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22 aprile 2021
In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
La ragazza di Vajont, Roquefort e Stroh 80° 27 agosto 2008


Tre anni fa Tullio Avoledo ha scritto una strepitosa recensione di Atomico Dandy su Il Giornale. Non ci conoscevamo, il libro gli era arrivato tramite una conoscenza comune. Dopo la recensione, una telefonata. Poi ci siamo scritti tre o quattro e-mail, ciascuna a distanza di mesi, anni, dalla precedente.
Perchè lo scrivo? Perchè adesso mi appresto a parlar molto bene del più recente romanzo di Tullio Avoledo e sò benissimo che qualcuno, ammesso che possa ricordarsene ancora, potrebbe evocare il fantasma di quella lontana recensione e pensare a questo mio come a un post "peloso".
Allora preferisco essere io stesso a ricordare l’episodio e a dare le reali dimensioni del mio rapporto con Tullio, così che se qualche dietrologo ossessivo fosse portato a formulare dubbi e pensieri di pelosità, avrebbe la possibilità di accomodarsi senza sforzo. Sarebbe un peccato, però: io e Tullio proviamo reciproca stima e certamente, da quel che scriviamo, intuisco che tra noi esista una certa qual sintonia. Ma non è che siamo gli Achille e Patroclo della narrativa italiana. Voglio dire, credetemi: ci si guadagnerbbe un’eccellente lettura a fidarsi dell'opinione del sottoscritto. La Ragazza di Vajont (Einaudi - mi perdonerà la Feltrinelli se parlo di un libro della concorrenza? - 310 pagine, 17 euro) è infatti un romanzo così peculiare, fuori dagli schemi della narrativa italiana, intelligente e bello che merita un posto in vetrina in un blog come questo, dove si parla di bien vivre.

Ora, il romanzo di Avoledo non è entertainment lussuoso e gratificante. Non è divertimento, pietre levate dal cuore, respiro che si apre come la corolla di un fiore in un mattino di primavera. Libri così (dico quelli del divertimento, delle pietre levate, delle corolle), sono certamente consigliabili agli amanti del bien vivre quanto un super-restaurant o una marca sconosciuta di eccellente rhum agricolo. Libri che potrebbero corrispondere, per dire, a Single senza pace di India Knight, a Kitchen Confidential di Anthony Bourdain, o a un qualsiasi libro di P.G. Wodehouse con Jeeves protagonista.
La ragazza di Vajont è un’altra cosa.
È un libro ambientato in un futuro prossimo, dentro un’Italia e un mondo “diminuiti” (per dirla alla Houellebecq) da una terza guerra mondiale, con un regime simil-fascista che ha orchestrato il disastro e che ora si regge in piedi a stento nella sua proverbiale decadenza, dentro un lugubre quotidiano dove tutto (benzina, cibo, abiti, elettricità) è un lusso. Chi dice io nel romanzo non ricorda, o meglio non deve ricordare chi è, cosa ha fatto, cosa c’è dietro la barriera del suo passato prossimo. Tornerà a ricordare, nel procedere della vicenda, a causa e per una ragazza, la cui bellezza e semplicità e integrità gli apriranno il cuore e gli archivi piombati della memoria.

Lasciamo perdere i dettagli della trama, la tecnica, i riferimenti, vi spiace? Posso usare l’approccio recensorio che preferisco? Quello sfacciatamente e teneramente emozionale?
La sera stessa in cui ho finito La Ragazza di Vajont ho scritto un’e-mail a Tullio Avoledo, e-mail che era accorata, partecipata, anche un po’ nuda, e dunque certamente tenera. Tra l’altro, gli ho scritto così:
“Oggi pomeriggio ero a Locarno, questa sera sono in Italia sul Lago Maggiore, ci sono tornato in Jaguar, e qui ho finito le ultime 80 pagine de La ragazza di Vajont...
Quando leggo i tuoi libri mi sa che scatta sempre questa magia, una struttura enigmatica di coincidenze, di collegamenti complessi...
Complimenti di nuovo [...], il tuo romanzo me lo sono bevuto in quattro giorni, cosa che di questi tempi per me è un'eccezione miracolosa. Nelle notti di questi quattro giorni ho fatto sogni strani, sinistri, sono stato completamente soggiogato da "La Ragazza...", che è un libro splendido, torbido, che mi ha tirato giù nel gorgo, e che mi è suonato perfetto per questi giorni e sinistramente profetico [...]. E un libro, poi, pieno di poesia, di bellezza, di mistero. Ogni pagina è come una botola che si apre, con tu che leggi che vai giù, dentro altri sotterranei, lungo un labirinto trasversale, inclinato, verticale. Che bello. E quanto sei pazzescamente bravo.”

Per tornare al bien vivre e al perchè questo romanzo sia qui, leggere La ragazza di Vajont è bien vivre quanto assaggiare un Roquefort tutto blu, quanto sorseggiare uno Stroh a 80 gradi, quanto vedere in prima fila Hey Girl! della Raffaello Sanzio. È un’esperienza estrema, possente, che ti spaventa e ti entra nella testa per non farsi dimenticare più.
Poi, perchè Jaguar, Locarno e Lago Maggiore siano una strana coincidenza, è un piccolo mistero che si svelerà solo a chi questo romanzo lo leggerà davvero....
 
