Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
22 aprile 2021
In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Pallavicini e i "neri". E' censura? 13 marzo 2009


Oggi, 13 marzo, esce su l'Unità, pagina 39, sezione "culture", una colonnina firmata da Maria Serena Palieri.
Il titolo è PALLAVICINI E I «NERI». E' CENSURA?
Copio e incollo l'intero articolo dal sito online dell'Unità.
"African Inferno, nuovo romanzo di Piersandro Pallavicini, mette in scena, avverte nella fascetta di copertina l’editore Feltrinelli, «l’immigrazione e il razzismo in Italia come non erano stati ancora raccontati». Vero? Sì.
Perché racconta la storia di un italiano,Sandro che, anziché fare capo alla parte «bianca» del Pavese, in cui abita, s’è fatto adottare dalla comunità camerunense che lì abita. E,dunque, vede i «neri» Richard, Modestin, Joyce, con cui coabita, mangia e dorme, passa le serate nei locali, non dall’alto come un datore di lavoro,ma da una vicinanza promiscua, affettiva, di pelle. Lui li chiama «fratelli», come loro fanno con lui. E, dunque, è da lì che percepisce l’idiozia razzista della provincia italiana del Nord. Ma vede anche dal vivo non «gli immigrati. ma quei concreti Richard & C. Virtù e vizi. African Inferno a capitoli alternati racconta la vita attuale di Sandro (siamo a marzo 2004), impiegato sull’orlo del licenziamento, separato, padre d’una bambina che vede a spizzichi e bocconi; e quella del Sandro di prima, genero d’un uomo ricco, al volante di una Bentley, innamorato
della sua bambina con cui vive in simbiosi. Perché quell’Eldorado sia finito? African Inferno ha una chiara intenzione: fare tabula rasa del «politically correct». I personaggi neri hanno talore odori forti,la ragazzina impegnata, di sinistra, è bruttina e si lava poco... È un romanzo che, il suo no a una «correttezza » vista come ipocrita, lo grida a ogni pagina. Ben costruito, fittamente popolato di personaggi, è questa ideologia anti-ideologica che l’appesantisce.
P.S. Ma perché ne parliamo qui,luogo preposto a cose diverse da una recensione? Perché secondo il Corriere della Sera la «stampa di sinistra » l’avrebbe ignorato per la sua scorrettezza politica. No, è più semplice: ci è arrivato una settimana fa,il tempo di leggerlo..."

A parte chiedermi il perchè neri sia sempre tra virgolette, come nel titolo (è una parola da non dire?), a parte rilevare la buffa natura del PostScriptum, e a parte, infine, rilevare anche che siamo proprio al minimo sindacale del trattamento (1800 battute, una cartella vecchio stile), io ho preso l'indirizzo e-mail della signora Palieri e le ho spedito la risposta che segue:

"Cara signora Palieri,
approfitto dell'indirizzo e-mail pubblicato su l'Unità per ringraziarla del suo articolo di questa mattina, e per un commento.
Sono infatti contento che il romanzo le sia in buona parte piaciuto - o cosi mi sembra di evincere dal tono del suo articolo - ma un po' meno che lo trovi "appesantito" da un'idelogia anti-ideologica...

Lei dice che solo ora l'Unità se ne occupa perchè il libro le è arrivato solo una settimana fa. Non mi permetto di dubitarne, tutt'al più posso lamentarmi dell'inefficienza del servizio di consegna utilizzato da Feltrinelli. Questo per dire che, per carità, non ho alcuna intenzione di insistere con lei sul "caso" sollevato dal Corriere.
Rimane invece la perplessità di fronte al fatto che L'Unità - che avrei chissà perchè immaginato come referente principale nella ricezione mediatica di questo libro - non rilevi che questo è l'unico romanzo di uno scrittore italiano che abbia mai messo l'immigrazione al centro della narrazione; che finalmente (rispetto a tg, giornali, magazine televisivi...) in una romanzo si parli di una migrazione non dell'emergenza, non del disagio, ma di quella che - meno male - è numericamente di gran lunga più abbondante, e lavora, studia, gioca, cresce, vive con "noi" e come "noi"; che in questo libro si racconta anche delle opinioni di chi è di recente immigrazione (cresciuto in Africa, arrivato qui da adulto), e che queste opinioni possono, talvolta, collidere con i valori di un cittadino di formazione democratica, specie se cresciuto (come me) nella sinistra.

