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22 aprile 2021
In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Carlo Cracco: Design Cafè alla Triennale 15 giugno 2008


Cracco@LaTriennale; Milano, viale Alemagna, 6, www.triennale.it - Voto: location 10/10, cucina 4/10)

Al risto-bar del Palazzo della Triennale ci siamo stati io e mia moglie giusto la settimana scorsa. Una delle star più luminose della nuova cucina italiana, lo chef Carlo Cracco, ne ha curato la ristrutturazione insieme a Società Autogrill ed è ora supervisore della cucina.
Alcuni punti che è meglio mettere subito in chiaro: La Triennale di Milano è un posto splendido. Chi non la conoscesse ancora, sappia che lì si tengono più esposizioni in contemporanea in ogni periodo dell’anno, con rotazione veloce e buon livello di cura, con tematiche spesso orientate sull’architettura e il design, ma saltuariamente anche sull’arte in generale. Si tratta di uno splendido e maestoso palazzo in stile razionalista, a due passi dalla stazione di Cadorna e dunque in centrissimo, graziosamente affacciato sul fresco del parco del Sempione. È un luogo che amo incondizionatamente, una meta fissa quando passo da Milano, un’oasi dove trascorrere un’ora o due di ovattato relax anche nei giorni più frenetici di questa città frenetica. Un luogo che è intriso d’arte e cultura, accogliente (si entra senza biglietto, fatte salve le esposizioni), con un gran bel bookshop, con civilissime toilettes (mica facile, a Milano) e, appunto una caffetteria che ha sempre avuto classe e fascino. Ora, se non sbaglio da marzo 2008, questa caffetteria è diventata il Design Cafè, a cura di Carlo Cracco.
L’arredo e l’allure non deludono: minimalismo con molto bianco, molto vetro, molto design sia nei tavoli che nelle sedute, grazie a una collezione di sedie e poltrone una diversa dall’altra anche allo stesso tavolo e tutte firmate, tutte con l’etichettina che dichiara designer, anno, casa di produzione. La luce entra maestosa dalle immense finestre affacciate sul parco. L’aria è modernissima e modaiola, ma mondata da qualsiasi eccesso glamour. L’impressione è di eleganza, di classe, ma anche – e non è affatto scontato – di comfort e accoglienza. A mettere piede qui dentro sembra di respirare meglio. Sarà la luce, sarà l’arietta che soffia dai finestroni in questo giorno di sole, saranno gli alberi del Sempione in bella vista, saranno gli uccellini che – totalmente zen – entrano, becchettano due briciole e ritornano nel parco senza nemmeno sporcare, ma qui davvero sembra Zurigo, Londra, Bruxelles. Mica Milano.
E di classe, impeccabile anche il servizio: signorine vestite di un’elegante mise uniformata, gentilissime, forbite, cordiali, che ci hanno fatto scegliere il tavolo (lontane anni luce, dunque, dall’orrendo e tutto italiano malcostume da pizzeria, per il quale il più infimo dei camerieri vi obbliga a sedervi per solito al peggiore dei tavoli, quando la sala è ancora semivuota).
Delude totalmente il cibo, invece. Io e mia moglie abbiamo ordinato la stessa cosa, quindi ammetto di non aver saggiato ampiamente la carta. Ma, in ogni caso, la carta non è ampia per niente e sembra quella di un bar qualsiasi, uno di quelli finto-lussuosi e in realtà uggiosi e detestabili che infestano il centro di Milano – cioè quelli, per intenderci, che si improvvisano ristoranti per l’intervallo pranzo, proponendo tre-piatti-tre mediocri e qualsiasi, di solito non cucinati ma semplicemente riscaldati al momento.
Qui al Design Cafè sulla carta abbiano trovato panini, focacce, insalate.
Riso al salto (ma per favore).
Lasagne alla bolognese (ma dai!!).
Noi abbiamo preso tutt’e due il “piatto unico” del giorno: trattavasi di polpettine con salsetta, riso “pilaf” e ratatouille di verdure, al costo di euro sedici. Le polpettine erano qualunque, anonime, sei di numero e grosse poco più di una biglia. Anonima era pure l’insipida salsina d’accompagnamento. Il riso pilaf? Riso bollito punto e basta, va da sè. Presentazione, architettura del piatto? Nulla, da trattoria, per l’appunto uggiosa, col patetico tentativo di aggraziare il riso pilaf pressandolo nell’imprescindibile coppapasta a cilindro. Dolci? Sisì, provati: saranno anche fatti in cucina dallo chef ma sembrano appena tirati fuori dal sacchetto delle merendine.
Semplicemente ridicolo. Cosa c’entra Carlo Cracco con tutto questo? Quale sarà mai il suo contributo? Io, questo contributo, proprio non l’ho visto. Ammetto di non essere un entusiasta nemmeno del suo ristorante (l’ex “Cracco Peck” in via Victor Hugo a Milano, ora “Cracco” e basta) e ne parlerò ampiamente in uno dei prossimi post, ma lì la cucina è comunque di altissimo livello. Qui, al Design Cafè della Triennale, la cucina non ha invece niente, ma proprio niente, a che fare con il Carlo Cracco celebrità della cucina italiana che tutti conosciamo.
Che peccato. E sì, il luogo vale comunque una visita. Venite, scegliete un tavolo vista-parco e, se la trovate, una poltrona di Mendini. Poi limitatevi a far colazione con caffè, spremuta e brioche. Magari avanzando un paio di briciole per i passerotti zen del Parco Sempione.
 
