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9 dicembre 2021
In Universale Economica
Pino Cacucci: blog per viandanti
Apocalypto: tanto rumore per nulla 8 gennaio 2007



Si è scomodato persino un ministro che avrebbe ben altri problemi a cui pensare, annunciando una riforma della censura, dopo l’isterico chiasso di presunti genitori preoccupati per la violenza del film di fantasia (non a caso lo distribuisce la Disney) girato da Mel Gibson. Che in Apocalypto ci sia molta violenza è inconfutabile, che in qualsiasi puntata di Domenica In o programma TV equipollente ve ne sia molta di più, è incontrovertibile. Ben altre polemiche sta suscitando in Messico, dove prima ancora dell’uscita nelle sale si leggono pareri furibondi di storici, antropologi, archeologi, discendenti maya eccetera, tutti concordi nel definirlo una paccottiglia (da noi si direbbe “americanata”) sanguinolenta che stravolge la civiltà maya mettendo in risalto sacrifici umani e spietatezza senza ricordare che furono eminenti astronomi, matematici, artisti, architetti, nonché agricoltori esperti, e così via. Tanto rumore per nulla. Apocalypto non c’entra niente con i maya, infatti se non ce lo dicessero i giornali e le conferenze stampa di Mel Gibson, niente nel film lo afferma o dimostra, si tratta semplicemente di un filmone di avventure, anzi disavventure, con protagonista un indio cacciatore, membro di un’idilliaca comunità dove si scompisciano dalle risate facendosi scherzi goliardici e forse più consoni alle caserme Usa che alla foresta yucateca o chiapaneca o guatemalteca, finché arrivano i “cattivi”, cioé i guerrieri di una città-stato a procurarsi prigionieri per sbudellarli, strapparne il cuore e far rotolare allegramente la testa dall’alto della scalinata di una piramide. Tutto qui. Certo, non si accenna minimamente al fatto che i maya avevano messo a punto un calendario di 365 giorni più preciso di quello in uso all’epoca presso gli europei, edificavano piramidi con immensi affreschi diversi secoli prima che Michelangelo si sbizzarrisse nel Cupolone, erano cultori dell’igiene personale al punto da superare i romani in quanto a mania per le acque cristalline in cui bagnarsi quotidianamente e mai e poi mai avrebbero, come si vede nel film, vissuto tra cumuli di cadaveri putrescenti, insomma, l’essenziale è sapere che non si tratta assolutamente di un film sulla civiltà maya ma solo delle disavventure di Zampa di Giaguaro che scappa per due ore, ingaggiando sporadici duelli molto simili a quello che conclude “L’ultimo dei mohicani”. Per il resto, Gibson deve essersi fatto coadiuvare da consiglieri texani, o comunque con un tasso alcolico elevato quanto il suo, visti i risultati della sua pretesa ricostruzione epocale: il maya yucateco che parlano è quasi del tutto incomprensibile ai maya yucatechi (che popolano tutt’ora lo Yucatán), a loro detta la pronuncia risente in maniera spesso grottesca di un forte accento “gringo”, il bambù a cui legano i prigionieri era pianta allora sconosciuta così come la pantera nera non era presente nella regione, i cani che si vedono nel villaggio sono di pura razza bastarda nostrana odierna, e il finale è a dir poco esilarante: arrivano i “buoni”, caravelle da cui sbarcano levando in alto la croce, finalmente quei sanguinari la faranno finita con i sacrifici umani e regnerà la pace, la fraternità, la giustizia. È l’arrivo di una “missione umanitaria”, quella dei Conquistadores spagnoli, preoccupati