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In Universale Economica
Arabi Visibili: il blog di Paola Caridi
"Ich bin eine Muslime..." 18 marzo 2007


Dyala si è seduta diligentemente in prima fila, e ha seguito con attenzione per tutta l’ora la presentazione degli Arabi Invisibili a Roma3, il polo universitario che ha preso l’eredità del vecchio Magistero. Ha addirittura messo sul tavolo il suo piccolo registratore, forse per non perdere qualche parola italiana un po’ ostica per lei, borsista siriana al master di educazione alla pace. Occhi nerissimi e profondi, capelli ancor più corvini. Indossava, lo avevo notato prima in corridoio, un piccolo ciondolo d’argento. Una madonnina stilizzata, semplice, di foggia occidentale e nello stesso tempo un po’ retrò: mi ricordava quelle che ci regalavano alla prima comunione, negli anni Settanta.
Alla fine della presentazione, Dyala ha chiesto di parlare. Ha preso, timida, il microfono e ha raccontato delle difficoltà che ha avuto con una sua collega americana, al corso di francese. “Ho assunto un atteggiamento di lotta - ha detto-. Perché io sono araba, sono musulmana, sono siriana”. Di primo acchito ho pensato di aver capito male. Musulmana? Ma ho visto la madonnina al collo… Poi, ho compreso tutta la carica di quella rivendicazione di identità. Dyala non era ancora nata quando John Kennedy, vicino al muro che divideva in due la vecchia capitale tedesca, disse “Ich bin ein Berliner”. Io assumo su di me l’identità dell’altro per difenderlo, proteggerlo, e dire che il suo destino è anche il mio. Tradotto: io sono un’araba cristiana, ma di questi tempi declino le mie identità multiple in altro modo. Araba, musulmana, siriana. Contro lo stereotipo, difendo tutto ciò che - in occidente, in Europa e ora anche nel Mediterraneo - viene assunto come la vetrina, o meglio come la gogna in cui l’altro è confinato.
Dyala non ha perso un’oncia del suo pezzo di identità di araba che professa una fede, in questo caso cristina. Ma ha assunto su di sé la difesa di tutti gli arabi, compresi quelli musulmani, e i siriani. Non se n’è forse accorta, ma ha riportato in un pomeriggio romana d’inizio primavera l’orologio della storia a quando si lottava contro il razzismo.

 
I vostri commenti
Il commento di daniela pierotti 2 maggio 2007


Gentile Dott.ssa Caridi, io ero a quella lezione e mi sono commossa ad ascoltare Dyala. Ma la mia prima reazione è stata di rabbia: Perchè gli "arabi invisibili" devono giustificare la loro esistenza di fronte ad un mondo sempre piu' islamofobo e razzista? Come di rabbia fu la mia prima reazione quando in libreria, prima della sua presentazione, fui attratta dal suo libro. Ma perchè quella parola nel sottotitolo: "catalogo" ? Si possono catalogare gli arabi?
Ma poi mi sono ricreduta, il suo libro l'ho acquistato e lo sto leggendo con grande interesse.
Grazie per il suo sguardo attento ed intelligente su un mondo estremamente interessante!


 
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