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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
7 marzo 2021
In Universale Economica
Rossana Campo: Sempre pazza di te
Più forte di me 9 aprile 2009


ciao amici, oggi esce l'edizione tascabile del mio romanzo Più forte di me, ne approfitto per fare un po' di pubblicità e vi rimetto qui alcune lettere che mi avete scritto quando è uscito nel 2007. le ho rilette e mi è sembrato di nuovo molto forte questo scambio fra chi scrive una storia e chi la legge, mi è sembrato che ne vale la pena. la foto l'ha fatta Massi.

Marilena
Il tuo libro come gli altri segna una specie di rinascita per me, è stato come una seduta di psicoterapia però meglio. Quello che sento, perchè anche dopo averlo finito, lo riprendo in mano, è questo: che possiamo farcela a vivere, con tutte le ansie e le paure del rifiuto e la voglia di scappare, che dobbiamo imparare ad accettare le nostre debolezze senza farcene dominare. È stato un anno difficilissimo per me, e la gioia che piano piano ritornava ad affiorare nella mia anima all'inizio dell'estate è coinciso temporalmente con le pagine che leggevo. Bello, bello. Grazie.

Silvia Salvagnini
di questo romanzo non riesco a scrivere, non riesco a dire ancora tutti i pensieri, tutto quello che muove, dove va a toccare, nel punto più profondo, più infondo, dove batte anche il mio di male, di alcol, di strozzacuore, di vomitare, di stare nel mondo ad accartocciarle le giornate, lo stomaco, di farsi aggomitolare stretti dal filo dal dolore. di questo romanzo che va lì infondo alla galleria della vita, di questo romanzo che non fa finta di consolare, ma che muove a far ripartire i piedi, a far girare il cervello, a smettere di percorrere la stessa strada retta dritta ammazzatesta, che fa battere i pugni sulla tavola della vita, che aggiusta i bulloni della bicicletta, che fa risalire in sella, di questo io dico grazie roxi sista nell’universo grazie dell'energia, di questo motore motrice, di questa spinta che mi fai ritrovare infondo alla vita mia, alla mia via.

ecco questo si diventa:
uno slancio, una benda
una mano aperta
un lascia andare
un uscire dalla miniera
con in mano un mazzo di fiori
di animali, di superuniposcacolori.

e poi per la letteratura, per questa cosa seria e dura che è la letteratura, perché le fai un dono gigante, le insegni a partire dalla vita, ad essere sincera e vera, a non dire le bugie, che quelle che leggiamo, diventano quelle che sognamo, che pensiamo, che siamo. le insegni a non essere falsa consolatoria ma a prendere la realtà, farla a pezzetti e rincollarli, riassemblarli, che facciano una nuova costellazione, così il libro è un'arma buona che muove alla rivoluzione, alla lotta, al cambiamento, che ci fa scattare la mente, risvegliare, ricivilizzare. e questa battaglia strana di ogni individuo con la propria vita e il proprio dolore è il punto primo da cui partire, è l'essenziale, il più difficile, il mattone, il passo primo per provare a farlo girare un poco diversamete questo mondo. sono cose lunghe di cui parlare ma ci tengo a dire che questo romanzo è profondamente impegnato e la sua struttura è una struttura di rivolta, di lotta e impegno, è la struttura del cambiamento per la nostra vita idividuouniversale.