dalle usanze barbare degli indios e disposti a sobbarcarsi perigliose traversate in mare per venire a evangelizzare questa terra di selvaggi tagliagole. Peccato che poco prima abbiamo visto una città con palazzi e piramidi, cioè corrispondente all’epoca del periodo classico (ne è prova il fatto che ne stanno costruendo di nuove), che si situa tra il IV e l’XI secolo d. C., praticamente un millennio o almeno mezzo millennio prima dello sbarco dei salvatori europei. Già a partire dall’anno Mille iniziò l’inarrestabile decadenza, e quando Hernán Cortés mise piede in Messico, tutte le città maya che andavano dallo Yucatán al Guatemala e al Salvador, erano ricoperte da milioni di tonnellate di terra, con la fitta foresta tropicale a custodire il segreto. C’erano i maya, sì, ma intesi come comunità di contadini e cacciatori, senza più piramidi né palazzi e tanto meno sacrifici umani, pacifici ma non rimbambiti, tanto che non credettero a nessuna missione umanitaria e diedero filo da torcere ai conquistatori, facendo fuori buona parte di quanti si spinsero nel sudest del Messico. Riguardo la scena finale con il frate sulla scialuppa, sguardo tra l’assorto e il bonario, comunque animato dalle migliori intenzioni, va ricordato che fu davvero un frate a recarsi nello Yucatán, il francescano Diego de Landa Calderón, che nel 1562 decise di porre fine drasticamente alle “idolatrie” dei maya istituendo un tribunale dell’Inquisizione che torturò migliaia di indios per farsi consegnare idoli e documenti, senza risparmiare neppure i bambini: poi fece un immenso Auto da Fe bruciando una montagna di reperti archeologici, mandando così in fumo tutta la storia scritta di una civiltà millenaria, e facendo diventare matti i futuri archeologi e antropologi che cinque secoli dopo ancora si scervellano a decifrare la complessa scrittura dei templi finora strappati alla foresta. Sono scampati alla furia del francescano in missione umanitaria solo tre codici di una certa rilevanza, a parte le iscrizioni scolpite, che erano custodite da madre natura nel cuore della selva, anche se nel XX secolo buona parte delle stele in pietra finemente lavorata hanno preso la via di collezioni private inglesi e statunitensi, trafugate in vario modo, e delle quali vanamente il Messico chiede la restituzione.
Non servirebbe controbattere a un simpatico ubriacone come Mel Gibson che per altri due secoli i “buoni” della sua scena finale avrebbero continuato a praticare la tortura, che bruciavano sul rogo le donne colpevoli di avere i capelli rossi (chiaro segno di “probabile” stregoneria”), e che in una evoluta e bellissima città come Siviglia erano in uso i famigerati “quemaderos”, i “bruciatoi”, forni che potevano ospitare una dozzina di “eretici” alla volta, cotti a fuoco lento da vivi, perché ce n’erano così tanti da arrostire che i semplici roghi individuali non bastavano, non c’erano piazze a sufficienza... Per contro, sarebbe come se un regista yucateco girasse due ore di film facendo unicamente vedere come si crepava all’interno di un quemadero di Siviglia, con dettagli e primi piani sulle ustioni progressive, sui resti carbonizzati, e poi annunciasse in una conferenza stampa di aver realizzato un film “sulla civiltà cattolica”. Certo, il cattolicesimo fu “anche” questo ma non è soltanto questo.
In definitiva: Apocalypto è un’americanata divertente e ben girata che andava intitolata “Arma Letale Maya 1”, sperando che non segua la 2 e la 3
 
