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In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
NOVECENTO, Meina: un super restaurant senza "se" e "ma" 29 settembre 2008


Ristorante Novecento, Meina (NO), via Bonomi 13 - http://www.nov-ece-nto.it - voto: 10/10

C’è stata un’epoca in cui lo spazio di Edoardo Raspelli sul “Tuttolibri” di La Stampa rappresentava per me la Rolls Royce delle pagine di gastronomia e bien vivre. Ora si è spostato in altre pagine del quotidiano torinese ma allora, incastonato il quel magnifico contenitore tra libri e arte, Raspelli ogni settimana recensiva carismatico un ristorante e un albergo. Ammiravo il suo stile, qui burbero e la commosso. Mi divertivo e sghignazzavo a leggere le sue stroncature, sempre perfide. Ma, anche, mi entusiasmavo insieme a lui quando, di un ristorante, scriveva un peana. Pendevo dalle sue labbra, credevo ciecamente ai suoi giudizi. Tuttavia non mi era mai capitata l’occasione di verificarli sul campo, o per meglio dire al tavolo.

Il 31 marzo 2006 Raspelli recensiva il Ristorante Novecento di Meina, facendolo a pezzi. Il titolista del supplemento gli andava a ruota, sparando l’ironico “Esordio: un sacchetto di cellophane con cose mangerecce disidratate”. Ci si riferiva a un sacchettino di verdure, frutti, erbe disidratate e salate, che veniva offerto ai clienti insieme all’aperitivo (è nella foto). Raspelli lo catalogava tra le “gastro-cazzatine” che funestavano il locale, chiamandalo “il sacchettino dell’insulso mangiare”. E il Novecento era “un posto dove si faceva “cucina di testa” (sto citando) e dove si trovavano “piatti ispirati alla cucina della leggerezza, ma che a furia di alleggerirsi diventa diafana, inconsistente, di nessuna soddisfazione per il palato.”
Mah... Non avevo sghignazzato. Qualcosa non mi tornava in quella stroncatura. Era così sopra le righe, così piena di livore che ho pensato: “questo posto è così diverso, così estremo, così oltre, che forse a Raspelli non è semplicemente dispiaciuto, ma è risultato del tutto incompatibile.”
Con quest’idea in testa, ho pensato anche: “un posto così speciale lo devo visitare”.
Dunque, il 13 giugno 2006 ho mangiato per la prima volta in un ristorante di cui avevo prima letto una recensione Raspelliana.

Meina è sul Lago Maggiore, sponda novarese. Ci si arriva con la A26, c’è un’uscita dedicata. Si esce in alto e poi si scende verso il lungo lago, giù da stradicciuole strette, sopra le quali fa galleria il verde che esce dai giardini delle ville, splendide e nascoste dietro mura di pietra. Si parcheggia vicino all’oratorio. Si fanno quattro passi è c’è l’insegna del Novecento.
Beh, cari amici: welcome to paradise.
È presto, le otto appena. Mi accoglie Simone Pilla, maitre di sala, con un gessato marroncino perfetto e un perfetto bilanciamento tra cordialità, professionalità, sobrietà. La sala è bellissima: elegante, minimale, vagamente japan, la mise en place sui tavoli è di un’eleganza altrettanto impeccabile. Questo è lusso, mi dico subito. Questa è perfezione.
Simone Pilla mi accompagna fuori, nel terrazzo-giardino. È così presto che sono ancora l’unico cliente. Lui mi fa compagnia direi con “amorevole discrezione”. Lui mi propone l’aperitivo, champagne, e mi porta il famoso sacchettino...
Beh, che dire... Le foglie, la verdura, i semi erano straordinariamente appetitosi. E sgranocchiarli li fuori, comodissimo su una poltrona ben imbottita, con un ottimo champagne, Pilla che andava e veniva con i tempi giusti, il cielo sereno che si scuriva, la temperatura che calava di quel tanto: era tutto molto, molto, molto divertente.
Poi la carta delle acque minerali.
Poi, dentro, il menu degustazione “Gusto” del Novecento, una pletora di piatti squisiti, geniali, divertenti, amazing per dirla all’inglese, di classe. E preantipasti, predessert, piccola pasticceria col caffè e sorpresine gentili a profusione.
Una serata indimenticabile, di scoppiettante e confortevole divertimento, sulla quale campeggia – in un ricordo ancora chiaro dopo due anni – un risotto alla zucca con foie gras da paradiso. E il flash di un cliente musulmano che chiede, improvvisamente, poichè è giunta l’ora, un luogo dove inginocchiarsi e pregare: con lo squisito Simone Pilla che con discrezione e prontezza estreme risolve, preparandogli uno spazio con un po’ di privacy nel minuscolo salotto-ingresso e vigilando per evitare transiti dalla sala.
Un paio di giorni dopo, senza riuscire a liberarmi del ricordo piacevolmente intenso di quella cena, ho scritto una lettera a Matteo Vigotti (lo chef del Novecento) e Simone Pilla.
I grandi Vigotti e Pilla perdonino quel troppo entusiasmo da principiante gourmet, e perdonino anche se qui riporto questo stralcio, che ben racconta, però, quanto fossi scombussolato: “Vi scrivo per dirvi che la cena è stata oltremodo bella. L’esperienza in sè, è stata qualcosa di magnifico da un punto di vista estetico. Perfetta l’accoglienza, l’ambiente, la cura che vi siete presi di me, i dettagli, i “vizi” che mi avete concesso. [...] I vostri piatti non sono semplicemente buoni, sono delle esperienze sensoriali ed emozionali. Sono qualcosa di “narrativo”. Il gusto delle componenti, intendo dire, si sviluppa, al palato, in una sequenza che sembra quella di un racconto ben bilanciato. Credetemi: alla vista e poi all’assaggio di alcuni dei vostri piatti, non si prova solo piacere, ma anche emozione. E meraviglia.”

