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22 aprile 2021
In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Villa Panza di Biumo: sopra Varese e verso un'altra dimensione 25 giugno 2008


Villa Panza, aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 10 alle 18. Ingresso 8 euro. http://www.fondoambiente.it/beni/villa-e-collezione-panza.asp

Lasciate la tangenziale, imboccate la Milano-Laghi, prendete direzione Varese e proseguite, respirando quest’aria che diventa di chilometro in chilometro più fresca, più verde, più Svizzera, con una promessa di Lago che mette il languore, con il respiro che si gonfia “di ricordi che non sai” (Conte-Jannacci courtesy), e vi sembra che l’uscita successiva possa essere Ascona, Lugano, Locarno, anche se invece è soltanto Castronno, Gazzada, Buguggiate. Non ascoltate le sirene del lago che non c’è (quello di Varese è qualche chilometro più avanti, per il Maggiore occorre invece un’altra mezz’oretta di statale), e uscite a Varese centro. Anzi, più che uscire lasciate che questa autostrada diminuisca, si ridimensioni, si diluisca in strada di raccordo extraurbano e poi in semplice via urbana trafficata, che vi ha già portato praticamente nel centro di Varese città.
Ecco, attenzione perchè questa città brianzola che profuma di Svizzera non ha invece la stessa fissazione per le belle strade ordinate che ha la Confederazione. Non sarà dunque semplicissimo trovare indicazioni, e occorrerà aguzzare l’occhio per la cartellonistica turistica (sfondo marrone) che vi porterà a Biumo Superiore, zona residenziale di antico splendore, ove si situa Villa Menafoglio Litta.
O, com’è ormai mondialmente nota, Villa Panza. Che ospita l’omonima, stupefacente collezione.

Un passo indietro: il conte Giuseppe Panza di Biumo colleziona arte dagli anni 50. Ha comprato e comprato, puntando molto su americani allora alle prime uscite nel mondo dell’arte internazionale (Rothko, Rauschenberg, Kline, Lichtenstein...) ritrovandosi così a possedere una collezione sterminata che negli anni ha acquistato un valore immenso. Questa collezione l’ha in gran parte donata, venduta, data in comodato d’uso a musei e fondazioni, diventando autentico benefattore per il piacere dei sensi di chi, quelle opere, non avrebbe altrimenti potuto nemmeno immaginare che esistessero. Una piccola parte l’ha tenuta per sè, ed è quanto è esposto qui, a Biumo Superiore, nella villa di famiglia, che è tornata visitabile e in forma smagliante da qualche anno, grazie all’intervento restaurativo del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano.

É un giorno di aprile, il cielo è sereno, il pomeriggio è appena inziato. Trovo finalmente Villa Panza dopo aver risalito stradine ritorte intorno a parchi e giardini di ville private fine otto e inzio novecento. La villa ha un parcheggio interno riservato ai visitatori, che in questo giorno qualsiasi è pressochè deserto ma che, ne sono certo, può ospitare anche il turismo di un qualsiasi giorno di piena vacanza: perchè nonostante articoli su articoli dedicati a villa Panza in quotidiani e magazine, questo turismo – arte contemporanea, collezione permanente, senza grande mostra a far da traino mediatico – attira ancora solo pochi connoisseur. Meglio. Pagate otto euro (non c’è bisogno di essere soci del FAI), entrate, e avrete la villa tutta per voi.
Non è un modo di dire, in una giornata così è proprio tutta per voi, e occorre dirlo per coerenza con questo blog: è un posto super. Totalmente super.
La villa è perfetta, alcune sale sono ancora arredate, altre sono vuote ma con il decor rimesso a nuovo, e girare per il piano terra, dove i grandi dipinti monocromi (passione del conte Panza) sono disposti con gusto e parsimonia per i saloni sterminati, è un’esperienza che apre il cuore.
Ma sì: vedete queste impressionanti opere d’arte di autori noti ma non troppo, e dunque esplorate quadri visti pochissimo in giro, accumulate qui in una quantità unica al mondo, e già avete la sensazione di osservare da uno spioncino privilegiato una scena esoterica, una dimensione riservata, un tempo asincrono rispetto al vostro.
Il posizionamento dei dipinti è strategico, i saloni tardo settecento sembrano scrigni che proteggono, accarezzano, blandiscono e sostengono con garbo consolidato nei secoli le ciclopiche tele moderniste. L’effetto – e scusate se dico questa cosa così anni ottanta, ma dirla meglio non si può – l’effetto è straniante. Ed ancor più straniante lo è quando vi rendete conto che state visitando questa collezione senza la presenza ingombrante e antipatica della guardianìa. Vero che è seccante, nei musei e nelle mostre, quando entrate in una sala, siete soli, e dopo cinque secondi arriva il guardiano che butta lì un’occhiata? Un’occhiata che perecepite sempre come vagamente offensiva, vagamente arrogante, sicuramente impudica.
Ecco, a villa Panza questo non accade. Guardiani pochissimi, e molto discreti. In quasi tutte le sale siete davvero soli. Si fidano di voi, forse. Sarà la vicinanza con la Svizzera, forse ancora. Di sicuro, qui vi viene restituita la privacy, cioè l’esplosione protetta, privata e pudica delle vostre emozioni davanti all’opera. Un cosa rara che vale la pena di provare.

