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In Universale Economica
Pino Cacucci: blog per viandanti
La psicosi meningite 15 gennaio 2008


Nel fine settimana il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Maggiore di Bologna è andato in tilt: oggi il vicedirettore dell’Ausl si è scusato a mezzo stampa per i disagi. In effetti c’era un solo pediatra per le centinaia di bambini con l’influenza e la febbre alta, i genitori erano esasperati per le lunghe ore di attesa, e la parola “malasanità” è echeggiata ripetutamente nel grande ospedale recentemente ristrutturato e vanto dell’assistenza pubblica felsinea. Che, va detto, risente sempre più del progressivo disastro nazionale: a furia di tagliare, qualcosa prima o poi doveva cessare di funzionare come un tempo. Però… non si possono ignorare i dati forniti dalle autorità competenti: negli ultimi anni è raddoppiato il numero di bambini che vengono portati al pronto soccorso pur non presentando gravi patologie, e nella sola settimana delle festività natalizie è stata richiesta una visita d’urgenza per ben 1.600 bambini quando infine soltanto il 4% dei casi richiedeva un ricovero. Come dire che il rimanente 96% poteva benissimo essere visitato dal medico di famiglia, senza intasare il pronto soccorso. E il recente blackout è dovuto ovviamente alla psicosi meningite: la febbre da influenza fa immediatamente pensare al peggio, grazie all’allarmismo dei soliti scellerati catodici. Quasi ogni giorno i telegiornali annunciano nuovi casi, per poi concludere con l’immancabile frase “ma le autorità sanitarie assicurano non trattarsi di un’epidemia perché i casi rientrano nella norma”. Però intanto hanno inoculato il virus della paura, tenendo i polli d’allevamento in costante stato di inquietudine.
Se andiamo ad approfondire la questione dei dati relativi alla meningite, comprendiamo facilmente perché le “autorità sanitarie” si sforzano – vanamente - di rassicurare un’opinione pubblica sul bordo dell’isteria di massa: in Italia, come nel resto dei paesi europei, la meningite è sotto controllo perché le popolazioni hanno ormai sviluppato da secoli gli anticorpi, per colmo dell’assurdo la psicosi si è diffusa proprio nel paese con minore incidenza, cioè l’Italia, dove la media dei casi è addirittura la più bassa d’Europa, che registra 14 casi per milione di abitanti contro i nostri 3/6 per milione all’anno. Se un migliaio di casi di meningite accertati ogni anno viene considerata una cifra “nella norma”, spesso non si raggiungono neppure i 6/700, dei quali solo una quota che varia dall’1% al 5% risultano letali. Certo, per quelle persone che ne sono decedute, i numeri contano ben poco, ma una popolazione in possesso delle proprie facoltà mentali deve razionalmente considerare che in Italia ogni anno ne muoiono di più per indigestione di cozze, scossa elettrica da ferro da stiro malfunzionante o scivolata dalle scale condominiali. Se, mettiamo, in un anno si registrano 700 casi di meningite, cioè una media di due al giorno, e i telegiornali ogni giorno annunciano “due nuovi casi di meningite”, è ovvio che la maggioranza dei cittadini reagisca come i polli che beccano quando accendono la luce nell’allevamento: è psicosi collettiva, se per 365 giorni ci viene detto che la meningite, fino all’anno prima “normale”, è diventata un flagello quotidiano. Sarebbe interessante capire chi abbia avviato questa nuova “falsa emergenza” e quali multinazionali farmaceutiche avessero bisogno di smaltire i vaccini in magazzino… Un po’ come l’allarme aviaria: che fine ha fatto l’aviaria, che tre anni fa veniva annunciata come la “soluzione finale” per l’intera umanità? È sempre lì, come da decenni e secoli, elimina i volatili più deboli e raramente colpisce qualche essere umano, sempre e unicamente in condizioni di estrema povertà. Anche la meningite, dichiarano medici e funzionari della sanità, colpisce individui con scarse difese immunitarie, cioè bambini ancora troppo piccoli per averne sviluppate di consistenti e anziani con patologie che ne hanno abbassato gli anticorpi, più i soliti reietti, come alcolisti e tossicodipendenti. Per il resto, il famigerato meningococco risiede serenamente nelle vie respiratorie del 30% degli italiani senza sviluppare la meningite, dunque quasi un terzo di tutti noi è “portatore asintomatico” senza saperlo, né mai lo saprà, perché gli anticorpi protettivi stanno lì a fare il loro dovere, dopo millenni di selezione della specie. Ma la selezione naturale che ha fortificato i corpi, ha anche abbassato il quoziente intellettivo di una consistente parte della popolazione. Ed ecco che gli amministratori leghisti di certe città nordestine hanno additato gli immigrati come untori: “sono loro a diffondere la meningite”. E questo perché si sono registrati alcuni sporadici casi di meningite tra cittadini sudamericani… Un esperto in materia, medico e funzionario della sanità, ha provato a spiegare in un fugace quanto effimero TG3 che il problema è esattamente all’opposto: gli italiani sono portatori sani e non si ammalano grazie alle difese sviluppate, mentre i sudamericani hanno minori difese perché la meningite gliel’hanno portata i colonizzatori a suo tempo, quindi… sono loro a dover temere il contagio da noi, e non viceversa. Ma vallo a spiegare al tarato razzista di turno. Basterebbe l’informazione, se fosse vera informazione: il meningococco si trasmette solo per via diretta, cioè con la saliva, lo starnuto, la tosse, mentre non resta in vita sugli oggetti e negli ambienti, e neppure in bevande e alimenti. Se è vero che esiste la cosiddetta “cintura meningococcica” che comprende alcuni paesi africani come il Senegal, la Costa d’Avorio, l’Etiopia e la Somalia, dove la malattia è presente e uccide per la mancanza di cure e di profilassi, è un’emerita stupidaggine pensare che i cittadini africani possano diffonderla qui: la meningite si manifesta entro pochi giorni dal contagio, i portatori sani siamo noi e non loro, che non hanno le difese adeguate, dunque qualsiasi migrante affetto da meningite morirebbe già durante il lungo viaggio, non potrebbe certo contagiare noi.
Riporto un passo del comunicato diffuso dal Ministero della Sanità nel tentativo di spegnere il focolaio di scemenze attivatosi in Veneto:

Il focolaio veneto non può generare ulteriori casi perché è trascorso il massimo tempo di incubazione dalla comune esposizione del gruppo a rischio e quindi è giusto affermare che il focolaio è sotto controllo e non vi sono rischi per la popolazione non esposta a quello specifico contagio.
Questa affermazione si basa su oltre venti anni di dati prodotti dallo speciale sistema di sorveglianza meningiti coordinato tra le Regioni dal Ministero della salute e dall’Istituto Superiore di Sanità: il sistema infatti raccoglie sistematicamente dati sui nuovi casi e sulla loro etiologia e sulla tipizzazione dei vari ceppi batterici che hanno causato le malattie.
Il sistema, accessibile universalmente via web –www.epicentro.iss.it – mostra due forme endemiche di questa malattia che si sviluppa prevalentemente nei mesi freddi:
piccoli focolai epidemici di pochi casi intorno a un luogo pubblico: ed è il caso del focolaio Veneto)
casi sporadici che costituiscono la stragrande maggioranza dei casi: come quelli che si stanno registrando in diverse parti del Paese (Roma, Napoli, Milano) e che rientrano nella assoluta normalità epidemiologica della meningite in Italia.
Infatti la maggioranza delle infezioni da Meningococco è asintomatica e non patogena e soltanto raramente il germe riesce a provocare una meningite
Nei mesi invernali quindi ci si attende casi di meningite quali quelli segnalati in più città in questi giorni ed è logico aspettarsi mumerose altre segnalazioni, almeno fino alla fine del prossimo mese di aprile .