I commenti dell'autore
UPDATE 01/07/2008 by Pallavicini!!! 2 luglio 2008


Ieri ripasso a Milano e vado a pranzare al Design Cafè "on purpose": chiamiamola una "seconda possibilità", dopo le aspre critiche della prima visita. Prendo un gazpacho con tonno, crostini e olive taggiasche, e una focaccia definita "classica". Và un po' meglio: se non altro i due piatti sono appetitosi, le porzioni sono decisamente abbondanti e cresce il rapporto qualità/prezzo. Quel che mangio, almeno, non è la solita cosa stinta e uggiosa dei bar del centro, c'è un guizzo di creatività. Anche se è solo un guizzo, purtroppo. E cadute al solito "non da Cracco". Per esempio? I crostini sul gazpacho: pan carrè qualunque, semitostato e fatto a quadratini. La senape nella focaccia: un paio di cucchiaiate di senape qualsiasi, che trovi dal droghiere o all'Esselunga. Ma lo ammetto e lo ripeto: insieme al servizio eccellente e alla elegante location, questa volta è andata tutto sommato meglio che nei bar finto-eleganti e pseudo-ristorativi del centro di Milano.


 
per Carlo Respighi 20 giugno 2008


Caro Carlo,
grazie per il post. Più che di cucina in effetti mi interesso di ristoranti, secondo la mia consolidata pigrizia e (misurata) tendenza al godereccio...
Anche se, va detto, in casa cucino io, e pure con discreti risultati. Consulterò volentieri il tuo sito sulla cucina tradizionale lomellina: per affinare la preparazione dei miei risotti con fagioli dell'occhio, per esempio...


 
per Olivier 18 giugno 2008


Caro Olivier, quando sarai passato dal Design Cafè raccontacelo. Attendo qui con curiosità il tuo commento


 
per Luca Boschi 18 giugno 2008


Il leggendario super Luca Boschi! Ti abbraccio e ti bacio: SGNAC (per l'abbraccio) e SMACK (per i baci).
Ma tu te lo ricordi che un sera, cent'anni fa, mi hai portato in una notevole pizzeria-cooperativa dietro la stazione di Pistoia? Che fosse davvero la Nuova Porrettana (certo che se era quella, chiamarsi ancora oggi "Nuova...")?.
Sullo scroccare le cene, temo niente da fare.
Certo però che quando mi presento da solo in un ristorante "di livello" subito pensano che sono un recensore... E se poi me lo domandano e ammetto che sì, poi preparerò una recensione per il blog tal dei tali, ebbene: ho la netta impressione che le attenzioni e le carinerie si moltiplichino...


 
per Gianni Biondillo 18 giugno 2008


Caro carissimo Gianni, promesso: scriverò articoli con regolarità! Quando mi porti in una trattoria vecchia Milano? Ce ne sono ancora, a propos?


 
Piersandro Pallavicini risponde a Mario Merlino 18 giugno 2008


Caro Mario,
grazie del commento, sò bene che sei un esperto di "super restaurants", è un piacere averti qui .
Sono perfettamente d'accordo con te che "quel certo tipo di ristorazione" debba essere pagato tanto perchè costa tanto (sia in materiali che in spese di mantenimento del ristorante). Il lusso e l'eccellenza hanno il loro prezzo ed è giusto pagarlo. Se guardi gli altri post di questo blog (p.es. quello dell'Antica Trattoria Montecostone) vedrai che condivido in pieno questa posizione. Il problema del Design Cafè è che NON E' "quel certo tipo di ristorazione". Il punto non è il costo. 16 euro per un piatto non sono niente, tantopiù a Milano, non è certo di questo che mi lamentavo. Mi lamentavo del fatto che se Carlo Cracco ci mette il nome, e se su quel nome si fa battage pubblicitario (come è stato fatto dal Design Cafè), poi mi aspetto cibi all'altezza della meritata fama del bravo Cracco. E al ristorante della Triennale non li ho trovati, anzi.
Dai, se oggi ho tempo scrivo invece di un buon posto ancora non celeberrimo visitato a Milano un paio di settimane fa. E più avanti ti prometto un post sul vero ristorante Cracco.