I vostri commenti
Il commento di nicola 5 luglio 2007


Non male, mi ha dato modo di riflettere particolarmente sull'infanzia abbandonata. Sulla possibilita che qualcuno può sempre privarci dell'affetto dei nostri cari per i più svariati motivi.


 
Il commento di Nicola 26 aprile 2007


gianni... forse perchè è riuscito a forgiare un 3-4 opere che i posteri ricorderranno e semplicemente perchè è la voce di tante persone che hanno trovato in questo paese una ragione per vivere..... senza poesia, senza letteratura, semplicemente gli ha permesso di vivere. che poi ad alcuni abbia totalmente stravolto il destino, beh, questa è un'altra storia....


 
Il commento di clelia 13 marzo 2007


e di Borat? non ci dici niente?? :-) clelia vittima di crisi di astinenza da recensioni/critiche senza peli sulla lingua


 
Il commento di Giorgio 28 febbraio 2007


A me sembra che nel film si vedano le abilità dei Maya sia nel costruire, sia nell'organizzazione cittadina. Il finale non è affatto, come lo descrive Lei:"...esilarante...", anzi a me sembra (che ho visto il film!!) che quando Zampa di Giaguaro vede i Conquistadores si inginocchia e si impaurisce insieme ai suoi inseguitori. Lei, oltretutto, non ha neanche fatto caso alla, secondo me, commovente scena del parto... ah dimenticavo carina anche la sua battuta su "Arma letale Maya", peccato che non centri niente.


 
Il commento di Luca 22 febbraio 2007


Complimenti per l'ironia con cui riesci a trattare un argomento che pur si vede che t'appassiona. La recensione sul film è ineccepibile, l'amore per il Messico lo si conosce bene dai tuoi libri. Vorrei mandarti una e-mail.Esiste un indirizzo cui è possibile farlo? Grazie, Luca luca.pareschi@gmail.com


 
Il commento di giorgio 13 febbraio 2007


Purtroppo le cose non cambiano ero in Mexico x un mese a dicembre e ho ripercorso le strade del chiapas e yucatan, tornando dopo anni a S.Cristobal e Oaxaca per vedere che la repressione degli eredi Maya continuia imperterrita e subdola. Un altra occasione mancata con la storia, ma x fortuna a Ciudad de Mexico ho visto che l agente recupera tradizioni indio usandola come simboli di rinascita o di coscienza delle origini Se non sbaglio il motto del frate francescano di cui parli era quando bruciava i sacri testi: "se c'é nella Bibbia é inutile riprodurlo in altri testi e se non c'é é diabolico e quindi da distruggere" Gli integralismi di oggi non sono poi distantisismi da questo approccio


 
Il commento di caterina 28 gennaio 2007


in pratica tutta la polemica è stato il solito "much ado about nothing". polemizziamo su mel gibson per settimane (e nella maggior parte dei casi senza aver visto il film) in modo da tenere occupate le menti degli spettatori. i quali,dio non voglia, senza queste distrazioni, potrebbero addirittura iniziare a pensare con le loro teste.


 
Il commento di clelia 25 gennaio 2007


la finalità ricreativa della sala cinematografica credo sia fuori discussione come la megalomania (tant'è che si parla sempre e solo di kolossal) made in USA. qui credo si stia discutendo di un'interpretazione sbagliata dello stile di vita di una intera civiltà. speriamo sempre che avendo a disposizione tanti soldi qualcuno prima o poi faccia le cose con intelligenza e coscienza. ma si sa è il botteghino che conta. comunque non credo sia il caso di politicizzare il divertimento e strumentalizzare una sana (anche se spietata) critica.


 
Il commento di Marco 25 gennaio 2007


Non credo che quello che sto per fare sia molto ortodosso... ma lo farò lo stesso. Ho letto che sta per essere ripubblicato Outland Rock, e in onore della fatica che ho fatto mesi fa per recuperarne una vecchia copia (avessi aspettato un po' di più...) ho deciso di scriverle. Ho letto tutto ciò che ha scritto, ora, da quanto ho capito, il mio indirizzo le sarà visibile, quindi se mai deciderà di contattarmi, avrei io questa volta qualcosa da farle leggere... in ogni caso non me la prenderò se non lo farà, anzi capisco che avrà di certo altro (e di meglio) da fare. In ogni caso la ringrazio, e la saluto in attesa del prossimo libro.


 
Il commento di pino cacucci 24 gennaio 2007


Ho scritto un approfondimento sulla questione che verrà pubblicato prossimamente dal settimanale Carta, perché sono convinto che la questione della violenza sia fuorviante rispetto alla gravità del travisamento della storia e della memoria (tra una settimana lo metterò anche su questo blog, al posto del già presente). Se qualcuno facesse un film sugli etruschi dove alla fine arriva Garibaldi con le camicie rosse, risulterebbe una ciarlatanata grottesca. E invece, sui maya e la loro millenaria civiltà, si possono dire e fare infamie gratuite (ma molto remunerative)


