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C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
CEDRONI A MILANO: il Bistrot Bovisa, pazzo elegante e divertente. Solo se ci arrivate vivi 14 ottobre 2008


Bistrot “Avana Club”, Triennale Bovisa, via Via Lambruschini 31, 20156 Milano, www.triennale.it - Voto: 7.5/10


Moreno Cedroni, ha preso in consegna una parte della carta del Bistrot alla Triennale Bovisa.

Ecco.

Bene.

Poichè non vedo sopracciglia inarcarsi o bocche arrotondarsi per lanciare un lungo e sorpreso “oooh”, provo a spiegare.
Cedroni è il funambolico, elegante, acutissimo chef di uno dei ristoranti di maggior prestigio e voga italiani, La Madonnina del Pescatore in quel di Senigallia, a due passi da Ancona. Alla Madonnina spettano due stelle Michelin e tre forchette nella guida del Gambero Rosso, e Cedroni è uno che riceve continui attestati di stima dalla superstar mondiale della cucina creativa Ferran Adrià. Tutti lo amano e a ragione, perchè è un adorabile scienziato pazzo della nuova cucina italiana, dotato di un buon gusto infallibile.
La Triennale Bovisa, invece, è il nuovo spazio della Triennale di Milano, aperto nell’omonimo quartiere milanese ex-operaio (o magari mica tanto ex), su al nord della città. Quartiere in corso di riqualificazione, con tanto di sede distaccata del Politecnico di Milano, stazione dedicata del Passante Ferroviario, sede espositiva stra-modernista appunto della Triennale e, in questa sede, il Bistrot. Ma sì: un po’ come al vecchio Palazzo della Triennale in centro c’è il ristorante-caffetteria “diretto” da Carlo Cracco (si veda l’apposito post di qualche mese fa).
Complimenti: a Cedroni e a quelli della Triennale. Allo chef per aver accettato di infilarsi in questo posto fuori dal mondo, a quelli della Triennale per aver portato qui un cuoco non ovvio (non ruffiano, non della zona) che è una delle migliori incarnazioni, in Italia, dell’arte culinaria modernista e creativa, e quindi perfetto per uno spazio dedito a design e architettura contemporanei.
Posto fuori dal mondo, lo spazio Triennale Bovisa: perchè qui non ci si capita per caso durante una passeggiatina ma occore venirci on-purpose, facendosi 15 minuti di passante da Cadorna o mezz’ora di tram (più scarpinata dal capolinea); perchè la riqualificazione è ancora molto in corso e più che altro la zona sembra che sia stata bombardata l’altroieri; perchè oggi – sabato, ora di pranzo – ti pare che stiano girando un remake di Occhi bianchi sul pianeta terra, tira un vento strano che urla tra i capannoni, le cartacce svolazzano alte, e in giro non c’è nessuno salvo una specie di skin guercio e un arabo con lunga barba e bizzarro copricapo, che rimastica tra sè forse versetti coranici o forse maledizioni.
Comunque arriviamo sani e salvi a questa Triennale Bovisa dov’è in corso la mostra dedicata alla Valentina di Crepax. Abbiamo fame, e dunque subito dentro al Bistrot.
Con piacere (perchè si sta più comodi con il servizio tutto per noi) e con rammarico (perchè si fa a priori il tifo per loro e dispiace) vediamo che c’è un solo altro tavolo occupato. L’arredo è arty, proprio come ti aspetteresti per la caffetteria di un museo di design contemporaneo. Poltrone-sacco multicolor come quelle di Zanotta, tavolini e sedie in polimero bianco hi-tech con tovaglietta in maglia di metalloche pare rubata dal set di Barbarella, bancone bar a vista con due-camerieri-due però gentili, riservati, molto stilè (altissimi, magrissimi, vestiti di nerissimo). Spiace solo un po’ l’incongrua sponsorizzazione Avana Club, che evoca fantasmi di happy hour e sbevazzatori di mojito in occhiali scuri.
Comunque ecco la carta. Della quale solo una parte (circa il 20%) è di piatti curati da Cedroni. Strano, o forse semplicemente mossa salva-vita, per consentire al locale di campare anche su una ristorazione di qualità ma con preparazioni più convenzionali. L’Officina di Moreno Cedroni (questo il titolo della sezione dedicata) offre piatti di pesce progettati dal folletto marchigiano, la cui realizzazione da parte dei due cuochi residenti a Bovisa ha passato il suo esame personale. Io prendo un salmone marinato con pomodorini (buono ma oggettivamente anonimo) e un tonno con gelato alla senape e mandorle croccanti (sorprendente e buono). Mia moglie una non-cedroniana tagliata di filetto d’Irlanda con giochi di sale e pepe (buona e divertente). C’è un’ampia scelta di vini al calice (bravi!), l’acqua è San Pellegrino e te la danno fredda o a temperatura ambiente a richiesta (bravi ancora!), all’unico altro tavolo ci sono bambini, per loro chiedono piatti modificati rispetto alla lista e glieli preparano con un sorriso (bravissimi!).
Dolci interessanti e divertenti (mousse di cioccolato all’olio di mandarino e crema al mascarpone con spuma di nutella), conto da ristorante medio milanese (80 euro in due).
Un bel posto. Certo non un super-restaurant, ma un bistrot dove vale la pena venire per divertirsi a mangiare con gusto e eleganza in un’atmosfera artistico-modaiola non sdata.
Ma per favore, cari signori della Triennale: motivate un po’ di più i visitatori! Per forza che il Bistrot oggi era vuoto. Affrontare il passante, il dopobomba, lo skin guercio, l’arabo maledicente e gli sguardi bianchi dei bambini diabolici per una mostra su Crepax, scusate, è dura. A meno di non fregarsene della mostra e di puntare esclusivamente al ristorante. Come, ammetto, abbiamo fatto a priori noi.
Già. Ma escludendo quei pochi matti infatuati delle nuova cucina italiana, il bravo Cedroni, qui, chi lo conosce?
Sinergia, diceva la mia prof di chimica al second’anno, occorre sinergia...
 
I commenti dell'autore
per Gianni Biondillo 19 ottobre 2008


Guarda, in un mucchio di calcinacci, dietro a un capannone in "riqualificazione", c'erano un paio di gambe buttate lì, segate all'altezza del femore...


 
I vostri commenti
Il commento di gianni biondillo 18 ottobre 2008


"Comunque arriviamo sani e salvi a questa Triennale Bovisa"... ESAGERATO! Manco fossi andato a Bagdad.


 
Il commento di nadia 17 ottobre 2008


Mi ha colpito quello che ha scritto sull'acqua a temperatura ambiente/frigo e soprattutto sui bambini. E' vero! Mi sono accorta che in certi ristoranti "fighetti" non riesco neanche a farmi dare un piatto di riso in bianco per mio figlio, che ha 4 anni e non mangia di sicuro riso con zucca, capesante e riduzione di torcolato!!! Perchè? Non hanno tempo in cucina o si offendono perchè si sentono sminuiti come cuochi/artisti?


 
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