Beh se vi è sembrato chissà cosa il piano terra, aspettate di salire al piano superiore.

Qui ci sono le installazioni al neon di Dan Flavin. Qui percorrete un lungo corridoio che è esso stesso opera d’arte, fitto di tubi al neon progettati e installati per questo corridoio in questa villa da Flavin. È il Varese Corridor. E sul Varese Corridor si aprono altre stanze tutte Flavin, con opere progettate, preparate, installate esattamente per quelle stanze lì. Tocca parlare di esperienza – scusate, mi sembra di ritornare alle assemblee di classe al liceo, era seventies – ma davvero la fruizione di queste opere è tale: e cioè un’esperienza globale, polisensoriale. Entrare in una stanza di Flavin percorrendo il Varese Corridor conduce in una dimensione differente, modifica la qualità della percezione, sollecita recettori sensoriali sopìti. C’è qualcosa del trip psichedelico, qualcosa del viaggio mentale guidato da sostanze psicotrope, nell’entrare e uscire da questi alti e bassi di luce, da questi bagni densi di colore, da queste piscine cromatiche. C’è qualcosa della Discovery nel folle atterraggio su Giove (si parla di Stanley Kubrick) mentre si percorre il Varese Corridor.

Mentre lo si percorre verso cosa?

Perchè non basta, non basta ancora: ve l’avevo detto o no che questo luogo è sopra, è oltre, è super?
É aprile, e ci sarà anche il sole, ma qui, atterrando solitario su Giove, avanzando a piccoli passi cauti lungo il Varese Corridor in technicolor, io sento freddo. Sento più freddo. Sento l’aria che si muove, sento l’annuncio di una discontinuità, di una soglia, di un salto verso l’altrove.
Poi questa soglia, questa discontinuità, la trovo davvero. No, niente stanza con me stesso anziano e morente disteso in un letto settecentesco. Ma qualcosa di comunque straordinario sì: quest’ultima ala della villa è dedicata a opere totalmente site-specific. E cioè opere d’arte che possono esistere solo qui, progettate per questa villa e non riproducibili e non trasportabili altrove. Come e ancor più delle stanze al neon di Flavin. Perchè quassù ci sono opere di Turrel, Nordman, Irwin. Che sono modificazioni architettoniche, murarie, della struttura della villa.
L’aria, il fresco, il taglio diverso di luce: entrano dal varco aperto sul parco della villa che è parte integrante di Varese Portal Room, scioccante opera site-specific di Robert Irwin, realizzata qui nel 1973 su commissione del conte Giuseppe Panza.
Scioccante?
Ma sì, scioccante: inattesa, soprendente, di nuovo straniante benchè semplicissima, tre mura bianche dal taglio trasversale, un varco aperto sull’esterno, l’aria, la luce, il calore che entrano asimmetrici, scaleni.
Lo vedete nell’immagine che apre questo post, racchiusa nella piccola scatola di max 250 pixel per lato. Fate la Milano-Laghi, respirate la Svizzera, scioglietevi con l’autostrada dentro a Varese, cercate occhiuti i cartelli per Biumo Superiore, parcheggiate, esplorate solitari il piano terra, atterrate su Giove con Dan Flavin, e poi arrivate sin qui: c’è qualcosa di bello. Bello di una bellezza unica, che in questo caso non è certo un modo di dire.
 
I commenti dell'autore
Piersandro Pallavicini per Danilo Maraschi 30 giugno 2008


Ma caro Danilo, che piacere ritrovarti qui! A questo punto ci vediamo a Biumo?
Abbracci!


 
I vostri commenti
Il commento di Danilo Maraschi 30 giugno 2008


E' sera. Con passo spedito -manca così poco alla corsa!- cerco di arrivare nel luogo dell'appuntamento. Non corro per arrivare in orario, corro per limitare i danni di un ritardo cronico troppo spesso decantato da mia moglie. Già vedo Gianluca sul marciapiede che controlla orologio-traffico-strade. Speriamo non sbuffi, ti prego non lo fare... invece, eccolo che sbuffa ed allarga le braccia. Lo sapevo, l'ho fatto incazzare... Mezz'ora dopo siamo al bar e lui mi sta parlando di arte moderna e di quella Villa Panza a Varese in cui almeno due volte l'anno ci fa una gita con famiglia. Mi dice che P. Pallavicini ne parla sul suo blog... così, ecco quà che mi vien voglia di salutarti tanto. Ciao Palla! Un abbraccio a te e alla tua famiglia.


 
Il commento di Piersandro Pallavicini per Gianfry Specific 26 giugno 2008




 
Il commento di Gianfry Specific 25 giugno 2008


Caro Piersandro, parli di monocromi come opere d'arte. Ma sei sicuro?


 
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