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Arabi Visibili: il blog di Paola Caridi
Gerusalemme o cara. Anche per i musulmani 12 febbraio 2007


A Gerusalemme, o meglio, nella Gerusalemme antica vige un codice speciale. Uno di quelli che non vale appena oltre le mura della Città Vecchia, appena al di là della teoria di porte che fungono da “tornelli” per entrare in un recinto ben preciso, percorso da stratificazioni, regole non scritte, divisioni, divise. È un codice di comportamento secondo il quale la violenza tra avversari, popoli, comunità religiose è costretta entro limiti ben precisi. Nei fatti, significa che la tensione sfocia raramente in atti violenti verso i singoli, salvo casi sporadici di aggressione.
Vale, però, un assunto di base: Gerusalemme antica è come un prezioso vaso Ming nella teca di un museo. Vietato toccare, e se qualcosa si deve fare, occorre mettere in piedi un negoziato faticoso ed estenuante per raggiungere un compromesso che vada bene a tutte le componenti della Città Vecchia: non foss’altro, perché Gerusalemme antica è patrimonio dell’umanità e sotto tutela Unesco.

Toccare la Città Vecchia, insomma, è uno di quei rischi che vanno corsi solo se gli obiettivi sono tanto importanti da mettere persino in forse il codice non scritto che regola la vita nelle viuzze, tra le antiche pietre, nel rincorrersi di campane e adhan (la chiamata alla preghiera musulmana), tra l’affastellarsi di croci, mezzelune, sinagoghe, minareti, e souvenir per pellegrini. Quando il compromesso è stato rotto, come nel 1996 con l’apertura del Tunnel del Muro del Pianto sotto il governo di Benyamin Netanyahu, o nel 2000 con la passeggiata sulla Spianata delle Moschee di Ariel Sharon, le conseguenze sono state tragiche. Nel primo caso, con i morti nei tafferugli seguiti all’apertura della galleria sotterranea lunga mezzo chilometro. Nel secondo caso, con l’inizio della seconda intifada.

Porta Nuova, Porta di Damasco, Porta di Erode, Porta dei Leoni, Porta di Jaffa, e via via elencando, sono da giorni sotto il presidio delle forze dell’ordine israeliane, che restringono l’ingresso ai soli residenti della Città Vecchia e ai turisti dopo l’inizio degli scavi attorno a un’altra porta, la Mughrabi, quella che immette dal Muro del Pianto alla Spianata delle Moschee. I lavori – formalmente - servono a rendere permanente il ponte che immette sulla Spianata, percorso solo da turisti e non musulmani. Ma le autorità musulmane che sovrintendono alla Spianata, l’ufficio del Waqf, vuole i piani dei lavori condotti dagli israeliani. E anche il direttore generale dell’Unesco ha chiesto spiegazioni. Perché Gerusalemme non è solo sacra a ebrei e cristiani. Lo è anche – ed è spesso dimenticato – anche per i fedeli nell’islam. Che ritengono che proprio lì, sulla Spianata delle Moschee, lo Haram al Sharif, tra la Cupola della Roccia e la Moschea di Al Aqsa, il profeta Maometto ascese al cielo. Verso il paradiso.

L’inquinamento politico ed identitario ha molto probabilmente inciso sul mero significato religioso di Gerusalemme, in questi tempi così amari. Ma è certo che Gerusalemme è il terzo luogo santo per l’islam, subito dopo i luoghi principe della predicazione maomettana, Mecca e Medina. E appena prima di Damasco, dove il complesso attorno alla Moschea degli Omayyadi è, per i musulmani, il centro del prossimo giudizio universale. Un elenco che dovrebbe essere solo religioso, e che invece – a guardare una mappa del Medio Oriente – diventa un elenco geopolitico, dal Golfo sino a Gerusalemme, cioè al cuore di tutti i conflitti della regione, per arrivare sino a lambire quello che per George W. Bush e la sua amministrazione è il nuovo asse del male. Accanto all’Iran, anche la Siria che non è solo Bashar el Assad, il suo regime e i suoi servizi segreti, ma è Damasco, Aleppo, Palmira, Ebla, Bosra.

Gerusalemme è, insomma, nel mito, nella fede e nella storia dei musulmani. La cupola color argento di Al Aqsa, così come quella dorata della Cupola della Roccia sono i soggetti privilegiati dei tappeti della preghiera che si comprano al Cairo, a Casablanca, a Giacarta, sulla lunga teoria di bancarelle che riempiono un mondo – quella musulmano – in cui vivono oltre un miliardo e duecento milioni di fedeli. Al Aqsa è il nome che viene dato a negozietti delle specie più diverse, mentre Al Quds, il nome arabo di Gerusalemme, campeggia sulle testate dei giornali. Iconografia certo, ma non solo. È il segno che Gerusalemme cara anche ai musulmani è un fatto incontrovertibile della Storia.
 
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