Certo, è tutto sotto controllo e i casi rientrano nella norma, perché in questa epoca è impossibile liberarsi totalmente dall’esistenza del meningococco così come migliaia di persone continuano a morire di malattie ben meno allarmanti (una delle quali, la più letale, si chiama “vecchiaia”: perché se a novant’anni si becca una polmonite e si muore, non si è morti di polmonite ma di naturale corso della vita). Però è tutto inutile, perché se da qui ad aprile i telegiornali continueranno ad annunciare i nuovi casi, gli stessi che da decenni nessuno considerava allarmanti, avremo ancora i pronto soccorso degli ospedali intasati di genitori terrorizzati per una normale influenza stagionale. E ripeto la domanda: chi ci sta guadagnando da questo procurato allarme?
Per l’aviaria, ormai si sa: le industrie farmaceutiche in possesso del brevetto del Tamiflu hanno non solo risanato i bilanci ma godono di improvvisa prosperità. Solo che sono trascorsi tre anni: nel frattempo, devono essersi scervellati a inventarne un’altra. E intanto i polli d’allevamento beccano, beccano, beccano… la luce dell’emergenza non si spegne mai, al massimo sostituiscono una lampadina vecchia con una nuova.

 
I vostri commenti
Il commento di margherita 30 marzo 2008


Caro Pino, in troppi al mondo hanno interesse a farci convivere con la paura e per non farci assuefare di tanto in tanto cambiano pretesto e alzano il tiro. Ogni giorno veniamo distratti da notizie che non sono notizie, ci allontanano dal buon senso, e ci confondono le idee. il preallarme è più nocivo del dolore, ed è una lenta subdola agonia...un po' come subire per settimane unanotizia di una fantomatica love strory tra un capo di stato, che so francese, ed una bella modella, magari italiana. e farla passare da tuti i telegiornali nazionali come l'evento epocale che cambierà il destino di un intero paese...la fantaiformazione. concludo ringraziandoti per i tuoi libri, che sono un regalo prezioso per tutti noi.


 
Il commento di claudio "millepapaverirossi" 29 gennaio 2008


informazione manipolata asservita alle case farmaceutiche, politici razzisti ... false epidemie, mica lo so quanto tempo resisterò ancora in questo paese!


 
Il commento di valerio 24 gennaio 2008


ciao Pino, perfettamente d'accordo su quello che dici, oltretutto io vivo in Veneto dove ci ritroviamo con una classe politica che si sta particolarmente distinguendo per razzismo e idiozia. Comunque è vero che in pronto soccorso ci sono un sacco di accessi impropri ma chiunque abbia figli sa perfettamente che spesso sei costretto ad andarci per come è organizzata l'assistenza sul territorio, oltretutto tu sai cosa guadagna un pediatra con circa 1000 assistiti, cioè la maggioranza perchè hanno le deroghe al massimale di 800? siamo intorno ai 10.000 euro al mese e più. A me sembra un ottimo stipendio, non ci sono solo i parlamentari... si dovrebbe parlare anche di molti altri privilegi. Se vuoi approfondire sono a tua disposizione. ciao.


 
Il commento di stefano 17 gennaio 2008


Per una volta mi trovo in completo accordo con quanto detto. Il terrorismo mediatico ingiustificato genera ansie che si ripercuotono sulle tasche di tutti i cittadini (chi lo paga il vaccino anti-meningococco??? La sanita´ pubblica!!!!) LA soluzione? credo di averla: Piu´tecnici, meno politici e giornalisti piu´ equilibrati


 
Il commento di elena 17 gennaio 2008


Forse la cosa è, caro Pino, riconducibile a 2 cause: la superficialità nel far proprie le notizie senza spirito critico basandosi sulla presunzione di avere gli strumenti adatti per capirle e la mancanza di curiosità quella che fa fare uno scatto in più x andare a fondo alle cose se queste veramente interessano e che aiuterebbe ad indignarsi quando ce n'è bisogno. Se così non fosse se si "perdesse" un pò di tempo a capire, l'Italia non sarebbe in nessun campo quella di adesso. Giorni fa dal pediatra una mamma è arrivata tutta trafelata, voleva sapere come vaccinare il proprio figlio e non era l'unica. Con il dottore abbiamo sorriso: io ho una bellissima bimba down di 4 mesi: è vero che alla gente piace crearsi problemi quando non ne ha...


 
Il commento di giorgio bettinelli 17 gennaio 2008


Ciao Pino, che ancora non ci conosciamo a Vivavoce ma ti ammiro a Vialettura. Solo per dirti Buon Anno, in ritardo sull'anno nostro e in anticipo su quello cinese. Giorgio


 
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