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9 dicembre 2021
In Universale Economica
Arabi Visibili: il blog di Paola Caridi
Il giorno più triste di Abu Youssef 23 gennaio 2007


Per la tradizione araba, noi siamo in quanto genitori. Io sono Umm Francesco, la madre di Francesco. Azouz Marzouk era Abu Youssef, il papà di Youssef morto a un anno, sgozzato da una vicina di casa. Per un arabo, un figlio, per giunta primogenito e maschio, è più di noi stessi. Perché noi – a sud e a est del Mediterraneo – siamo in quanto diamo la vita e la perpetuiamo. Per lo stereotipo no. Un padre arabo può essere subito indicato come lo spietato assassino di suo figlio. Forse perché di delitti d’onore nel mondo arabo ce ne sono ancora troppi. Anche da noi, a dire il vero, ma ormai li chiamiamo in altro modo: delitti passionali, omicidi tra le mura domestiche, assassini in famiglia.

“Stereotipo: percezione o concetto relativamente rigido ed eccessivamente semplificato o distorto di un aspetto della realtà, in particolare di persone o gruppi sociali”. La definizione del vocabolario di Nicola Zingarelli è per forza di cose asettica. Il suo risultato, invece, può incidere profondamente nella carne. Come dimostra il caso di Erba e il capro espiatorio iniziale rappresentato da Azouz Marzouk, trasformatosi nelle prime ore dopo la strage da vedovo e padre senza più un figlio, ad assassino spietato. Il tunisino, il nordafricano, l’immigrato, l’arabo, il musulmano.

Erba è ormai un ricordo lontano per la nostra bulimia informativa. Ma oggi si sono svolti i funerali di Raffaella e del piccolo Youssef in Tunisia. E mi viene da pensare che noi italiani ce la saremmo presa molto, se un giornale tunisino avesse titolato a tutta pagina “Civiltà cristiana”, in prima pagina sopra la foto della coppia luciferina dei vicini di Erba. Un giornale italiano, pochi anni fa, titolò “Civiltà islamica” sopra l’immagine di uno degli ostaggi rapiti e sgozzati in Iraq dal terrorismo legato ad Al Qaeda.

Ognuno, insomma, dovrebbe fare un passo indietro prima che il vaso di Pandora esploda e sparga i frutti del razzismo dentro i pilastri della nostra cultura individuale. Laura Boldrini, la portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, ha mandato una lettera ai direttori dei giornali. Laura Boldrini è un volto ormai noto ai telespettatori italiani: la si vede spesso a Lampedusa, accanto ai barconi che pochi minuti prima erano pieni di quelli che Ivano Fossati non definisce “clandestini”, bensì “arcangeli”. Laura Boldrini ha chiesto ai giornalisti (come me) un codice deontologico sugli immigrati e sui rifugiati. Sugli stranieri che arrivano da noi, direi io. Un codice perché non ci siano più capri espiatori e perché si ridia viso, anima, corpo, dignità a persone che lasciano una vita, una storia e una famiglia per venire da noi.

La lettera di Laura Boldrini, con poche eccezioni completamente ignorata dai giornali, stigmatizza il linguaggio usato dalla stampa e dalla tv. “Allarmistico e bellico, simile a quello usato nei conflitti, nelle contrapposizioni tra entità ostili. Le coste siciliane sono “prese d’assalto”, Lampedusa è “assediata”, l’Italia “invasa” dagli extracomunitari, i centri d’accoglienza sono “al collasso”, la gestione dell’immigrazione è “lotta ai clandestini” e il controllo delle frontiere diventa “difesa dei confini”.” Situazione amplificata “quando si parla di immigrati arabi i quali vengono troppo spesso ritratti dai media italiani in collegamento con attività giudiziarie o nel contesto del terrorismo internazionale, come se, mutatis mutandis, gli italiani venissero prevalentemente rappresentati all’estero in processi di mafia”.

Per lavoro, per residenza e ormai per passione, mi occupo di quelli che arrivano da noi, quando stanno ancora dall’altra parte del Mediterraneo. Li vedo vivere, amare, soffrire, incazzarsi in un bel pezzo di mondo che va da Casablanca ai deserti della penisola arabica. E li vedo ormai sempre più schiacciati da un enorme stereotipo che li sta spersonalizzando agli occhi degli occidentali. Non solo americani, non solo europei, ma anche mediterranei. Chi vorrà seguire questo blog, scoprirà – invece – che oltre ad avere occhi, naso, stomaco e cuore come noi, sono molto diversi da come ce li immaginiamo. Tenterò di renderli meno trasparenti. Visibili.
 
