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22 aprile 2021
In Universale Economica
Marosia Castaldi: A vivere si impara
I nostri corpi 5 febbraio 2004


1 febbraio 2004
Ho sentito alla televisione di una signora milanese che preferisce morire piuttosto che farsi tagliare un piede. L'operazione le salverebbe la vita, ma lei preferisce tenersi il piede. In quest'epoca di trapiani d'organo voluti o estirpati a bambini rubati, chissà quanti Frankenstein vanno in giro per le strade ( Frankenstein era fatto di pezzi di corpo di persone morte). Rispetto a un corpo svuotato ( noi non siamo mica Egizi, per i quali lo svuotamento e l'imbalsamazione erano sacri)), a un corpo frantumato, questa donna preferisce dire alla sua morte: "Io sono io dalle unghie all'ultimo filo di capelli. Anche il mio piede è Io". Si vuole tutta intera. C'è in questo qualcosa di terribile, di sacro, di grandioso.
Evidentemente, anche quella di morire è un'arte che si impara.
 
I vostri commenti
Il commento di Manu 6 febbraio 2004


Ci sono delle vite che sono così ostinatamente piene di morte da resistere non solo alle cure mediche, ma anche alla "cura" autenticamente umana, quella delle persone che ti sono vicine e che vogliono averti vivo, per parlarti, per tenerti ancora per mano, per arrendersi ancora una volta ad i tuoi occhi che ridono di vita. No, se è possibile rifutare le cure mediche pur rimanendo nel DOMINIO della vita, rifutare ostinatamente di concedersi all'abbandono degli affetti di chi tiene ad averti vivo è un atteggiamento che si colloca in un DOMINIO che non è già più vita.


 
Il commento di Francesca Stefania Ferrara 5 febbraio 2004


Ad ogni modo, la decisione di farsi operare e nel caso specifico, amputare è così personale che chi non si trova nelle stesse circostanze, nonostante la tecnologia medica degli arti artificiali, è difficile che possa capire fino in fondo le decisioni che spingono costei ad andare incontro alla morte.


 
Il commento di Francesca Stefania Ferrara 5 febbraio 2004


Beh, imparare a morire la si può definire come un'arte. E' una possibile interpretazione da chi ha la notizia filtrata dai media. Altra possibile interpretazione è quella della paura del dopo. Adesso questa donna è certa di cosa è e di cosa ha. Dopo l'operazione con un 'pezzo' in meno che cosa ne sarà della suo corpo mutato in qualcosa che zoppica? E della sua anima? per non parlare che pare sia testimone di Geova. Da un alto, richiama il concetto di 'kamikaze': dinanzi al porprio credo, giusto o errato che sia, si può anche morire...Questo è uno dei rari casi in cui la 'morte voluta' o 'invitata a nozze' è ritenuta 'giusta' nell'opinione collettiva delle persone.


 
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