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9 dicembre 2021
In Universale Economica
Con le parole e con le immagini: il blog di Cristina Comencini
Una questione di "sensibilità"... 12 novembre 2007


"Si ha sempre l'impressione che i protagonisti delle tue storie siano inevitabilmente donne. Anche la curiosità del protagonista è totalmente donna!” Così scrive Francesco del protagonista maschile del mio libro. Ho voglia di parlare con voi proprio di questo. Mi è stato sempre detto: “Perché scrivi sempre più di donne che di uomini”. Premetto che una domanda del genere nessuno la farebbe mai a uno scrittore uomo. Ora che ho scritto di Mario, dei suoi pensieri, dei suoi desideri, delle sue angosce, Francesco mi scrive che gli ho dato una “sensibilità” femminile. Potrei rispondere che moltissimi uomini si sono riconosciuti in Mario, ma sarebbe troppo facile. Mario è un uomo, ma è una donna, una scrittrice, a raccontarlo. E’ così difficile da accettare questa immissione della donna nel cervello di un uomo? Le donne hanno adorato le eroine femminili raccontate dagli uomini, non si sono mai chieste se fossero maschili, hanno dato agli scrittori uomini il potere di rappresentarle. E’ così difficile accettare l’inverso? Scrivetemi, voglio sapere i vostri pensieri su questo. Anche questo è politica.
 
I vostri commenti
Il commento di Gianpaolo 3 gennaio 2008


Non ho letto il tuo ultimo romanzo ma penso che dovremmo abbandonare questa conflittualità tra uomo e donna almeno in letteratura. Ogni punto di vista, ogni personaggio, ogni mondo, in un romanzo è LECITO. Al di là di questo ogni lettura è un'esperienza a sé.


 
Il commento di grazia 2 gennaio 2008


Anch'io parlo preferibilmente di donne in quello che scrivo e se parlo di uomini li descrivo come li vedo. Condivido che è una questione di sensibilità. Io ho pianto per "Mi piace lavorare" perché ho vissuto una storia di mobbing che mi ha sconvolto la vita, ma alla fine non mi ha distrutta. Mi piacerebbe parlartene, ti assicuro che è una storia interessante, tanto che in molti mi invitano a scrivere un libro. Per ora sto sostenendo una causa di lavoro, per me, ma soprattutto per chi vive storie analoghe e non sa con chi condividerle. Se l'avrò vinta potrei pensare a farne qualcosa.


 
Il commento di Gaetano 11 dicembre 2007


La sensibilità femminile è presente in ognuno di noi... l'unica differenza è il fatto che nella vita di tutti i giorni ogni uomo tenta e a volte riesce a nasconderla, in questo libro invece la scrittrice l'ha messa completamente a nudo questa sensibilità, rendendola esplicita attraverso le parole... è così bello avere la libertà di creare un proprio personaggio, al di là delle classificazioni che se ne fanno poi... nn interroghiamoci su questo, concentriamoci su altro ed accettiamo questo "particolare" così com'è!


 
Il commento di Cristina Comencini 19 novembre 2007


Ottime risposte Francesco e Massimiliano! E’ quello che penso anche io e ho certamente frainteso il primo scritto di Francesco, ma allora perché a una scrittrice si fa sempre la stessa domanda: ”Lei pensa che essere donna le dia un altro modo di scrivere, di raccontare i suoi personaggi..?” Come sarebbe bello se la letteratura ci facesse dimenticare il genere, come succede allo scrittore, che quando scrive non sa più se è una donna, un bambino, un vecchio o un pesce. Cristina


 
Il commento di LUCA CHIAREI 19 novembre 2007


Ammetto di essere stato condizionato nella lettura del libro che il personaggio di Mario fosse "scritto" da una autrice. Devo dire che come uomo non mi riconosco interamente nei suoi tormenti e nel suo modo di viverli. Non penso che sia una caratteristica del maschile quella di voler chiudere i cerchi che la storia, o le vite personali, lasciano aperti. Il libro l'ho trovato comunque molto bello ugualmente e coraggioso (anche se questo tipo dicoraggio dovrebbe essere scontato, ma purtroppo non lo è...). Dunque non penso che ci sia un problema di accettazione ma di comprensione reciproca che anche in questo senso, almeno per me, non funziona pienamente, senza che per forza questo sia un male.


 
Il commento di silvia 18 novembre 2007


perchè le donne?basta leggere un suo romanzo o vedere un suo film!!


 
Il commento di massimiliano 16 novembre 2007


perchè ti senti in discussione come donna e non come scrittrice? non è rilevante il tuo sesso quanto la tua voglia di dare sensibilità e profondità al tuo personaggio, di colorare la sua vita e le sue scelte non solo con la forza dell'essere uomo ma anche con la fierezza di una coscienza evidente. se invece di riflettere e marcare questo sposti l'attenzione sul tuo essere donna e sulla tua legittimità a trattare le emozioni di un uomo autorizzi il lettore e il critico a pensarti prima donna che scrittrice. invece, secondo me, tutte le opere d'ingegno sono, e basta. se poi qualcuno vede la femminilità del tuo uomo così evidente vorrà dire che sarà stata la tua scelta di scrittrice a renderla tale. Punto.


 
Il commento di Francesco 15 novembre 2007


Anche Tennessee Williams o Proust erano stati criticati perchè si diceva che la rappresentazione delle loro eroine era una versione di loro stessi, ma rimaneva incontestabilmente alta letteratura


 
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