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22 aprile 2021
In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Ricci di mare al caffè, Luis Figo e russi arricchiti: da Cracco, questa volta quello vero 4 luglio 2008


Ristorante Cracco, via Victor Ugo, 4 - Milano. Voto: 7.5/10

Il ristorante Cracco è a detta di molti il miglior ristorante di Milano. La zona è centralissima, Carlo Cracco è sempre in alto nelle classifiche mondiali degli chef più apprezzati, e intorno a lui e al suo locale comincia a brillare una polverina dorata di stardom. Ci sono stato qualche mese fa (era il novembre 2007), e vi racconto com’è andata.

Arredo, decor, mise en place... Tutto lussuoso, tutto modernista, tutto benissimo. Un po' di acciaio, molto legno in decorazioni geometriche color noce, luce indiretta e calda, pavimento chiaro, tovaglie chiare, sedie color ebano, bicchieri piatti posate semplici e funzionali, di gusto e di classe. C'è uno spettacolare ascensore cilindrico high-tech che dall'ingresso ci porta giù in un mezzanino con vista sul restaurant, accompagnati dall’addetto alla ricezione. Seduti su poltroncine design di pelle nera passiamo cinque minuti d'attesa credo meramente coreografica e poi ci accompagnano al tavolo.

Servizio...
Il maitre è meraviglioso. Li riconoscete a vista i maitre così: per il viso e l'espressione che hanno, per il tono di voce, per come si muovono. E questo signore è un campione, assolutamente eccellente.
Il sommelier è gentile e sembra preparato, ma senza volere lo metto in imbarazzo chiedendo che vino mi consigli con gli spaghetti caffè e ricci di mare, che mi paiono molto difficili da abbinare (prima che li assaggi e mi renda conto di cosa veramente siano: ma lascio un po’ di suspance, spiego più sotto). Dunque solo benino.
Camerieri. Uno stuolo, solerti, veloci... ma non esattamente adatti. O meglio: alcuni sì, altri meno. Perchè, questi "altri", hanno un'aria vagamente da service di disco-bar. Cioè gentili coi clienti ma tra le righe minacciosi, come se fossero pronti a alzare la voce e a prenderti per il bavero nel caso nella sala si creasse un problema. Un po' come se questa sera fossero da Cracco per caso, per fare un lavoro come un altro, con sottotraccia il fastidio di dover rimanere lì a lavorare per te anzichè andarsene in giro con la fidanzata. Sottolineo: non sperimenteremo alcuna reale dimostrazione di minacciosità o maleducazione, per carità. La serata sarà sobria e serena. Diciamo però che certe cose - così come l'eccellenza del maitre - si leggono nei movimenti e sul viso. Noi siamo in tre, e tutti e tre, alla fine, avremo letto la stessa cosa.


Piatti e presentazioni: tra il bene e il benissimo, ci mancherebbe altro.
Riceviamo quei pre-antipasti, quegli amouse bouche e quegli assaggi a sorpresa tra un piatto e l'altro che in un super-restaurant sono ormai di rigore.
L'architettura e il technicolor delle portate sono adeguati, con dietro una base di food design come ci si aspetta.
Nel menù ci sono invenzioni di intrattenimento e cose più tradizionali. Io per esempio assaggio tra l'altro spaghetti al caffè e ricci di mare, e un dolce di piccole meringhe all'azoto liquido (di quelle che le mettete in bocca, si scaldando e esplodono come piccole bombe gassose) quindi insomma spazio anche all'entertainment, al divertissement, alla sorpresa. Ma, terminata la cena, mi accorgo che niente è stato davvero memorabile, questo il punto.

Tant'è vero che, essendo passato qualche tempo dalla serata, ora non ricordo assolutamente cos'altro abbia preso. E anche: di questi due piatti che ho citato, mi ricordo il dolce per via delle nuvolette bianche che mi uscivano dal naso, e gli spaghetti per la delusione di aver mangiato semplicemente un ottimo piatto di spaghetti di pasta fresca ai ricci di mare giacchè il caffè, in tracce evidentemente omeopatiche, stava ben nascosto (credo) nell'impasto degli spaghetti e lasciava trapelare ben poco di sè.
Insomma, tutto molto buono, molto bello, molto elegante, molto lussuoso. Ma appunto: niente di memorabile.

