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22 aprile 2021
In Universale Economica
Marosia Castaldi: A vivere si impara
Quanti paesaggi 2 aprile 2007


Quando cammino scegliere tra due strade. Una mi porta a sud, verso case moderne brutte e uguali tra le quali si apre uno spiazzo che chiamano “parco”, fatto di pochi alberi e di cani randagi. E’ un paesaggio anonimo, già di periferia. L’altra strada , verso nord, mi porta al centro.Ci sono palazzi belli e antichi, chiese importanti, e un parco che è veramente un parco con le aiuole ben curate, i recinti per i cani ed i bambini.E’ il paesaggio più “civilizzato, che non lascia niente all’imprevisto. La storia l’ha già tutto chiuso dentro le sue briglie. Per questo ci so o un sacco di recinti. Dopo averle percorse tante volte queste strade, ho capito qual è il mio paesaggio. E’ quello verso sud, quello anonimo, periferico, quasi senza forma. Nell’altra strada c’è troppo paesaggio. Qui invece non c’è quasi niente. posso immaginare qualsiasi cosa di cani, di alberi e di case nella nebbia che li avvolge nell’inverno o nel primo sole che li illumina quando viene primavera. Allora ho capito perché ho lasciato Napoli, al di là di qualsiasi ragione familiare o di lavoro , ho capito che Napoli è “troppo paesaggio” per poter creare un paesaggio mio.Ora quel paesaggio così forte, lo posso far fiorire solo se cammino dove né vulcani né case avite né troppi monumenti mi azzerano il pensiero. Preferisco camminare dove nessuno sembra che abbia mai abitato, dove quel cane randagio potrebbe essere mio. Preferisco camminare dove anch’io posso entrare dentro il paesaggio.
 
I vostri commenti
Il commento di davide 16 aprile 2007


Sono un profano di psicologia, ma la tua ricerca di un paesaggio da creare mi sembra in linea con la natura di colui che scrive. Dar vita ad un romanzo, dare voce e anima ai personaggi, raccontarne le vicende e modellarne il contesto..tutto ciò non è forse analogo al paesaggio su cui hai scelto di camminare?


 
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