Ado
Cara Ross, ho finto di leggere il romanzo. Inizio dal linguaggio, che per me è importantissimo perché io credo che ognuno di noi ha qualcosa da dire, ma la differenza la fa proprio la lingua, il suo uso. Se vivere è così difficile, narrarlo è arduo, perché a trasporre l’esperienza, le sensazioni in un foglio bianco si rischia di privarle della loro essenza: l’immediatezza.
E tu qui hai fatto centro. La solitudine (che io avverto molto nella prima parte del romanzo) è il punto di partenza della vera rivoluzione che ognuno di noi può compiere, ma per stare sopra le cose, devi prima starci dentro. Quindi la ricerca del proprio io, della propria via di uscita –tutti ne abbiamo una - non passa solo dalle vacanze in India, ma anche e soprattutto dalla solitudine ed anche dall’esagerazione. Mentre leggevo la prima parte avevo in mente le parole della Yourcenar: Io non credo come credono loro, io non vivo come vivono loro, io non amo come amano loro. Morrò come loro. Perché l’eroina vive la prima fase della storia in questa situazione, prendere atto di essere diversa dall’abitino bobò che le era stato cucito addosso, e si incazza, di essere diversa ma uguale.
I meccanismi del tuo personaggio sono quelli di tutti noi, le sue reazioni esagitate sono le nostre. E’ nella clinica che attraverso la convivenza con sconosciuti, percepiti come diversi da lei, riesce a uscire dal legame ossessivo col marito e solo attraverso il calore quasi forzato di altri disadattati si illude di aver capito di aver veramente toccato il fondo… ma il vero fondo scopriamo lo toccherà solo più avanti.
Ho avvertito forte questa rivendicazione al diritto di essere amata amando, la voglia di un amore sano, dell'affetto solidale.
Per questo forse solo toccando veramente il fondo, solo dopo essere caduta più in basso del cuore di Igor, più in basso della punk a bestia, la nostra eroina risorge. E come? Nella famiglia elettiva. L’unione diversa da quella famigliare, l’unione delle persone che si vogliono bene come lei, Fred, Yolande, Philippe.
La forza di mandare in culo Mathieu ed Igor le viene proprio da questo, dalle comuni esperienze con gli altri, con Fred, dalla sua presenza forte ma dolce, dagli incontri con gli alcolisti anonimi, dall’energia di Yolande; perché in fondo è vero, da un problema si può uscirne solo con l'appoggio di chi lo ha come noi. Tutto questo sbattimento è faticoso e richiede una certa forza e molto coraggio…. Il coraggio di essere felici anche quando si è una pecora nera in mezzo ad un gregge di tante pecore bianche.

Sara
Ci sono recensioni che non vorresti mai scrivere. E in tal caso faresti bene a non farlo. Se però la familiarità con la sfiga te la porti addosso come un basto fino dai primi anni della tua vita allora è difficile resistere. Un’apologia della disperazione che fa da leva emozionale per sollevare il lettore dalla sua comoda poltrona. Questo è l’ultimo libro di Rossana Campo. Personaggi? No, orfani di affetto che invece di saltare fuori dalle pagine ti fissano finchè non riponi il segnalibro tra uno sgomento fastidioso e appiccicoso. Ostica ed alcolica più che mai, come sempre lontana dalle secche della banalità e dal melò, Lei è stata appena amputata di una metà pulita, razionale e benestante che aveva sposato e che l’aveva sostenuta. Un tempo. Adesso invece la dipendenza che ne viene fuori è prima di tutto il cedere ad una sofferenza sottile e perversa che sta appena dietro: quella di non saper trattenere i sentimenti, specialmente quelli altrui. Limando le somiglianze tra gli uomini per poi acuirle all’improvviso, inaspettatamente Lei intraprende una strada che diventerà percorso solo grazie alla compagnia. Disperati, tossici, ubriaconi diventano amici, amanti, genitori infrangendo la regola che li vuole altro da noi. Ok, lo ammetto, è un casting un po' sui generis, ma piacevole. E poi in fondo siamo piccole cose: cartoline, fotografie, regalini e accendini, non ci interessano drammi da portare nei salotti finto buonisti per versare qualche lacrima, spiacenti. Perchè il libro, sappiatelo, è a rischio d’interferenza con la vostra vita. C’è meno freschezza e meno brio stavolta, questo bisogna dirlo, nello stile, inequivocabilmente personale, della Campo, perché solo a tratti emotiva ed ironica. Ma c’è più affondo. Sappiate che mi sono fermata a pag. 270, ad un passo soltanto dalla conclusione. Perché ho preferito restare con loro, coi matti, ad aspettare fuori dalla porta. Ecco, da bravi: adesso leggetela voi per me la fine. E poi raccontatemela, ok?

