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22 aprile 2021
In Universale Economica
Marosia Castaldi: A vivere si impara
La nebbia fuori e l'anima dentro 9 febbraio 2004


Una mattina mia figlia si svegliò. Ci sedemmo al tavolo a fare colazione.Poi si alzò. Guardò il tempo brutto fuori della finestra. Si voltò verso di me e disse :
"Mi sveglio la mattina
e la nebbia c'è
mi strappo l'anima
e la butto nel té"
Poi finì tranquilla di fare colazione. La guardavo sbalordita. Era stata così diretta nell'esprimere il dolore della sua anima. Ora poteva anche lasciarlo nel fondo della tazza. Ma come si era inventata quella filastrocca così bella?
Forse i bambini sono come gli antichi di cui Leopardi diceva che prendevano tanto sul serio il dolore dell'anima da poterne anche morire. Oppure liberavano sentimenti di odio, di rancore , di vendetta e li perseguivano fino all'omicidio. Noi moderni ( sempre Leopardi) non prendiamo sul serio il dolore. Con i figli, con gli amici, con tutti tendiamo a nasconderlo, a sminuirlo.
Ora ( e questo non è più Leopardi),
la nostra società si divide in bambini; adulti borghesi che mettono in tasca il dolore per non farlo vedere; adulti ( che chiamiamo " folli") che sono le matricide, i patricidi, le donne che si ammazzano coi figli.
Allora: esclusi i bambini che sanno dire gioia e dolore, esclusi i borghesi che stanno fermi, gli altri, "I folli", stanno portando la carretta verso gli antichi? verso l'espressione del dolore?
Da queste, che sembrano "ora" solo tenebre, potrebbe anche accendersi una luce.
 
I vostri commenti
Il commento di simona bertola 13 febbraio 2004


Forse un tuffo nel té almeno una volta al giorno, sarebbe l'unico rimedio a questa immensa apatia che percepisco in ogni espressione dell'essere umano Tanto che mi ritrovo le lacrime agli occhi quando scopro un guizzo di umanità in uno sguardo in un gesto: una madre che accarezza il suo bambino in una fredda giornata invernale; un vecchio che si ferma per strada a dare un tozzo di pane a un piccolo randagio che gli regala uno scodinzolìo di ringraziamento. Forse c'è ancora speranza. Speranza che il dolore non venga sepolto così in fondo da ottundere e soffocare ogni spiraglio di Luce. Basta ricordarsi per un secondo che siamo tutti bambini sotto le false spoglie di un'apparente età adulta.


 
Il commento di Manuele 9 febbraio 2004


Se ho ben capito il tuo disegno del mondo è popolato da bambini, da maschere e da folli. Può essere. Ma su questo ti sfido. Forse in noi queste tre figure addirittura convivono, in proporzioni diverse. Ma le persone che uccidono la famiglia non sono persone che non dominano la follia, sono semplicemente delle persone che compiono banalmente un male banale, sono persone che non sono mai riuscite a diventare umane. Per colpa propria o di chi non gli ha mai mostrato che cosa significasse essere umani.


 
Il commento di Barbara 9 febbraio 2004


I bambini sanno, per fortuna, ancora turbarci, commuoverci e darci gioia. In un attimo sfiorano la verità, ed il bello è che non lo sanno, e neanche la stavano cercando. Posso citare un episodio? Anni fa, durante un incontro, chiesi a dei bambini di prima elementare quale fosse la cosa più bella che abbiamo ricevuto dalla vita. Tutti dissero la loro, molti ripetendo quello che il compagno precedente aveva appena detto. Una bambina mi guardò e mi disse "la fantasia!". A stento ho trattenuto le lacrime, lacrime di gioia. Me la ricordo ancora. Purtroppo credo di essere nel gruppo dei borghesi che tendono a celare la propria anima. Spero ci siano persone non folli che invece sanno mostrarla.


 
Il commento di Sacha Rosel 9 febbraio 2004


Preferisco comunque pensare che l'"anima" - o energia, o materia o chiamatela come volete - sia dalla parte dell'intensità e della pienezza mistica piuttosto che dalla parte del dolore.


 
Il commento di Sacha Rosel 9 febbraio 2004


A me sembra che la nostra società in generale tenda sempre di più verso il grado zero delle emozioni e dei sentimenti: viviamo in un universo anaffettivo dove "gioia" o "dolore" cadono, si perdono come contenitori vuoti in mezzo ad una girandola di immagini narcotizzanti e finte paradossalmente più vitali della vita stessa. L'arte sembra essere ancora lo strumento privilegiato per esprimere, urlare, dilatare, non necessariamente il dolore, ma comunque un'intensità difficilmente raggiungibile o anche solo pensabile altrove. Se poi la "follia" sia un ulteriore modo per uscire dal mondo e ricostruirlo, oltre che sfasciarlo... non so.


 
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