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In Universale Economica
Con le parole e con le immagini: il blog di Cristina Comencini
Alcune riflessioni sui vostri commenti, sulle parole che mi parlano di voi... 27 gennaio 2008


Carissimi tutti, cerco di rispondere alle vostre domande, alle vostre osservazioni sul libro, sul film, sulla commedia. Tra qualche giorno vi scriverò di nuovo, oggi voglio dialogare con voi, altrimenti i nostri pensieri sembrano isolati e morti. Credo fermamente, scopro ogni giorno nel mio lavoro, che solo la relazione con l’altro mette alla prova le nostre idee, i nostri sentimenti. Cominciamo dal libro. Andrea, Nicoletta, Enrico, Marco, Mario, Iaia, Carla, Francesco, Raffa... l’identificazione che avete sentito col Mario del romanzo è la stessa che ho vissuto mentre ne scrivevo. Ogni capitolo che aggiungevo, ogni riga che mi portava avanti nel suo viaggio dentro di sé e in paesi lontani, mi lacerava e mi apriva la testa allo stesso tempo (quei pugni Iaia, li ho ricevuti anche io scrivendo) e i personaggi che lui incontrava mi diventavano familiari com’è successo a te, Carla. Fino al finale in cui Mario assume una nuova vita, precaria, incerta ma nuova. Non c’è possibilità di partire con nuove idee, grandi non piccole (hai ragione Andrea), se non abbandonando strade che hanno portato all’orrore. Mario lascia con fatica le semplificazioni (forse anche le “sensazioni” consolatorie, Mario), l’idea di stare sempre dalla parte giusta, la nostalgia, l’immobilità. Affronta la paura (il tema dell’ascia) e l’azione. Va fino in fondo (senza il figlio perché a lui vuole risparmiare l’orrore, Francesco) nella visione di come il bene possa trasformarsi nel male assoluto. Non ci sono scuse (neanche quelle del proletariato, Enrico, che non ha mai chiesto il sangue di nessuno) per non compiere il viaggio. In Italia questo viaggio non si è ancora compiuto, Andrea. Non basta cambiare nome, non basta dire ora siamo diversi. Bisogna fare il giro del lutto, riconoscere i morti (neanche si sa ancora dove siano), riconoscere il vocabolario che ci legava ai loro aguzzini. In fondo anche nel film Bianco e Nero cerco di ribaltare una visione rassicurante che ci fa sentire buoni, caritatevoli, in due parole superiori. Il film nasce da incontri e amicizie vere qui in Italia. Dai racconti tragicomici del nostro razzismo italiano, all’amore che scoppia improvviso tra due persone diverse, proprio perché diverse. Un mio amico omosessuale mi ha telefonato dicendo: “Lo so che sembra strano, ma il film parla di me. Mentre lo vedevo mi sentivo d’un tratto estremamente attraente, capace di suscitare interesse e amore, forte e vincente”. Che il nero e il bianco insieme si sentano così, questo era il mio scopo. Così succede andando fino in fondo nell’empatia con i personaggi, Raffa, fino a che anche il padre della Bestia nel cuore, sia conosciuto e se non amato, almeno visto e rappresentato. Questo è il mio lavoro, bellissimo, anche pericoloso perché così intenso da far paura. Su Due partite vi scrivo presto di nuovo perché qui non ho più spazio e perché voglio raccontarvi un nuovo progetto, sempre per il teatro. Grazie delle parole che scrivete, dei pensieri che mi comunicate. Qualcosa vorrei sapere in più delle vostre vite.
 