Fran
Ok ecco la mia: divorato in un sorso di vino rosso, stralunata da una notte di luna quasi piena. fino a mattina. a leccarmi le ferite, carezzandomi l'anima ammaccata. pagine di vetro, quando il senso non c'è. Niente mi sazia e il vuoto della tua assenza è fisico, viscerale, schiacciante. Le parole si fanno gomitolo dentro me, a poco a poco, massa grumosa che tenta di sciogliersi. E mi fa pensare ai miei amici, sole e vento tra i capelli, quando andavamo verso la spiaggia e cantavamo canzoni stupide. E il mare era là di quel bluviola lontano. E mi fa pensare a tutto quello che ho perso, e continuo a perdere ogni giorno, per ostinarmi a non dimenticare. per non voler tagliare il legame con tutti i miei dolori. Per paura di scavare e pulire dentro me. Perché le dipendenze ti fanno compagnia, cani fedeli e affezionati. Senza di loro sei nuda, indifesa. Ed è vero che tutti i libri non raccontano il mio dolore, che è solo mio, eppure è questo egoismo che soffoca, e non fa respirare una boccata d'aria fresca e libera, mai. Finché ti accorgi che il cane sei tu. Legato a una catena che tu stesso hai fissato al muro. Giorno dopo giorno e notte dopo notte. Ecco, è a questo che ho pensato, mentre anche l'ultima pagina sfilava via, lasciandomi con la voglia di chiamare tutti i miei amici, e stringermeli addosso, come una coperta calda, in una notte di vento.

Giulia
...insomma Roxi, ti volevo scrivere ‘sta recensione ma di fatto ci sono andata in crisi di brutto mentre ci pensavo su, mi si è tutto bloccato come un magone. I riferimenti letterari non mi vengono, me ne vengono piuttosto di musicali, penso spesso a Tom Waits quando penso ai tuoi libri, a queste storie che lui ci racconta in pochi minuti di canzone, storie di persone fuori ( e qui mi viene in mente anche il gran Vinicio Capossela quando dice che “viviamo fuori, ma fuori davvero ci fa paura di andare”) insomma di tutte queste storie il fatto è che riesco a sentirne l'amaro e mi vengono ricordi non proprio belli, certe volte non ne esco più. Non so se scrivertelo perchè sento che dalle mie dita sulla tastiera sta uscendo un delirio, allora magari è meglio se non lo leggiamo in tanti, non so. Tutto questo per dirti che queste tue parole mi sono arrivate a picchiare forte dentro e da una parte mi sollevano, perchè non sono sola in quell'altra parte del mondo fatta di donne imperfette e persone che a volte fanno fatica anche a farsi una doccia e cambiarsi.

Nadia Marino
Nell’ultimo romanzo della Campo la protagonista è un’alcolista che capita in una clinica francese per disintossicarsi e intreccia rapporti d’amicizia con un gruppo di disperati che tenta di uscire dalla dipendenza. Una, due tre cento storie, diverse ma uguali di uomini alla deriva. La scrittura è densa, curata, ironica, lo stile riconoscibile, più maturo ma ancora agile, impreziosito di parole straniere, dialettali, di neologismi, a scatole cinesi, anche nei dialoghi, come se ogni semplice battuta nascondesse un dramma esistenziale, ma anche una verità, proverbiale, una ricetta per vivere, proprio espressa da chi riesce difficilmente a farlo in modo cosiddetto normale. Sono però piccoli segreti per campare, una sorta di aforismi che si trovano qui e lì a suggerire la strada da prendere agli incroci, ma che puntualmente finiscono col rivelarsi espedienti in una vita che di volta in volta cambia le regole del gioco, ed anche le carte, come accade nell’esistenza di ciascuno di noi. Ciò a profetizzare che ben vengano i filosofi, ben vengano gli strizzacervelli e le terapie: ognuno di noi cadrà in errore ogni qualvolta che se ne presenterà l’occasione perché l’amore è un mettersi in gioco e il vivere la cosa più difficile che ci possa capitare. La ricetta per eccellenza, quella che ti può dare la chiave per non soffrire, per non ridurti in un essere simile a poltiglia, non esiste. Si può imparare a non farsi troppo male, a tentare d’essere felici. Un sedicenne quindi ha le stesse possibilità di un quarantenne o di un ottantenne di uscire fuori di testa per una storia d’amore. Certo l’esperienza insegna, anche i libri, e le canzoni, e i rapporti interpersonali, e i filosofi, e gli psicologi. Purtroppo però il baratro in cui cadiamo nascendo, il vuoto pieno di domande, di dubbi, di enigmi, di nonsenso, quello dell’ex-sistere, del levarsi fuori - che si può solo ignorare con le fette di prosciutto sugli occhi, illudendosi nell’apparire, in una vita fatta di comodità, quella piccolo borghese, fatta di matrimoni finti, di sfarzo, di ipocrita felicità da vetrina, di immondizia nascosta sotto ai tappeti – è inevitabile. Da qui la paura, il terrore, l’astenersi di qualcuno che diventa una sorta di robot. La vita autentica è quella che ti avvolge e ti lascia in bocca una sete perenne, quella che non ti sazia se non in attimi, nel carpe diem, quella che ti stona e ti fa sognare. Non mancano descrizioni di amplessi dettagliati, nudi e crudi, che sottintendono sempre la voglia di ciascuno di colmare questo vuoto interiore del male di vivere. Un romanzo che emoziona, turba ma al contempo ci fa sentire partecipi dello stesso pianeta, quello umano. E il mal comune mezzo gaudio ci lascia tirare un sospiro di sollievo, il nostro Dasein è bello e sistemato anche senza scomodare Heidegger e le sue strutture esistenziali citate in Essere e tempo, come la situazione affettiva, la comprensione e il discorso. Felici di essere stati qui ed ora nel romanzo di Campo, sazi e soddisfatti, ma ancora assetati, oltre che assatanati.

