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C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Ma davvero ho scritto un romanzo di destra? 6 marzo 2009


African Inferno è uscito il 29 gennaio. Lo stesso giorno, è uscito il primo pezzo dedicato al libro: una lunga recensione-intervista su... Il Secolo d’Italia. Sì, proprio il giornale di Alleanza Nazionale. Lì, un bravo giornalista, Roberto Alfatti Appetiti, parlava con toni positivi del modo di trattare il razzismo che aveva trovato nel mio romanzo.

Ma cosa ho fatto, in African Inferno? Ho parlato del razzismo, dei preconcetti, di quelli degli italiani, e di quelli degli africani. Sul lato italiano ho percorso un doppio binario, raccontando sia del razzismo becero (odio, disprezzo, nessuna considerazione per i neri), sia della “positive discrimination” (il vedere a tutti i costi nel nero la bontà, dandogli ragione e favorendolo anche quando ha torto marcio). Sui preconcetti dei neri, ho messo in evidenza come, in Africa, molti sognino ma temano e disprezzino la società occidentale (e l’Italia in particolare), e come alcuni dei valori che per un europeo sono assodati (pari opportunità, accettazione di qualsiasi orientamento sessuale, sistema politico democratico e parlamentare) siano invece spesso non compresi, anzi irrisi.

Dopo quell’articolo, pochi altri riscontri sui media. Prima una recensione di Gian Paolo Serino su Il Riformista, poi un’altra di Renato Barilli su La Stampa. Positive entrambe, sì, ma che non entravano quasi per nulla nel merito del tema sociale trattato, scrivendo invece di African Inferno con un taglio squisitamente letterario.
Ieri, sul Corriere della Sera, Tommaso Pellizzari stigmatizzava proprio questo strano andamento: subito Il Secolo molto positivo, dopo Stampa e Riformista neutrali, e poi più nulla. Il titolo era: “Pallavicini, il romanzo antirazzista che piace alla destra”.
Nel frattempo, anticipando di un soffio il bell’articolo di Pellizzari (scritto, credo, diversi giorni prima della sua pubblicazione) era uscito un pezzo molto positivo di Giovanni Choukhadarian su Il Giornale (e riecco la destra...), ma anche un articolo intervista, di nuovo apprezzativo, su Liberazione, firmato da Guido Caldiron. Curiosamente, il pezzo di Caldiron e quello di Appetiti (del Secolo) trovavano positive, nel mio libro, più o meno le stesse cose.

Allora, ho scritto un libro di destra pensando di scriverne uno di sinistra? Oppure un libro che piace alla destra, che non si è accorta che è di sinistra?
Per essere sincero, io vengo dalla sinistra. Magari moderata, di certo raramente sbandierata o portata come fiore all’occhiello. Ma sinistra. Ho lavorato nel volontariato pro-immigrazione, lavoro per un piccolo editore che fa libri “equi e solidali” venduti per strada dagli immigrati. La mia vita quotidiana è stata a lungo spesa accanto agli africani, nel lavoro e negli affetti.
Ecco, io credo di aver semplicemente scritto un libro intellettualmente onesto. Un libro antirazzista a 360°, senza pensare, mentre scrivevo, se stavo scrivendo qualcosa di destra o di sinistra.
Perchè l’antirazzismo, l’abbattimento dei preconcetti, l’accettazione dell’altro per quello che è – senza farsi influenzare dal suo aspetto e colore – dovrebbe essere semplicemente un prodotto dell’intelligenza: e non delle ideologie, di sinistra o di destra che siano.
 
I vostri commenti
Il commento di carlo santulli 6 marzo 2009


Ciao Sandro, secondo me hai scritto un bel libro intellettualmente onesto. Questo è quel che conta.


 
Il commento di Teo Lorini 6 marzo 2009


E bravo Piersandro: il tuo è vero antirazzismo, tanto vero e onesto che non ha bisogno di nascondere (o nascondersi) una parte di verità per far andare le cose a posto. Ecco perché «African Inferno» è un libro che arriva (e piace) a chi è disposto ad abbandonare posizioni e valori precostituiti e pensare con la testa sua. Poi è anche un libro letterariamente notevole con una lingua strepitosa, ma quello è un pregio off-topic. O forse no? Ciao, T.


 
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