 
Il commento di Francesco 24 gennaio 2007


Odio da sempre la violenza a scopo ludico nel cinema, la violenza che fa cassetta ma non fa pensare e so anche che spesso serve per veicolare, nascondere o introdurre surretiziamente idee e contenuti reazionari, semplicistici, anti-storici...Sono quindi contento che tu Pino ci abbia fornito qualche strumento per capire più a fondo la pochezza del grand guignol del solito Mel Gibson, qui in versione pseudo-maya... Per quanto riguarda le polemiche che ho letto nei post precedenti sembrano dettate più dall'invidia che da altro... e per la loro enfasi sul presunto comunismo di Caccucci, paiono scritte dall'ex presidente del consiglio... il chè non è propriamente un complimento per il loro autore...


 
Il commento di Margherita 23 gennaio 2007


mi aspettavo chissà che violenza dal film,tant'è che non ho cenato prima della visione,col timore di star male! Certo scene crude ce ne sono e al di là della fantasia, i sacrifici umani si facevano nell'antichità.Se avessi un figlio preferirei parlare con lui della Storia che, seppur crudele, è realmente accaduta,piuttosto che lasciargli guardare "Amici" della de filippi,volgare e ridicolo.


 
Il commento di Fabrizio 22 gennaio 2007


Concordo con Meg. Stiamo parlando di un film e basta. Chi vuol "far cultura" scegliesse altre vie. Quì si passano solo 2 ore. Al più si potrebbe prendere spunto per approfondire con qualche libro "serio". La violenza? Non più di tanti splatter. Il finale con i buoni che arrivano? Ma chi ha detto che sono i buoni? Lo stesso Zampa diffida e scappa nella foresta. Se vogliamo rimanere al simbolismo caro alla critica intelletualoide, che per forza vuole vedere ciò che non c'è!, sono i 2 cattivi ad andare verso gli Spagnoli, in un ideale passaggio di consegne fra "fetentoni"; i buoni diffidano. ciao


 
Il commento di gianni 19 gennaio 2007


forse perché viene invitato a RaiRadiotre (comunista) a parlare dei paesi Latino Americani? forse perché da un Suo libro è stato tratto il Film Puerto Escondido che ha portato alla ribalta, come attore, Claudio Bisio e che aveva, come regista, Salvatores ? forse perché quando i due comunisti Susy Blady e Patrizio Roversi erano in Mexico con il loro comunista “Turisti per Caso” avevano lei come esperto ? Ci faccia il piacere – come diceva il buon Totò – di spiegarci se è solo per questo…altrimenti si nasconderà, dietro la sua faccia di anarco-radical-comunista-chic ?


 
Il commento di Gianni 19 gennaio 2007


Forse perché è la “voce italiana” di alcuni “modesti” scrittori latino-americani come Paco Taibo II, Francisco Coloane, il Sub-comandante Marcos, del Libro Latino-Americana ( Un diario per un viaggio in motocicletta ), del libro I diari della Motocicletta, e cosi via ? forse perché in suo libro lo scrittore Lucio Sepulveda lo cita tra i cari amici che ha in Italia, al pari del poeta Tonino Guerra, dell’attore – purtroppo scomparso – Vittorio Gassman ? forse perché ha collaborato con il quotidiano La Jornada di Città del Mexico ?


 
Il commento di Gianni 19 gennaio 2007


Caro Dottor Cacucci, ma quali sono i Suoi crediti per elevarsi a cosi esperto del Mexico e dei Paesi Latino-americani ? Forse perche ha vissuto oltre 10 anni in Mexico e zona limitrofe ? forse perché ha scritto oltre 6 libri ambientati in Mexico ? forse perché è l’unico scrittore italiano invitato alla Fiera del libro di Guadalajara insieme a Inge Feltrinelli ? forse perché è uno dei pochi scrittori invitati alla Università di Città del Mexico ? Forse perché il Suo nome è citato tra le più importanti guide di viaggio come uno dei massimi esperti del Mexico ? Forse perché ha ricevuto il premio come migliore traduttore dall’Istituto di Spagna?