Cyrano
Vedi, Rossana, è un libro consolatorio il tuo, un libro che da e allo stesso tempo riceve e così mi sono sentito in dovere di commentarlo dal punto di vista maschile che indegnamente rappresento. Quel disagio che scorre nel sangue di personaggi poco avvezzi alla morale e molto più inclini al sentimento non sembra scoraggiare il lettore che ti inizia a conoscere per curiosità e si ritrova inaspettatamente dentro l’Ospedale a fare il tifo per te. D’altronde è così, rassegnati, quando si conquista una fiducia è difficile poi liberarsene. Perché la parola non è mai neutra, è piuttosto una curiosa mescolanza di sentimenti. La parola è delirio e anche godimento, è l’ombra dell’azione è potente quando viene dall’anima, fragile quando esprime solo se stessa. La parola è un dono, un delitto, una droga, un pensiero, un coltello che strappa le viscere o una goccia che scivola dal becco. Rare volte, invece, la parola è un conforto. E allora, quando è così, bisogna approfittarne.

Massimiliano Falcone
Tenetelo d’occhio questo nuovo libro di Rossana Campo. Più forte di me ci parla, ci fa battere il cuore e ci sputa addosso un’intera esistenza e le mille difficoltà di farcela. C’è una donna, c’è il cielo di Parigi e c’è il bar di Nic, vero centro di varia umanità. C’è un lui che l’abbandona, uno schiaffo dentro, che scrive la parola fine incidendola sul cuore di lei. Un tatuaggio indelebile e doloroso. E lei crolla, e perde tutto, e crolla. Tocca il fondo. Ma qui comincia la vera battaglia. È qui che bisogna mettere i puntini di sospensione, a questo punto, perché Rossana Campo è una delle poche scrittrici italiane sulla scena che chiedono solo di essere lette. Niente foto glamour sulle riviste, niente di niente. Solo i suoi libri le sue pagine le sue frasi. Pagina dopo pagina la Campo tesse la trama di una bella ma dolorosa riconquista di sè che ci logora e ci addolcisce. C’è tutta un’arte di vivere che non è una danza ma una lotta. Una storia raccontata a bordo campo, ring che toglie il respiro che ci fa sapere come si può arrivare a dare un senso al vuoto, all’assenza, al buio dentro il cuore, dentro l’anima. Rossana ha individuato con grande sensibilità zone inesplorate dell’esperienza e della scrittura... Per favore, datevi malati, staccate il telefono. Vi avvolgerà, e prima di accorgervene saprete che siete dentro a qualcosa che pochi sanno raccontare: l’arte di esserci, di resistere alle bufere del cuore. Ma non aspettatevi istruzioni per l’uso. Sono tutti sentimenti, e parole e emozioni. A volte potenti, altre delicate: è il segno del passaggio sulla terra di una donna. Grazie Rossana.