Sono solo alcuni punti, e mi fermo qui. Cosa sto cercando di dirle? Che non ho scritto un libro a tutti i costi contro il "politicamente corretto". Ho cercato piuttosto di scrivere un libro intellettualmente onesto, senza ipocrisie, che parlasse della vera immigrazione nella sua quieta quotidianità, e che parlasse di tutti i preconcetti che - da una parte e dall'altra - questa quotidianità porta a galla per chi davvero la vive.
E siccome di fatto la quotidiana vita fianco a fianco con la migrazione ci ritroveremo, tutti, e con mio gran piacere, a viverla sempre di più, credo anche di aver scritto un libro importante, in questo momento storico, per il dialogo e la crescita delle coscienze. Ecco, questo mi dispiace che L'Unità non l'abbia colto.

Infine, spero perdoni questa che sembra immodestia. Ma su questo romanzo ho speso tre anni e montagne di energie emotive. Dunque ci credo fino in fondo.
Un cordiale saluto"

 
I vostri commenti
Il commento di ruggero 3 aprile 2009


Caro Sandro, ho letto "atomico dandy" e ho ammirato molto la tua scrittura. Ma ti offendi se ti dico che purtoppo a me degli africani non interessa niente? Peccato tu sia così di "nicchia" altrimeni ti considererei uno dei primi due o tre scrittori italiani. Purtroppo però non mi interessa per nulla il punto di vista africano, devo essere onesto e ammetterlo. A mala pena mi interessa l'America, figurati: in sintesi, la penso come Ortega y Gasset, "Europa es el único continente que tiene un contenido". Comunque sei uno scrittore da cui mi aspetto molto in futuro. Se solo vorrai parlare di cose realmente interessanti, dipende da te. Saluti e spero che tu non te la prenda, ti ho espresso solo il mio sincero punto vista.
da Piersandro per ruggero


Caro Ruggero,
figurati se mi offendo. Non posso pretendere di scrivere cose che interessano a tutti. Magari a molti sì, mi pacerebbe e ci provo, a tutti certo no. Vero che il tema dell'immigrazione, Africa o meno, dovremmo almeno sentirlo vicino, visto che ci riguarda in prima persona tutti i giorni. Ma, certamente, non è detto che uno voglia sentirne parlare a ripetizione o peggio ancora leggerne... :-)
Grazie delle parole di apprezzamento, che fanno sempre un gran piacere, e della tua franca opinione. Un caro saluto


 
Il commento di Carlo 25 marzo 2009


Caro Sandro, temo che in Italia siamo ancora divisi fra guelfi e ghibellini. Questo è un problema non trascurabile in quanto da una parte - come lei ha già scritto - i cittadini sentono la politica come qualcosa di slegato dalla realtà, dall'altra quando entrano nell'urna votano (secondo le regole del gioco) bianco o nero scegliendo in base a preconcetti oppure accontentandosi di quello che (dimenticata la storia dell'asino di Fedro) credono sia il male minore. Ma sto divagando. Cordialmente, Carlo


 
Il commento di Marco V 16 marzo 2009


Non ho ancora letto il libro - e lo farò - ma mi pare di capire che se l'argomento è abbastanza nuovo (gli immigrati, persone, e non l'immigrazione, concetto) nuovo soprattutto per la sua disposizione al centro della narrazione, mi pare che la polemica sia invece piuttosto vecchiotta. Probabilmente senza uscita. In fondo, che accuse aveva ricevuto Pasolini coi suoi romanzi sulle borgate romane? E quanti sono gli scrittori distrutti, emarginati, dall'intellighentia in questi decenni per l'irritazione che essa prova di fronte a descrizioni potenzialmente scivolose? L'importante è che l'autore sia in buona fede (e spesso lo è), e che tutti capiscano come in ogni caso il successo o meno di un testo è sempre un malinteso. Ora questo testo diverrà ciò che diverrà in mano a tutti quelli che lo leggeranno, e se la destra si esalta per le sole parti in cui si descrive l'ingenuità del politically correct non possiamo impedirglielo. Quel che è chiaro però è che utilizza solo una parte del libro... La sinistra, invece, sembra più orentata, quando una parte non piace, a buttar via tutto. Forse dovrebbe imitare la destra (ipotizzo) e esaltare la parte che piace di più. Il risultato sarebbe che in tanti lo leggerebbero, e tutti questi lettori si troverebbe di fronte a tutto il testo, compresa quella parte che era stata nascosta. È una bella opportunità per tutti, no?
da Piersandro per Marco V