 
Il commento di emanuela 17 gennaio 2007


Avessi sbagliato sala?In questi enormi cinema superaccessoriati ed un numero di sale tante quante sono le lettere dell’alfabeto è facile imboccare la porta sbagliata.A metà film un dejavù:E se fosse l’epilogo della saga di Rambo?Certo la chirurgia estetica oggi fa miracoli,ma Stallone lo avevo visto con i guantoni e non poteva essersi di nuovo travestito da Tarzan,alias Zampa di Giaguaro 20 anni fa rabbrividivo nel vedere Rambo ricucirsi la ferita da solo con ago e filo,ma ormai la pornografia di Gibson,con sangue a gogò e organi che impazzano,sembra aver alzato la soglia del vedibile,anche se la mano del mio povero fidanzato avrebbe qualcosa da ridire.Per una gastroscopia o un corso accelerato di anatomia saprò a chi rivolgermi.GrazieMel


 
Il commento di Meg 17 gennaio 2007


Sono messicana. Ho visto recentemente il film e devo dire che togliendo chiaramente tutte le incongruenze storiche ecc., è stato molto divertente. Bisogna avere un po’ di spirito per questi film così. E come per il Gladiatore e i romani. Se volevamo un documentario sui maya lo vedevamo su Discovery Channel o su National Geographic. Spesso gli fanno e sono molto belli. Insomma, tornando al film, secondo me i cani erano xoloitzcuintli, quei cani messicani simili al levriero italiano ma senza pelli (che forse in quella zona non c’erano). Poi, come diceva prima Clelia, il ruolo della moglie di Zampa di Giaguaro e del figlioletto è davvero carino! ciao


 
Il commento di silvio 14 gennaio 2007


Ma si può essere più faziosi e imbecilli di questo tal cacucci. Perchè non commenta il film senza sparare contumelie. Se il film non piace il regista è per forza un ubriacone? Significa proprio essere incivile...e comunista.


 
Il commento di Claudio 14 gennaio 2007


ho messo sotto embargo il cinema di hollywood e quindi non vedrò il film in questione, come non ho visto Passion e altre americanate. Non ci reisco è più forte di me. Sono malato di Messico e sud America, anche per colpa tua, Pino, e di Luis cantore delle lande patagoniche. In settembre ero in Guatemala a fotografare (per www.amistrada.net) ragazzi di strada, alcuni sono maya, finiti in strada perchè emarginati, li ho trovati meno violenti di tanti signori in giacca e cravatta e cravattari che incontro ogni giorno qui a Roma durante le mie giornate di cassiere in banca. Ecco Mel Gibson per questi signori è un mito, come lo era Stallone-Rambo. Purtoppo a molti ragazzi questo film darà una visione distorta della realtà, Una visione USA


 
Il commento di andrea 14 gennaio 2007


www.editorialeilgiglio.it


 
Il commento di Paola Distilo 11 gennaio 2007


Io ho visto metà film con gli occhi coperti o girata dall'altra parte, sarò più debole di stomaco della media, ma ai ragazzini credo andrebbe vietato veramente, magari a te gli sbudellamenti non fanno effetto, ma a qualun altro tolgono il sonno, non credi?


 
Il commento di antoniettasammartano 10 gennaio 2007


salve, approfitto di questo spazio per chiedere se è possibile rintracciare la fotografia che Tina Modotti ha fatto alle mani di un burattinaio ( forse un marionettista?). Sono una studiosa del mondo delle marionette e dei burattini, iscritta all'U.N.I.M.A ( Union internationale de la Marionnette), e una così importante testimonianza sarebbe veramente preziosa. Grazie soprattutto per quello che scrive. Cordialmente antonietta s.


 
Il commento di clelia 10 gennaio 2007


condivido l'etichetta di americanata per questo filmone tanto atteso. un tradimento quasi all'altezza del gladiatore. sul finale non ho potuto fare a meno di pensare ai cancelli del paradiso che si spalancano in una luce soffusa e cori angelici. ma una cosa di apocalypto mi ha, come dire, soddisfatta. la figura della donna maya e il suo ruolo all'interno della piccola comunità. mi sarebbe piaciuto vivere là ed essere donna.


 
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