E Raspelli? Ne abbiamo parlato anche con Vigotti, al Novecento, a cena terminata. Lui, lo chef, alzava le spalle e diceva “cose che succedono.” Sì, mi sembrava che lo avesse già perdonato. Io? Io ho architettato spiegazioni su gap generazionali, sulla fisiologica resistenza al nuovo degli intellettuali, su una serata storta per il duodeno infiammato. Chi lo sà. Sò che una volta di più, a far gli impertinenti e gli irriverenti coi Grandi Maestri, qualcosa ci si guadagna sempre. Non fosse altro che la scoperta di un Restaurant davvero Super, di cui mi sono innamorato.

E sapessi com'è strano
sentirsi innamorati sul Verbano


[per gentile concessione di Vanoni e Remigi]

 
I commenti dell'autore
Piersandro per Ginko 30 settembre 2008


Caro Ispettore, ti posso dare la mia sensazione (non ho dati alla mano). Una recensione così, alla fine, fa più bene che male.
Ho dato un'occhiata ai blog e alle riviste di gastronomia online, e tutti parlano benissimo del Novecento. Ti metto come esempio due link (copia e incolla nella barra degli indirizzi, perchè questi non sono cliccabili) ai commenti sul Novecento di quelli che mi sembrano i più vivaci e tecnicamente ineccepibili blog di gastronomia italiani.
1) "Marchidigola", il blog di Paolo Marchi (ottimo gastro-recensore per Il Giornale, nonchè ideatore e motore di Identità Golose) http://www.marchidigola.it/2007/12/page/2/
2) "Altissimo Ceto", blog foto-recensorio eccellente (ha in catalogo pressochè tutti i migliori ristoranti italiani), che riporta ben due recensioni molto positive del Novecento (il link è alla seconda, da cui si può risalire alla prima): http://viaggiatoregourmet.blogspot.com/2006/10/ristorante-novecento-meina-no-nov-ece.html
Al delle numerose opinioni positive, l'effetto di quella stroncatura sul Novecento è stato, ripeto, più positivo che negativo. Leggendo in giro per la rete si ha la netta sensazione che molti si siano spinti fino a Meina proprio perchè increduli, e desiderosi di verificare se avesse ragione d'essere tanto scandalo. Per poi accorgersi invece dell'eccezionale qualità del ristorante di Vigotti (cosa che, in molti casi, ha spinto i clienti a un utile passaparola o a commenti positivi nei blog gastronomici)


 
I vostri commenti
Il commento di Gianfry Specific 5 ottobre 2008


E bravo Sandro, mi hai stuzzicato, quasi quasi mi faccio un giro fino a Meina a provare sto posto e poi ti recensisco la recensione.


 
Il commento di Ginko 29 settembre 2008


Cosa succede quando un ristorante ha questo tipo di recensioni sui giornali? Contano, o sono lette solo da un pubblico di nicchia (come quelle dei libri) e quindi non spostano molto nella "hit parade" della ristorazione?


 
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