Stefano Carpani
“QUELLA PARACULA DELLA MIA AMICA MONICA...”, queste sono state le prima parole che ho letto della Campo. Era il gennaio 2000. Ero in treno. Di lí a poco sarei partito per Budapest. Erasmus. Avevo 21 anni. Da quel gennaio 2000 a oggi sono successe molte cose. Queste cose sono successe a me, al mondo, alla Campo e ai suoi lettori. La Campo ha incontrato suo padre, la Campo ha dato alla luce un bebè... la Campo ha intervistato magistralmente Sanguineti. Insomma... la Campo ha continuato a scrivere. A vivere. Ora esce il suo ultimo lavoro. PIÚ FORTE DI ME. Sará in linea con i precedenti? Demarcherá lo scarto rispetto alla norma? Sará un flop o le permetterá di vincere il Nobel? Lo stile, giá dalle prime pagine, è quello di sempre. Leggero come una farfalla, pungente come un’ape. L’ambientazione quella di sempre: Parigi. O meglio, la Parigi della Campo. La Parigi che abbiamo conosciuto insieme alla Campo. Simile alla mia Budapest, la mia Berlino, la mia Cambridge. Questo nuovo libro della Campo non è da leggere tutto d’un fiato. Si lascia assaporare. È un libro per riflettere. È intimo e intimista. E grida. Grida forte, cazzo. Grida tutto quello che una donna tradita puó gridare, grida le urla dell’oblio dell’alcol, del sesso e dell’amore. Grida “resistere, resistere, resistere”, perchè ne abbiamo sembre piú bisogno. “Resistere, resistere, resistere” nel nostro privato, nella nostra importantissima vita privata. E nel nostro paese. Italia. Dove sei Italia? Ecco un altro grido, di dolore. Quel grido di dolore lanciato da chi ha optato per l’auto esilio. Il PIÚ FORTE DI ME si lascia annusare, si lascia assaporare con delicatezza, come se fosse un bene prezioso. Delicatezza... ecco cosa ci vuole. Delicatezza. Nevica. Nevica... nonostante sia maggio. Nevica a Parigi come a Madrid. Nevica a Vienna, in Svizzera, a Budapest, Berlino, e Cambridge. Nevica ovunque siate con il libro della Campo, ed è una nevicata coi controcazzi. É arrivato il “PIÚ FORTE DI ME” come arrivano i film di Haneke, la musica dei Cure, come quando passeggiamo al musee d’Orsay. In silenzio. É arrivato il piú forte di me, e ora grida come l’origin du monde di Courbet. “Labbra dolci di siero fecondo,/ l’origine del mondo./ Aveva ragione Courbet/ e nella sua depressione/ anche Alberto”.

Francesco Russo
Ogni libro della Campo consente di attraversare per un po' la vita dei suoi personaggi, stare lì a guardare e poi lasciarli avendogli voluto bene. “Più forte di me” invece no, qui si viene direttamente catapultati nella propria vita (certo è necessario avere una vita in cui essere catapultati, non ho scritto “ cazzo di vita” per evitare accuse di mimetismo paraletterario).
Quando ho iniziato a leggere il libro mi sono accorto che non stavo leggendo una “storia”, stavo leggendo di me, e non per i 5 aperitivi a sera + la cena e + il dopocena che in un certo periodo della mia vita mi scolavo.
La Campo con “Più forte di me” è riuscita ad andare oltre la storia che racconta, avvenimento raro nella letteratura contemporanea, ha superato la bella letteratura per arrivare al VERO. E non con una semplice riproduzione della realtà, che di copisti letterari ne siamo pieni, ma perché è stata in grado di rappresentare punti nodali dell'essere umano (scritto così sembra una cosa pesante, ma la scrittura della Campo continua ad essere sapientemente “leggera”).
La protagonista (e molti degli altri protagonisti) lavora per dar piena vita ai propri istinti suicidi ed è assolutamente votata alla distruzione, non c'è niente che sembra trattenerla, niente tranne la voglia. La voglia di vivere la voglia di amare la voglia di scopare di incontrare di camminare di bere. La disperazione del libro non è quella di chi ha smesso di desiderare di chi null'altro si aspetta, è la disperazione di chi tanto desidera e non si rassegna alla mediocrità dei sentimenti, a vite che suonano vuote, a compagni che non conosci più, alla ragionieristica tenuta di conti sentimentali, al “do tanto quanto mi danno o forse un po' meno che risparmiarsi conviene”.
Non si risparmia in nessun modo con nessuno. a costo di andare a fondo. ma sa tenere sempre ben fisso lo sguardo sulla vita che scorre (direi come un fiume in piena ma fa tanto Liala), rifiutandosi di stare lì fermi solo a guardare, e buttandosi dentro a capofitto. Si con il rischio di annegare, foss'anche nell'ennesima bottiglia di vodka, con il rischio di riempirsi di zavorra, di legarsi a non- più-desideranti che vogliono essere solo zavorra, che solo zavorra sanno essere, che mentre ti tengono la testa sott'acqua e ti urlano “salvami” o peggio ancora “solo io sono la tua salvezza”.
Nessuna facile consolazione in “Più forte di me”, ci si libera dei pesi umani, ma non ci si scrolla per sempre dal dolore . Sapendo bene che nulla è risolto per sempre e che il nostro desiderio ci porta avanti, ma che va alimentato giorno per giorno con ottima materia prima.
Con la letteratura della Campo ad esempio.

