare di quei due giorni. Non vuole ricordarli. Il trauma è stato tale che è diventata un’altra donna: ha perso l’allegria per cui era conosciuta da parenti e vicini, è taciturna, spenta. L’amico D. mi ha scritto di sua madre:

“Mi vieja era una tipa jovial, una mezcla de rabino, gaucho y jefe
sindical, siempre de buen humor, generosa y dispuesta a sacrificarse y
a dar una mano. Desde entonces es otra, se apagó, quedó traumatizada
con este triste episodio. Nunca, NUNCA, habla de él, tu sabes, hay
quienes lo canalizan contando y otros, otros escogen refugiarse en el
silencio”.

E l’amico D., già che c’era, mi ha raccontato un altro episodio della serie “soprusi aeroportuali in nome della sicurezza del mondo”.
Un ragazzo di Marsiglia stava sorvolando lo “spazio aereo Usa” suo malgrado, diretto altrove, su un velivolo di una compagnia statunitense, quando ha avuto un attacco di diarrea. Chiuso a lungo nel bagno, una hostess è andata a bussare ripetutamente alla porta. Esasperato per il malessere e l’insistenza della cameriera-garante della sicurezza, il giovane marsigliese ha avuto la pessima idea di rispondere alterato: “Lasciatemi cagare in pace, che cazzo state pensando, che sto innescando una bomba?”
La parola “bomba” è sufficiente a rendere questo scritto immediatamente risucchiato e classificato dai computer di Echelon. A bordo di quell’aereo, è costato al giovane marsigliese l’immediato atterraggio nell’aeroporto Usa più vicino, il suo arresto, un interrogatorio “duro”, e l’espulsione (da dove? Lui non voleva andare negli Usa…). Nel suo caso, il sindaco di Marsiglia gli aveva procurato un avvocato, e persino Chirac ha rivolto una formale richiesta di spiegazioni al governo Usa.
Nulla di fatto, la diarrea gli è passata, ma sui cieli statunitensi non ci passerà più. E per andare in America Latina… Non è dato sapere come diamine si possa fare, per i reietti dei cieli e degli aeroporti.
Perché dobbiamo sopportare tutto questo?
 
I vostri commenti
Il commento di Gianni 15 settembre 2006


Cara Francy leggo il tuo commento relativo a quanto scritto da Pino Cacucci...non credo che non ci indignamo più o altro...purtroppo siamo oramai schiacciati da questo sistema...ti faccio un breve esempio : l'altra sera ero a reggio emilia ad ascoltare Germano Nicolini, comandante partigiano detto al dievel, che si è fatto oltre 10 anni di carcere ingiustamente per i fatti post liberazione e si parlava di resistenza tradita...non è resistenza tradita quelle che ha subito lui ? oppure non è resistenza tradita vedere il capo confino di Ponza (quello di Sandro Pertini) comandare la Polizia a Genova nel 1960 ? Dobbiamo resistere...con dolcezza, tenerezza, ritagliandoci spazi, passioni...in gamba


 
Il commento di claudio 13 settembre 2006


sono qui finalmente in Guatemala a fotografare ragazzi di strada, stanco di vedere miserie, vorrei essere un turista tuttocompreso salire e scendere dai pulmini non guardare in faccia mai la realta´ tornare a casa e dire che bello il Guatemala!! ma non ci riesco e una volta tornato a casa diro Si bello il Guatemala, bello per quanto povero. Purtroppo e´ bellissimo.


 
Il commento di francy 8 settembre 2006


Sai, io non credo affatto che dobbiamo sopportare. Non dobbiamo...ma scegliamo: vigliaccamente,scioccamente,sconsolatamente,disperatamente.... In realtà neanche sopportiamo, ma abbiamo perso lo sgomento, l'indignazione, la meraviglia, il turbamento e la dignità con cui altri uomini ci hanno conquistato questa "libertà...così come la chiamano.... Una carezza grata da una appassionata lettrice dei tuoi viaggi


 
Il commento di Marco Masini 4 settembre 2006


Gentile Sig. Cacucci le chiedo scusa se utilizzo questo blog per mettermi in contatto con lei ma non ho altro modo. Da alcuni anni sto conducendo una ricerca sulla vita del mio bisnonno GUIDO BROGELLI alias PETER MAGRINI alias GUILLERMO MASANA ecc. Da poco tempo ho scoperto che egli è stato sposato, durante la sua movimentata vita, anche con YOLANDA MODOTTI. Volevo sapere se durante le sue ricerche su Tina ha mai incrociato il nome del mio Bisnonno. Se posso avere la sua email le inverei, pensando di fare cosa gradita, i miei appunti fin qui raccolti su di lui. Fiducioso di una sua risposta e di un suo aiuto la ringrazio e la saluto cordialmente Marco Masini Compiobbi - FIRENZE ITALY


 
Il commento di Claudio Testa 2 settembre 2006


parto vado in Guatemala, ho fatto di tutto per non fare scalo negli USA. Non soporto l'arroganza di chi minacci aperchè si sente minacciato


 
Il commento di Monica Specchia 25 luglio 2006


l'uomo sopporta le peggiori tragedie pensando che sia logico ,normale lei è una gemma preziosa


 
 Pino Cacucci: blog per viandanti
 ciao don Gallo
 tradurre è...
 Libia, ma che bel risultato...
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