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In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Antica Trattoria Monte Costone 10 giugno 2008


Antica Trattoria Monte Costone, Galliate Lombardo (VA) - www.anticatrattoriamontecostone.com
Voto: 9/10

Il weekend di Pasqua di questo 2008 ero da solo sul Lago Maggiore, tra Luino e Laveno, a fare il bravo scrittore chiuso nel suo eremo per dare gli ultimi ritocchi al nuovo romanzo. Lì, nel piccolo appartamento di Porto Valtravaglia, mi ci aveva mandato la mia famiglia: a casa non mi sopportano quando devo scrivere e pretendo che non mi disturbi nessuno (nemmeno mia figlia Francesca, che ha cinque anni e che, tutto sommato giustamente, pensa che un bacetto ogni cinque minuti al papà chiuso in una stanza a scrivere non possa che recargli conforto, altro che disturbo...).
La domenica pomeriggio avevo fatto quel che mi ero prefisso di fare, e ero felice del risultato. Ma piovigginava. E la televisione dell’appartamentino è un dodici pollici anni 80, che prende le tre RAI e due Mediaset. E di libri da leggere non ne avevo. E dunque ero felice, soddisfatto, ma si sa com’è il lago quando piove e si è soli: già mi stavo cominciando a annoiare e intristire.
L’Antica Trattoria Montecostone l’avevo nel mirino da un pezzo. Galliate Lombardo è sul Lago di Varese, a pochi chilometri dal Lago Maggiore. Il numero di telefono l’ho trovato in internet. La prenotazione per una persona sola, ore 20, è stata questione di un minuto.

La sera, quando arrivo, scopro di trovarmi anche qui da solo. Il pieno dei clienti è stato a pranzo e la sera della domenica di Pasqua, a quanto pare, ogni buon italiano che si rispetti se ne sta rintanato in casa. Forse non sono un buon italiano rispettabile? Il pensiero in effetti mi passa per la testa. Ma come viene và, spinto via da una calda sensazione di comfort: qui mi sento meravigliosamente a mio agio.
Cosa non scontata: soli al ristorante è una situazione che quasi sempre imbarazza. Soli al ristorante e unico tavolo della sala dovrebbe imbarazzare al quadrato. Invece no. Invece qui ci trova bene quanto a casa di un amico squisito, la cui missione è il nostro piacere e il nostro relax.
Aiuta il lusso per così dire “contenuto” del locale: una stufa con fiamma a vista, pochi tavoli (coperti direi non più di 25), mise en place senza sfarzi, contemporanea, elegante, sobria, di design chiaro e luminoso, a far moderato contrasto con qualche madìa in noce restaurata.
E aiuta anche il micro-faretto alogeno che proietta un cono di luce giusto sul tuo tavolo, racchiudendo il cliente in una intimità calda e luminosa.
E poi ancora aiuta, sui tavoli, la trovata impertinente di una manciata di ciotoli di vetro, levigati come se fossero stati lasciati dalla onde sul bagnasciuga, tra i quali “nuota” un piccolo pesce di ceramica verdina... Segnale un po’ zen di come questo ristorante sia un pezzo di mare, una spiaggia, una caletta riservata a pochi fortunati...
In sala c’è Marika Chioetto: persona squisita, che vi sa spiegare con proprietà e misura quel che state mangiando e bevendo. Se siete curiosi e desiderate saperne di più vi può intrattenere per dei quarti d’ora, altrimenti si ferma a quelle informazioni che sono essenziali per esaltare l’assaggio di ogni singolo piatto. Come in ogni vero Super Restaurant, al Monte Costone ci sono materie prime ricercate e di altissima qualità. La signora lo sa bene, ci tiene, e si vede. E per chi vi fa da trait d’union con la cucina questo bilanciamento tra cordialità e riguardo, tra loquacità e misura, è di rara e impagabile preziosità. Se questa fosse una recensione e dovessi dare un punteggio, qui scatterebbe un bonus.