Francesca Genti
Per me questo è il più bel romanzo di rossana campo. io sono una sua accanita lettrice fin dal principio, cioè da "in principio erano le mutande", tra l'altro... dopo tanti anni che non scrivevo poesie, ho ricominciato a scriverle proprio perché avevo visto che era nella giuria di un premio di poesia e mi sono detta "voglio conoscerla" e così ho scritto tre poesie e ho conosciuto pure rossana... ma torniamo al libro. La scrittura di rox è sempre fortemente emotiva, sia nei toni più leggeri e comici dei primi libri, sia in quelli dei libri più tosti. E questo è uno di quelli tosti.In molti punti proprio mi sono commossa, cosa propria dei grandi romanzi, della letteratura. e questa è letteratura, una cosa che quando la leggo quando la leggo mi emoziona, aumenta la mia vitalità e, nel mio caso specifico, mi fa venire una gran voglia di scrivere, un'attività certo legata alla vitalità, alla vita. Dunque, che dirti rossana? GRAZIE. IL MONDO CON DENTRO TE E LE TUE STORIE è CERTAMENTE PIù INTERESSANTE.

Loredana Sardu
Una donna sposata viene lasciata dal marito per un’altra. E’ un colpo basso, che non si aspettava e che la mette alle corde del ring. Ama suo marito Mathieu, è la sua vita, ma lui è ben deciso ad andarsene senza troppi indugi.
Che fare? Sicuramente andare in giro per le strade di Parigi può essere d’aiuto. Il bar di Nick, ecco un posto sicuro, un luogo dove stare seduta al bancone davanti a un demi ti fa sentire a tuo agio.
Tornando a casa, lei si sente vuota proprio come un appartamento dal quale i traslocatori han portato via i mobili. C’è Fred, il suo caro amico gay, con il quale conversa all’infinito, c’è il romanzo che sta tentando di scrivere sulla pittrice Aloise finita in manicomio, ma niente di tutto questo le toglie il senso di vuoto che prova. Incontri con altri uomini durati l’arco di una notte.
L’alcol è una grande onda di piacere che attraversa e travolge il corpo. Il risveglio però è fatto di dolori in tutto il corpo, fitte alla pancia e allo stomaco, e le mani che non finiscono più di tremare. ma forse è la volta che magari riesce a cambiarla questa vita, se sopravvive.
I giorni passano e comincia a recuperare. Si aggira per la clinica Olivier nella quale inizierà un programma di disintossicazione, sedute di gruppo con lo strizzacervelli Alain e regole: niente alcol e niente sesso altrimenti sei fuori.
La sua vita da derelitta si incrocia con quella di Yolande, di Thomas, di Marie France, di Philippe e di Igor. Si lega ai questi sbronzoni come se fossero la loro famiglia e li ama perché si sente accettata totalmente per quello che è. Igor però le fa girare la testa e, con la complicità di Yolande, trascorrono la notte insieme.

Rossana Campo mostra la difficoltà del percorso di un alcolista, fatto di alti e bassi umorali continui, di fragilità e di forza che sembrano perdersi l’uno dentro l’altro. Una lotta contro un pugile che ti stende ko, ma prima dello scadere dei secondi ti sei tirato su aggrappandoti alle corde, e nonostante sei livido di botte riesci a stare in piedi con le tue gambe.