I commenti dell'autore
per Carlo Cristofori 8 settembre 2008


Caro Carlo,
le ho risposto privatamente (se l'e-mail che ha indicato nel post era corretta). Comunque - lo dico per chiunque ne fosse incuriosito - temo che Avoledo desideri che la sua e-mail non venga diffusa. Per cui ho consigliato il cortese lettore di passare attraverso l'ufficio stampa di Einaudi, possibilimente con una vecchia e cara lettera in carta.


 
Sandro per Teo 8 settembre 2008


Hello Teo!
Grazie per la doppia segnalazione. Pulp lo prendo di sicuro... Per il romanzo che mi consigli: mi fido ciecamente di te, ma per niente di me. Sò già che lo comprerò per lasciarlo lì, senza il tempo di leggerlo. Ma non si sa mai...


 
Piersandro per Silvio 1 settembre 2008


Caro Silvio,
che dire? Boh! Capita spesso che libri molto belli - libri diversi dalla media della narrativa italiana per qualità positive, complessità, intelligenza - non abbiano la risonanza che meritano. Non è che i recensori non se ne accorgano: di solito i recensori sono "tecnici", sono scrittori, critici, persone abituate a leggere molto e "a prenderci" sui libri che leggono (se mi permetti di usare questo, ehm, tecnicismo). Quel che manca perchè di un libro si abbia davvero la sensazione che esista è il "contorno spettacolarizzante": pezzi sui magazine-supplemento, interviste sui rotocalchi, passaggi televisivi... Quello (purtroppo) aiuta veramente a far percepire un libro come vivo, interessante, da leggere. E quello (purtroppo ancora) spesso è legato più alla capacità di un libro di far parlare di sè che non a quello che il libro effettivamente racconta e vale.
Tornando al bel libro di Avoledo, c'è stata per esempio un'ottima recensione di Sergio Pent sul Tuttolibri di La Stampa. Ma credo non molto di più. Contro La ragazza di Vajont ha giocato anche il momento dell'uscita: poco prima di agosto. Momento pessimo, perchè l'attenzione anche delle migliori pagine culturali cala, si distoglie dall'attualità (libri in uscita) e si sposta su un generone estivo fatto di classici riesplorati per la centesima volta, intrattenimento (magari anche di qualità, non nego), leziosità e bon bon letterari.
A un libro come quello di Avoledo che entra a gamba tesa sulla realtà, questa allure vacanziera - tutta bon mots, taccuini inediti di Simenon e epistemologia del nocino della Valle Staffora - di certo non giova.


 
I vostri commenti
Il commento di marilla 17 settembre 2008


Caro Piersandro ho appena finito di leggere "L'ultimo giorno felice" di Avoledo. Guarda, non ho parole è bellissimo, bisognerebbe riuscirlo a far leggere a tutti quelli che pensano che il male o il maledetto sia negli strani, in quelli che si vestono male e non nei perfetti doppiopetto, cravatte e ventiquattrore Prada! che ne pensi?


 
Il commento di Carlo Cristofori 5 settembre 2008


Salve, posso chiedere l'email di Alovedo? Per un'amica che vorrebbe scrivergli dopo aver letto La Ragazza di Vajont. Grazie.


 
Il commento di Teo Lorini 4 settembre 2008


Non so se servirà ancora ad Avoledo o se darà al suo romanzo uno iota della visibilità che stramerita, ma pure l'umilissimo sottoscritto ha recensito La ragazza di Vajont. Il mio pezzo apparirà su Pulp di settembre e, già che ci sono, mi permetto di segnalare un altro romanzo di cui si parla troppo poco:"La fine dei giorni" di Alessandro De Roma, Il Maestrale. Intanto ha più di un punto di contatto con La ragazza di Vajont: nessun compiacimento apocalittico ma una sensibilità raffinata e un concretissimo (e giustificato) senso di allarme per una società che non solo va alla deriva ma, per molti versi, vi è condotta. Inoltre dimostra (proprio come Avoledo ai suoi esordi) uno stile già sicuro e un talento che promette benissimo.


 
Il commento di gianni biondillo 1 settembre 2008


Ammetto di non averlo ancora letto, ma mi fido ciecamente della recensione: Tullio è uno scrittore a dir poco strepitoso!!!


 
Il commento di silvio 30 agosto 2008


Letto il libro, ma perchè è passato inosservato dalla critica ufficiale? cosa serve ad un bel libro come questo per entrare nel regno delle recensioni? me lo spiegate Voi scrittori?


 
Il commento di carlotta 29 agosto 2008


Caro P. quando ho letto La Ragazza di Vajont, tutto mi è passato per la mente, il fascismo terribile dell'immobilismo e della nn decisione, il fascismo dell'ignoranza, il fascismo dei caporali, quello dei sottosegretari...insomma delle 1/2 calzette, ma una cosa volevo come in quel libro: l'amore del protagonista per la ragazza di Vajont. Un amore forte, da amante, da padre, un amore che salva e che decide di esserci malgrado tutto. Un'altra cosa e che ho trovato il libro molto cinematografico. Dopo il Divo o Gomorra magari la Ragazza di Vajont. Ma forse ci sono troppi "sottosegretari" nel cinema italiano!


 
Il commento di Marios 28 agosto 2008


L'ho letto sotto l'ombrellone e quasi congelavo. Mette i brividi. Ma hai ragione, Piersandro, è un bellissimo libro. Hai detto poco però di come sembra profetico per la situazione dei nostri giorni. A me sembra che la svolta dittatoriale in Italia sia nell'aria, ma che sia visibile nel comportamento e nelle idee della gente, più che in quelli del governo.


 
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