I vostri commenti
Il commento di arabolik 9 febbraio 2007


dopo quasi 20 anni vissuti in questo meraviglioso paese.comincio a pensare o forse lo penso gia,che i midia italiani non sono capace di dare un giudizio personale.cioe in base a esperienza diretta e personale nei confronti di una etnia o razza.nel mio caso il destino mi ha concesso di essere arabo,che per tanti significa un problema ma mai una risorsa.azouz non rapresente tutti noi come quei parlamentare che hanno una condanna penale alle spalle e sono ancora in carica nemeno loro rapresentano gli italiani,e un po contro senso.la mafia esiste dapertutto nel mondo come gli italiani,tutti noi abbiamo una vaga idea di cosa fa la mafia.perche non definiscono la mafia come terrorismo internazionale.basterrebe meno ipocrezia


 
Il commento di Tawfik Nasredeen 31 gennaio 2007


...Sapiamo e sapremo sempre di più, che questo fenomeno sta identificando in questi ultimi anni la nostra storia con un quadro più umano; e continuerà a farlo. Globalizzazione incui cultrure si incontrano e si modificano a secondo una neccessaria affermazione e tappe di rinascita storica di ciascuna. Uomo e comunicazione , lingua , frasi e sillabi, un giocco di complicità e matrimonio culturale, prende luogo e forma nella nostra psiche , nella nostra immaginazione e la nostra memoria colletiva. Gentile Dott.ssa Caridi, sono un cittadino libanese e vivo a Milano, e Le vorrei porre i miei cordiali salutio,e purché la speranza non muoia di trovare persone come lei che riescono a rintracciare la verita tra le righe della storia nelmondoarab


 
Il commento di piera 29 gennaio 2007


ad alessandro non e'certo piu'carino vendersi l'esecuzione di saddam hussein! A romina vorrei avere la tua mail per informarti dei programmi italiani in egitto nel settore dell'emigrazione legale verso l'Italia. a Paola Grazie Paola per averci creduto. per aver accolto quell'invito che ormai sembrava essersi perso nel tempo e nella lontananza. piera


 
Il commento di elisabetta galli 29 gennaio 2007


Cara Paola, sono d'accordo con te e apprezzo moltissimo ciò che stai facendo per aiutare tutti quanti a capirsi, a capire e a conoscere. Vorrei dire a quell'ignorante fresco che parla di piazza di vittorio a Roma, di provare ad andare a Casablanca, o dintorni o nei villaggi dell'Atlante e forse potrà capire perchè là la vita è talmente difficile che la speranza(e il dolore) più grande è quello di lasciare la propria casa, la propria gente...per tentare di vivere in maniera più umana. Il problema è che, con gente in giro, qua da noi, incapace di vedere oltre l'apparenza, le speranze a poco a poco, svaniscono. Fortunatamente esistono persone che si sentono parte della stessa casa e che vedono la Terra come culla di ogni civiltà.


 
Il commento di romina 24 gennaio 2007


Salve paola, sono una fotogiornalista. Sto leggendo il tuo blog e i tuoi commenti che non posso, non si possono ignorare. Li condivido e li sento particolarmente.
Sto lavorando con un'altra fotogiornalista, da marzo a un reportage sulle problematiche dell'immigrazione clandestina e legale, reportage che è diventato una mostra che ha girato alcune delle grandi capitali europee e ora l'Italia- anche se è difficile trovare degli spazi adeguati-
con lo scopo di sensibilizzare e informare seriamente la gente, su chi sono e quanto soffrono queste persone. se mi mandi la tua mail ti mando qualcosa di questo mio lavoro. un abbraccio Romina


 
Il commento di Andrea 24 gennaio 2007


C'è veramente poco da commentare. Una persona (cristiana, musulmana, ebrea, hindù, buddista, atea) che venda l'esclusiva dei funerali della moglie e del figlio può essere ancora considerata appartenente al genere umano?


 
Il commento di Massimo Pisani 24 gennaio 2007


In bocca al lupo per questa nuova avvenura....ti sentiamo più vicina


 
Il commento di fresco 23 gennaio 2007


senta cara signora, o signorina, a lei forse gli arabi piacciono ma perché non fa un giro a piazza vittorio a roma? la gente come lei e il suo sodale emanuele giordana, che sbraita melassa da radio3, dovreste documentarvi di più. Quando poi scrivete assieme sul quel vostro sito ultrafiloarabo che avete creato, siete la settima spada dell'islam anziché difendere, come dovreste, la cristianità di cui siete figli. Non oso pensare cosa sia il suo ultimo libro sugli arabi, tanto so che cestinerà questa mia con ossequi fresco 895


 
Il commento di Alessandro 23 gennaio 2007


Paola, ovviamente non ho ancora letto il tuo libro. Dico che è meritorio, anche se le buone notizie non fanno notizia e quindi la vita normale di migliaia di persone normali non ha l'appeal di quella di un miliardario che vive in una grotta. Dobbiamo sforzarci di capire, di vedere gli arabi per quello che sono e non per quello che noi pensiamo che siano. Paola, pensa agli "slavi". Non vanno più di moda, ma qualche anno fa un deputato di An disse che sono "geneticamente portati alla violenza". Non sono ottimista e penso che le relazioni debbano essere biunivoche. Noi dobbiamo capire loro, ma loro devono capire che non è bello vendere al mercato i dvd delle decapitazioni. Comunque in bocca al lupo.


 
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