Eh caro Marco,
si: io in realtà mi arrabbio solo i primi 5 minuti, se leggo delle forzature interpretative del mio libro. Al 6° minuto già penso che se questo condurrà un lettore in più al testo, allora tanto di guadagnato. Le letture forzate di solito vengono da letture parziali, ad assaggi (come spesso fanno i recensori, per esempio) o da schieramenti cui il recensore/critico/giornalista appartiene, e che gli impongono una lettura parziale (in tutti i sensi: sia di solo una parte - del libro - che a favore di una parte). Ho molta fiducia nei lettori: di solito "stanano" la vera natura di un libro. Nel bene e nel male. Indipendentemente dalle griglie interpretative appiccicate a forza. Qui si troverebbe di fronte a un libro onesto, alla ricerca della verità, che ho cercato senza timore. Lei poi l'ha letto?


 
Il commento di Carlo 16 marzo 2009


Caro Pallavicini, questo dibattito mi conferma quello che osservo ogni giorno con sconforto: gli italiani vedono tutto diviso in categorie politiche, "di destra" o "di sinistra". Non esiste "giusto" e "sbagliato", "ragionevole" o "sciocco", "vero" o "falso", ma solo "di destra" e "di sinistra"; e in nome di questa divisione si condanna o si promuove. Vivo e lavoro in un ambiente di livello culturale molto alto e fortemente politicizzato (a sinistra) e, non essendo un duro e puro né di destra né di sinistra, mi trovo spesso a chiedermi perché un saggio, un articolo di giornale, persino un romanzo o una canzone debbano essere demoliti, insultati, se possibile condannati all'invisibilità perché percepiti come "di destra". Forse un giorno si riuscirà ad accettare il concetto che la verità di un'asserzione e la bellezza di un'opera - per fortuna - non hanno bisogno di essere stipendiate da un partito politico.
da Sandro per Carlo


Caro Carlo,
che dire? Che mi trova perfettamente d'accordo. Estendo tutto questo anche alla politica: spesso, dai partiti cosiddetti di sinistra e di destra, arrivano proposte ragionevoli, nè di destra nè di sinistra. Semplicemente ragionevoli, o inevitabili, o razionali. L'altro schieramento, sistematicamente, le boccia e le depreca. Il che è irragionevole, e snervante per il cittadino. Che, non a caso, per questo e per un po' di altri motivi, si è disamorato della politica.
Anzi, disamorato è poco: non ne può più e non ne vuole, purtroppo, sapere più niente. Con grave danno proprio e altrui


 
Il commento di maria eccher 14 marzo 2009


Caro Piersandro, resto sconcertata: uno per gli occhiali della signora, ma lasciamo perdere, e due per le virgolette che la signora leziosamente appone sulla parola neri. Forse troppo politicamente non corretta questa parola? forse li vorrebbe chiamare di colore cosicchè gli stessi l'accuserebbero di razzismo? ma soprattutto come avrebbe fatto la signora a recensire libri come: Come far l'amore con un negro senza far fatica dello splendido Laferrière e mioddio non voglio pensare quante virgolette avrebbe dovuto usare la signora per il libro Il poeta russo preferisce i grandi negri di Limonov dove il poeta li preferiva "neri" "duri" e "lunghi". Piersandro non se la prenda a male l'evoluzione del pensiero di certa sinistra è rimasta al salotto radical chic, senza Black panther e senza "neri"... per l'occasione mi firmo integralmente Maria Costanza Eccher
da Piersandro per maria eccher


Cara Maria Costanza, lei è sempre pirotecnica, a dir poco!
Mi limito a fare il gioco del "riconosci la citazione". Parla di Radical Chic e ha in mente il libro di Tom Wolfe? E' quel parlare di pantere nere che me l'ha fatto pensare...


 
 C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
 Bar Trattoria Cento Torri, Pavia
 Un canzone per l'estate
 Da Portopeo, a Pavia: Mr. Stretta di Mano e Sguardo Altrove
 L'Unità, e l'interessante caso dei doveri dimenticati
 Settembre 2009
 Agosto 2009
 Maggio 2009
 Aprile 2009
 Marzo 2009
 Febbraio 2009
 Gennaio 2009
 Dicembre 2008
 Novembre 2008
 Ottobre 2008
 Settembre 2008
 Agosto 2008
 Luglio 2008
 Giugno 2008
 Super Restaurants
 entertainment
 cose
 Super Uomini
 scienza (bella, anzi: meravigliosa)
 Questo invece proprio no
copertina

Romanzo per signora
Compra su lafeltrinelli.it
 La scheda autore di Piersandro Pallavicini