Cosa mi ricordo con chiarezza? Che a un certo punto sono entrati Figo, Maxwell e Maicon, con splendide mogli al braccio, e che sono stati accompagnati in una saletta appartata con gran strette di mano e pacche sulle spalle da parte del personale di sala.
Mi ricordo di un individuo che cenava da solo e che a lungo ho pensato fosse uno della brigata di cucina in un momento di pausa, giacchè indossava un grembiule bianco particolarmente estroverso (e invece era un cliente con una camicia bianca dal taglio terrificante).
Mi ricordo due russi cinquantenni, gonfi e un po’ troppo rumorosi, con completi gessati verosimilmente haute couture che gli facevano però difetto ovunque, e i calzini bianchi corti. Accompagnati, i due russi, da due vistose signorine sudamericane cui, verosimilmente, nel corso della serata non avrebbero pagato soltanto la cena.

Questo è il "ma" di Cracco. E' il ristorante più di tendenza di Milano, ma probabilmente non il più chic. Attira una fauna internazionale di benestanti il cui motto non mi pare sia esattamente noblesse oblige. C'è una vaga aria di "vippaio", un vaga aria di trash, una vaga aria di molesta volgarità stile Italia 2008 tra la clientela. E non va bene che quando entrano tre calciatori i camerieri si lascino andare a gesti di giovanottistica familiarità, come se stessero incontrando il cugino emigrato nella rimpatriata al baretto del quartiere.
No, non va. Ci vuole distacco e sobrietà sempre, in un posto così. Questo è il lusso, questa è l'eleganza. E non va assolutamente bene che i camerieri alzino la voce gli uni con gli altri in sala, anche se si fossero vicendevolmente pestati i piedi. C'ero, l'ho visto. E il santo Maitre Eccellente, infatti, li ha richiamati e sgridati con somma discrezione.

Insomma, manca questo a Cracco Peck: l'intimo rapporto tra cliente e cibo. Non è esattamente il tipo di posto dove vai e ti senti in confidenza con i piatti che assaggi. Dove chiudi gli occhi e assapori. Non è un tempio della cucina di ricerca, dove chi ti mette i piatti in tavola sa dire le cose giuste per destare la tua curiosità e farteli gustare meglio e di più. Dove il personale di sala gode nell'osservare il tuo stesso piacere. E dove tutti lavorano per esaltarlo, questo piacere.
Non stai sperimentando una formidabile esperienza del gusto, quando ti siedi ai tavoli di Cracco.
Stai mangiando benissimo, in un bellissimo posto, immerso in una vaga aura glamour, e ti sembra pure di essere nel centro della (inestistente) movida milanese.
Che è forse una cosa interessante, ma non quella che stavamo cercando noi.
 
I commenti dell'autore
per Ilaria (a cui piace la Basilicata) 7 luglio 2008


Cara Ilaria,
ti ringrazio del commento e incoraggio tutti gli altri lettori a farne di propri (insomma a suggerire luoghi, alberghi, ristoranti, cose, persone che contribuiscano al nostro "bien vivre").
Però chiedo a te e a gli altri a venire: potreste essere meno lapidari? Ilaria, che in Basilicata ci siano posti meravigliosi non ne dubito. Che sul sito che ci hai suggerito li si possa trovare, anche. Ma non potresti essere tu a illuminarci (e ingolosirci) prima, con qualche dettaglio?
Dai, per esempio: suggeriscici quello che pensi essere il SuperRestaurant più super della Basilicata. Ti va? Con qualche impressione sullo chef, se vuoi...
Grazie comunque, e magari ci si vede in Basilicata! ;O)


 
I vostri commenti
Il commento di Ilaria 6 luglio 2008


a proposito di bien vivre, ti consiglio la BASILICATA. www.basilicata.travel


 
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