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5 dicembre 2021
In Universale Economica
La posta del cuore: il blog di Piero Degli Antoni
Tutto è cominciato con "Tutta mia la città" 17 settembre 2008


Ho scritto
“Quel che non è stato” partendo dalla suggestione di un brano musicale
che, pur non venendo da uno dei miei gruppi preferiti, fin da piccolo
mi aveva colpito: “Tutta mia la città” dell’Equipe 84. Un brano nel
quale gli autori sono misteriosamente riusciti a condensare e a
trasmettere l’avvenimento più angoscioso che possa capitare a un essere
umano innamorato: aspettare la persona amata a un appuntamento e poi
arrendersi all’evidenza: non verrà. “Fumo un’altra sigaretta e poi/ me
ne andrò senza te”. Pura poesia. Crudele tortura. Sconforto infinito.
Ed è appunto intorno a una scena del genere che ruota tutto il romanzo.
Credo che a tutti – ma proprio a tutti – sia prima o poi capitato
qualcosa del genere. Ciò che mi affascinava era proprio il lento
trasmutare della gioiosa aspettativa in ansia sottile, poi tormento,
poi angoscia, poi terribile certezza: quegli indefinibili spostamenti d’
animo che in un’ora – ma anche in pochi minuti – possono gettare un
cuore dalle altezze della felicità nel baratro della disperazione.

Ho
scritto il romanzo in forma di thriller perché il thriller merita di
occuparsi di altro – direi di più importante – che di banali omicidi.
Un amore perduto è senz’altro un caso più complicato di un assassinio
per vendetta, per avidità, per invidia, per follia. La nostra esistenza
è costellata di misteri – perché mio padre ha lasciato mia madre?
Perché dio si rivela solo attraverso le catastrofi? Perché una volta sì
e una no la maionese impazzisce? – che possono essere più avvincenti di
Dieci piccoli indiani. Su questo blog, se vorrete, potremo indagare sui
misteri, i dubbi, le contraddizioni e magari anche sulle soluzioni dei
delitti sentimentali. Il caso Amore è aperto.
 
I commenti dell'autore
dal tempo delle mele a quello degli sm 26 settembre 2008


In effetti oggi la sovrabbondanza di comunicazione (per me positiva, per carità) ha deviato il percorso delle esistenze di ognuno modificando abitudini che sembravano eterne. Una volta per lasciarsi due innamorati dovevano per forza incontrarsi, parlare, discutere, magari litigare. Al massimo si poteva sfuggire negandosi al telefono, ma prima o poi, spesso con un agguato sotto casa, il momento del redde rationem arrivava. Oggi invece è noto (non sto a dilungarmi, ormai è un luogo comune) che il cellulare ci rende eternamente reperibili, e quindi si accorcia in qualche modo il periodo della sofferenza. Al cellulare è pressoché impossible negarsi (almeno se lo si possiede): presupposto di chi ha un cellulare è appunto l'ininterrotta reperibilità. E quindi quando l'amante/innamorato vuole lasciare qualcuno può trasmettere immediatamente la sua volontà, sull'onda dell'impulso, ricorrendo addirittura a un Sms che con la sua feroce stringatezza da notifica giudiziaria mette il mittente al riparo da qualsiasi lamentosa recriminazione. All'altro non resta che subire, oppure a sua volta contrattaccare con continue supplichevoli telefonate. E' finito il tempo dei tormenti silenziosi accanto a un telefono che non suonava oppure, ancora peggio, le attese interminabili di una persona che appunto, come nella canzone dell'Equipe 84, alla fine non verrà. Il cellulare e gli Sms, con la loro sbrigativa immediatezza, ci hanno privato di quella dolce sofferenza dell'attesa, di quell'area di penombra in cui, almeno, si poteva ancora sperare.


 
I vostri commenti
Il commento di marta 26 settembre 2008


Salve Tutta mia la città è la canzone che spesso canticchia mio padre Prima di leggere il suo post non avevo mai fatto caso alle parole "Lei non verrà... fumo un'altra sigaretta e poi". Beh, le dirò che oggi ci sono modi più crudeli per dire a una persona che un'amore finisce. Per telefono, come è capitato a mio fratello qualche tempo fa (e per giunta aveva pure chiamato lui...) o via sms come è capitato ad una mia compagna di scuola.


 
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 Giusto o sbagliato
 Il cognome dello zio
 Tutto è cominciato con "Tutta mia la città"
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Quel che non è stato
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