 
I vostri commenti
Il commento di Piersandro Pallavicini per Cris 20 giugno 2008


Carissimo Cris! Che bello ritrovarti anche qui. Dai, non essere così pessimista, l'essere in un sito "istituzionale" (il mio editore) dovrebbe aiutarmi a non uccidere (con la dolcezza della smemoratezza) anche questo blog... Hai notato con quale inquietante frequenza che solitamente non mi appartiene io stia spedendo nuovi post? Un abbraccio


 
Il commento di CARLO RESPIGHI 18 giugno 2008


Ho ricevuto la comunicazione di Giorgio Dainesi, e mi sono precipitato a leggere: complimenti. Non sapevo che ti interessavi anche alla cucina.m Se vuoi prova ad accedere a www.tradizionialimentari.it. E' il sito del Centro studi tavola, con tantissime ricette di cucina lomellina. Potrebbe interessarti. Ciao.


 
Il commento di mario merlino 17 giugno 2008


Caro Piersandro, la prossima volta al rotary ne parliamo più approfonditamente, ma in quel tipo di ristorazione non puoi pretendere di più.Con 16 euro non è possibile pagarsi tuttto quello che vedi e il cibo fa parte del design. Ciao.Mario Merlino


 
Il commento di Piersandro Pallavicini per Ersilia 17 giugno 2008


Cara Ersilia, grazie. Tengo molto ai commenti di chi ha visitato gli stessi posti su cui ho scritto un pezzo: può infatti succedere che io capiti lì in un giorno anormalmente "no" (o anormalmente "si") del locale, e ben vengano le smentite. Vedo che lei conferma la mia impressione, in questo caso. Salvo che sul servizio, che mi sembra non le sia piaciuto. Con noi era stato impeccabile: cordiale, sobrio, scrupoloso. Se vuole, mi racconti com'è andata nel suo caso. Comunque, condivido appieno: il Design Cafè è così bello che vale sempre la pena andarci, sedersi, tirar fuori un libro o una rivista, e leggere in pace, ispirati dal decor. Magari davanti a una di quelle cose che nessun barista può sbagliare (un'aranciata o un chinotto, per dire.


 
Il commento di cris 17 giugno 2008


ah questi entusiasmi adolescenziali estivi..vediamo quanto ci metti a fare fallire sto nuovo blog di lieve brezza marina :=)


 
Il commento di olivier 17 giugno 2008


La prossima volta che passo per Milano mi fermero. Mi piace il "decord". Mi fermero al caffè... @+ Olivier


 
Il commento di Luca Boschi 17 giugno 2008


Ciao, Piersandro!!! Quanto tempo!!! Ho appena ricevuto la tua mail collettiva di segnalazione del tuo blog per vera gente chic, e mi complimento con te per aver trovato un metodo che (forse) ti consentirà di scroccare qualche cena. Mi sembra bello, lo segnalerò nel mio, specie se qualche volta ci saranno pietanze come anitra all'arancia, o topo in fricassea. Vanno bene anche coniglio alla carota e cane blu dalla calotta spianata. a presto, e buon appetito. Nel mio libro "Irripetibili" ti avevo dato un tributo basilare, a suo tempo, come ringraziamento per avermi spinto a scrivere su 'sti temi. Salutoni! Quando passi di qua t'invito alla Pizzeria "La Nuova Porrettana", e sentirai la differenza! Luca


 
Il commento di gianni biondillo 17 giugno 2008


Bene, PSP. Ora però basta traslochi e scrivi un po' di più! ;-)


 
Il commento di ersilia 17 giugno 2008


buongiorno anch'io durante il salone del mobile ho avuto il piacere di recarmi in triennale per lavoro; il bar ristrutturato a dorabile, un posto accogliente dove rifugiarsi a leggere riflettere o solo a guardar fuori ma... purtroppo la cucina, la qualità del caffè, delle brioche ed il servizio sono molto scadenti assolutamente non all'altezza della bellezza del posto e dei prezzi, cmq è sempre bello potersi rifugiare lì, magari consumando l'indispensabile grazie


 
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