I vostri commenti
Il commento di GIUSEPPE MEROLA 9 febbraio 2009


Salve, sono molto lieto, di poterLe scrivere. Lei per me è una grande artista, prova ne sono alcuni film che ho visto. Mi chiamo Giuseppe Merola, ho 42 anni, sono commercialista in Sapri (Sa). Ho tutto quello che una persona può desiderare dalla vita: la famiglia, la salute, il lavoro, il benessere economico. Io, non ho mai pensato di fare l'attore, e anche se per ipotesi assurda ci riuscissi mi vergognerei infinitamente a farlo, pensi ai miei clienti che mi vedessero in un film... Forse sono presuntuoso a pensare di avere qualcosa di artistico dentro di me, Ma, io le scrivo, perchè questa convinzione, che mi sorge dal profondo, mi produce tanta sofferenza, perchè sento di avere qualcosa che devo dire al mondo, qualcosa dentro dentro, che avrei bisogno di esternare, qualcosa che solo attraverso la scrittura, la recitazione o la musica credo si possa tirar fuori. Forse perchè ho mille contraddizioni? Io amo tantissimo il mio lavoro, mi permette di raggiungere delle soddisfazioni notevoli, mediante l'estro, l'inventiva, la genialità che credo di avere. Io non Le scrivo perchè voglio diventare un attore, io Le scrivo, perchè voglio capire cos'è questa cosa, che premo tutti i giorni per farla restare sopita, cos'è questa voglia di esternare fortemente le mie emozioni, il mio amore per la vita e per il mondo, per la gente, sotto le sue varie sfumature, Le scrivo solamente per avere un consiglio da Lei che conosce le emozioni dell'essere umano. La ringrazio infinitamente.


 
Il commento di Marco 4 luglio 2008


Cristina, ieri ho seguito la premiazione dello Strega fino all’una di notte. Ho letto il tuo libro e quello di Giordano. Premesso che un libro rimane bello anche se non si vince il premio Strega (“L’illusione del bene” ne è un esempio), volevo chiederti se hai letto il libro di Giordano e se ti è piaciuto. Infine, due curiosità: chi avresti votato tra De Silva, Rea, Ravera e Giordano? L’illusione del bene diventerà un film? Grazie e complimenti ancora per il libro.


 
Il commento di MARISA 18 febbraio 2008


Ciao Cristina, sto leggendo L'illusione del bene e sono già completamente coinvolta nella storia grazie come sempre al modo fresco e profondo di raccontare che ti caratterizza e soprattutto che ti differenzia, grazie anche per aver dato voce ad un uomo che spesso giudico freddi e insensibili...il tuo romanzo mi dà speranza! un po' come la famosa lettera di Rilke che il marito di Beatrice le scrive. Le mia amiche hanno "debuttato" questo sabato in un piccolo teatro di viale monza a milano, saranno in altri piccoli teatri il 7 marzo a Opera,l'8 a Rozzano e il 29 al teatro Wagner sempre di Milano, tante signore del pubblico si sono commosse e questa per noi è stata la gioia più grande. Grazie ancora.


 
Il commento di Davide Erre 30 gennaio 2008


Delle nostre vite, Cristina..Della mia ti dico di una piega balorda e lacerante. L'aver perso l'amico migliore, di anni 37, e non sapere di che è morto. Caduto, scivolato mentre lavorava, morte bianca. Non ci credo: questa morte, di bianco ha solo l'anima di G., la fragilità di un ex ragazzo, adulto da poco, innamorato tanto, ricambiato quanto non so. Di bianco il lenzuolo steso sul volto, a coprire il corpo. Nero il mio umore, grigio il comportamento di chi sa più di me, di un verde tenue e benefico il colore dei cipressi che ha scortato G. all'ultimo corteo, e me, e gli amici, dispersi da un decennio e riabbracciati nel lutto, di nuovo bambini, increduli, addolorati. Vi voglio bene, amici miei...


 
Il commento di Raffa 28 gennaio 2008


Che bello che ci ha risposto Cristina!Qualcosa sulle nostre vite?La mia non è poi così diversa da quella di alcuni dei suoi personaggi.A 19 anni ho vissuto la stessa tragedia di Beatrice e di sua figlia in Due Partite;la vicenda di Bianco e Nero,per certe sue sfumature, mi ha riguardata di recente;e le molteplici considerazioni sul sesso della Bestia nel Cuore non mi sono affatto estranee.Certe volte il peso di tutto questo è schiacciante,ma alleggerisce sentirne parlare come fa lei,che annuncia le cose più terribili con semplicità,senza clamore,come per dire:"Parliamone"...Dà l'opportunità,per quello che è possibile,di essere ammessi all'ordinario.Una curiosità:La Bestia nel Cuore ha preso spunto da La Lunga Vita di Marianna Ucria?C.A.


 
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