Visto che è Pasqua, visto che sono stato cacciato dalla mia famiglia e visto che ho lavorato bene, se questa cena dev’essere un premio, che lo sia fino in fondo: scelgo il menù degustazione “sorpresa”, cioè quello con il maggior numero di portate, otto. Per questo menù è lo chef Ilario Vinciguerra (un grande cuoco, ineffabile e volitivo) che decide sera per sera e tavolo per tavolo che cosa proporre.
Cosa bere? Dopo il necessario champagne – scusate, ma in un Super Restaurant non può esistere altro aperitivo – sgranocchio gli appetizer in technicolor preparati da Vinciguerra, consulto la sterminata carta dei vini e finisco per affidarmi a Marika Chioetto: ammetto di essere un ottimo bevitore ma solo un mediocre connoisseur. E vado al bicchiere. Gli accostamenti saranno perfetti, e mi preme dirlo: anche questo rende un ristorante Super. Intendo: altri punti-bonus per la scelta di grandissima civiltà di mettere a disposizione anche un buon numero di vini al calice, perchè pensate ai tavoli dove bevono solo due persone su sei, pensate a un menù dove sarebbe bene cambiare tre vini, pensate a che spreco e a che costo rappresenterebbero tre bottiglie di vino intere... che sì, certo, si possono anche non sprecare facendole fuori tutte: ma se poi c’è da guidare?
Ho un taccuino, mi appunto nomi e ingredienti. Fotografo i piatti. Medito, mentre mangio, che qualcosa di così buono e bello come ciò che sto sperimentando andrebbe raccontato, diffuso, predicato. Ogni singolo piatto è bello di una bellezza piena e elegante, buono di una bontà inebriante, geniale di una genialità sorprendente. Una genialità che allo stesso tempo è gradevole e sostenibile
Si, ogni singolo piatto!
E questi sono memorabili:
L’ Opera di Terrina di Fegato d’Anatra: un piccolo cilindro a strati di foie gras e pere confit, con un dischetto di cioccolato fondentissimo a chiudere, e poi canditi e frutti secchi a guarnire, e il suo pan brioche tostato. Per me, che amo il foie gras, semplicemente da lacrime agli occhi.
Sensazioni del Mare, un piatto che evoca il gusto e l’immagine del bagnasciuga. D’impatto straordinario per gli occhi e il palato, di gusto violentissimo eppure limpido, con un gioco di consistenze notevole... Sono ostriche, fasolare, un gambero rosso... Tutto a crudo, posato su della polvere di tarallo tostata e trattata che riproduce nell’aspetto la sabbia, contornato da alghe fresche (e direi crude) di tre tipi diversi, e bagnato da una spuma bianca che, mi dice Vinciguerra, è vera spuma di mare... O acqua di mare, insomma, trattata a spuma, o a “aria” (come piace dire a Ferran Adrià). Una meraviglia, mare puro, bello, crudo, violento e fascinoso come il mare vero. E in più un bel gioco di sorpresa nella sorpresa: da bere mi viene proposta una pale ale di un birrificio di Treviso, che con i molluschi funziona alla perfezione.
Coppa di maiale caramellata, accompagnata da verdure saltate nel Lapsang Souchong. Una carne di una morbidezza e sapidità che commuovono. E delle verdure saltate in quel tè al fumoso gusto di catrame che gli conferiscono un aroma pungente, perfetto per questo grande pezzo di carne.
L’oro di Napoli: bello, bellissimo, è una Pastiera rivisitata. Un oggetto coperto di autentica foglia d’oro, come un grande tuorlo d’uovo dorato, posato su un cucchiaio, pronto a essere mangiato in un boccone solo, con dentro, per così dire destrutturati, il germe di grano e gli altri ingredienti della tradizionale pastiera napoletana.

Poi magnifici gli altri piatti, splendidi i vini (accostati senza sbagliare niente, e con la bottiglia pronta a rabboccare generosamente il famoso “bicchiere”), di classe e di conforto gli amouse bouche e i pre-dessert (fuori menù, e dunque altre sorprese nel “sorpresa”), la piccola pasticceria con il caffè, e sì, anche il conto. L’ho pensato uscendo dall’Antica Trattoria Monte Costone, e ne sono convinto anche adesso, trascorsi un paio di mesi: la miglior cena della mia vita.
Ho pagato centotrenta euro e sono stati strameritati, spesi bene fino all’ultimo centesimo, e anzi lo considero un conto esiguo se penso a quel che ho mangiato e bevuto, alla qualità, alla quantità, al contenuto di creatività, al fatto che sono uscito senza farcela a finire, rifiutando i bis dei vini, satollo e entusiasta.

 
I commenti dell'autore
una risposta per Sergio Nelli 17 giugno 2008


Ma caro Sergio, che piacere trovare un tuo commento! Certo che mi ricordo la cena da Cammillo, e ricordo anche che dopo mi hai fatto conoscere quel bellissimo punto dove l'Arno sussurra fascinoso dentro Firenze. Bella serata, e ottima la cena, con ricchissima cucina toscana tradizionale. Rifacciamola appena possibile: o a Firenze o a Pavia (che anche la cucina basso-lombarda tradizionale ha molto da dire)!
Ma mi chiedi di un vino bevuto al MonteCostone. Eccoti servito: un Pallagrello Le Ortole di Vestini Campagnano strepitoso e complesso bianco campano(e te lo dice uno che coi bianchi non va tanto d'accordo). Un calice da brivido.


 
I vostri commenti
Il commento di sergio nelli 17 giugno 2008


Ciao Sandro, ricordi la cena da Cammillo a Firenze? Mi hai fatto venir voglia di mangiare. Non è tanto difficile, ma è comunque una cosa buona. Avresti potuto almeno dire il nome di uno dei vini al bicchiere. In bocca al lupo per il romanzo e per il blog.


 
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