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9 dicembre 2021
In Universale Economica
Arabi Visibili: il blog di Paola Caridi
Abu Treika, l’ultimo Faraone 11 febbraio 2008


Folla per le strade, le bandiere nazionali che hanno tinto di bianco, rosso e nero le strade del Cairo. E un solo grido: “Abu Treika”. Gli egiziani, la notte del 10 febbraio, sono stati felici come ormai succede di rado. Niente problemi sociali, e la politica – così lontana dalla gente – ancor più distante. Anche al Cairo, a Ismailia, ad Alessandria – così come succede da noi -, il calcio ha fatto dimenticare per qualche ora i dolori quotidiani, e le giornaliere difficoltà di un paese sempre più in transizione.
Gli eroi, certo, sono undici. Tutta la squadra dei Faraoni rossi, come la nazionale egiziana viene chiamata anche oltre i confini nazionali. Tra gli undici, però, ce n’è uno che è più eroe degli altri. E non solo perché è stato lui, a pochi minuti dalla conclusione della finale con il fortissimo Camerun, disputata nella ghanese Accra, a segnare l’unico goal della partita, e quello della vittoria.
Mohammed Abu Treika è stato sempre amato dal suo pubblico. Un sondaggio, chissà quanto attendibile, lo definiva all’inizio di febbraio come il calciatore più amato del mondo. L’”assassino che sorride”, lo hanno persino soprannominato, per la sua capacità di andare a bersaglio e poi, appunto, di sorridere. Negli scorsi giorni, però, Abu Treika non è stato solo il protagonista dell’ennesima conquista della Coppa d’Africa, la sesta, in confronto ai quattro titoli conquistati dal Camerun. No, Abu Treika, come spesso succede nel mondo arabo, ci ha messo poco a conquistare i cuori della gente della strada egiziana, passionale e sentimentale, quando è andato oltre il suo ruolo e ha fatto irruzione nel coinvolgimento politico-culturale.
È bastato alzare la maglietta rossa dei Faraoni, nella partita con il Sudan (vinta con un secco tre a zero), e mostrare la scritta che Abu Treika aveva fatto stampare sulla maglietta bianca: sono solidale con Gaza, in arabo e inglese. Un trionfo, per Abu Treika, che aveva messo nero su bianco, e soprattutto sugli schermi e i megaschermi di tutto il mondo arabo, l’empatia popolare con i palestinesi di Gaza senza luce.
Nei giorni successivi, qualche scrittore egiziano e la stampa governativa hanno alzato i toni contro i palestinesi di Gaza, e soprattutto contro la leadership di Hamas nella Striscia. Ma nell’immaginario della gente niente può competere con l’impatto mediatico di uno dei Faraoni. Di Mohammed Abu Treika, soprattutto. Che viene da Giza, dunque dal Cairo, e gioca in una delle squadre che ogni anno, e più volte all’anno, si disputano “stracittadina” e campionato. E ora, a sostenere ancor più il mito di Abu Treika, c’è pure la coppa d’Africa. Ancora una volta, la strada araba ha inanellato il suo ennesimo mito, e la sua distanza dalla politica dei governi.
 
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