Jorge Leiva Rojo
Più forte di me certo che non è un libro simpatico, da leggere comodi scoppiando a ridere. È un libro che ci fa sentire la sofferenza e la difficoltà nei rapporti. Anche se alla fine del tunnel si può avere la speranza che ci sia la luce, il percorso attraverso le sue 276 pagine fitte fitte non è facile né per i personaggi né per noi lettori, il che non vuol dire che non ci siano dei momenti pieni di umanità e buon umore e speranza.
Non scopriamo niente di nuovo se diciamo che Rossana Campo scrive dei dialoghi come nessuno. Ma qui c’è qualcosa che cominciava già a uscire nei suoi ultimi romanzi (per esempio, L’uomo che non ho sposato e Duro come l’amore) e che qui è ancora più evidente: il dialogo della protagonista con se stessa. I suoi pensieri duri e sinceri, e poi incontriamo le parole dei personaggi riempiono lo spazio della narrazione e finiscono all’improvviso. La realtà sembra schiacciare i tentativi di volo, e le cose in Più forte di me non sono come dovrebbero essere (o vorremmo che fossero), ma sono come sono. Per quello, gli elementi primordiali che stanno nella vita dei personaggi del romanzo sono così basici: l’amore e il sesso, la rabbia, le ferite, la gelosia e il raccontarsi e raccontare e stare aggrappati alla propria storia per sopravvivere. La gioia, si cerca nell’alcol, che pare l’unico appiglio alla vita, forse perché una bottiglia tace e non giudica e non rimprovera e sembra trasformare le cose. Ed è così radicale il soffrire della protagonista che alla fine la solita domanda che noi lettori ci facciamo quando leggiamo i romanzi di Rossana Campo (quanto c’è di vero qui?) non importa più e non lo vogliamo sapere: alla fine ciò che si impara è che quando le cose sembrano andare male veramente, ma veramente male, bisogna tenere duro, e che se si ha il coraggio di andare avanti, con pazienza e molto coraggio (e niente vergogna!) si può uscire.
Per quanto riguarda la scrittura di Campo, possiamo dire —e non esageriamo— che c’è il meglio di tutta la sua opera: ci sono dei ricordi dell’infanzia come in In principio erano le mutande e Il pieno di super; ci sono i riferimenti alla pazzia ci fanno pensare a Sono pazza di te; le esperienze amorose distruggono i personaggi (come nell’Attore americano); e i dialoghi sono così agili, diretti e sinceri come quelli di Mai sentita così bene.
I personaggi soffrono, sì, ma vivono! i personaggi in realtà hanno voglia di vivere, di amare, di girare pagina e ricominciare, anche se sanno già che probabilmente andranno di nuovo al tappeto. La cena preparata dal suo amico Fred negli ultimi capitoli secondo me è dei migliori pezzi mai scritti dalla grande Rossana Campo.
C’è un lato negativo nel Più forte? Sì, che dopo averlo letto pensi che ora dovrai aspettare un bel po’ per leggere il prossimo. E che anche queste 276 pagine fitte fitte sono passate in fretta e le hai divorate in pochi giorni. Resta la curiosità e l’attesa di sapere cosa ci racconterà.
Per finire, un consiglio per i lettori: il libro è diviso in tre parti e vi consiglio di fermarvi almeno per un giorno alla fine di ogni parte. Così non solo il romanzo dura di più, ma potrete entrare meglio dentro la storia, e fare vostra la filosofia di vita della Campo: che nella lotta giornaliera fra noi e la sofferenza e i casini possiamo farcela. Oh ragazzi, è molto più efficace di tante pillole questo libro, ve lo garantisco.

Elisabetta
Grazie....
per aver saputo cogliere la fragilità della vita,di ogni giorno...
Ossessioni,cosa sono? Alcol, droga, cibo, sesso... incubi per chi non sa controllarsi, vita per chi sa gestire se stesso.
La fragilità emerge dal libro di chi non sa come sarà e cosa sarà, fragilità di chi sente in balia del proprio destino.
Un pò come tutti noi. Parafrasi del nostro essere e del nostro vivere. Che cosa è l'amore? Me lo sono chiesto diverse volte anche mentre leggevo. Ancora non so darmi una risposta. L'amore è vita è gioia quando è corrisposto da un amante consapevole, è dolore,è tristezza quando non c'è corrispondenza tra l'amato e l'amata. Ma! A me questo libro è piaciuto perchè permette di interrogarsi e si sa chi si interroga cresce prima o poi.
La protagonista si rifugia nell'alcol, vizio facilmente raggiungibile da una mente inquieta appena travolta da un incredibile destino.Vortice di sensazioni, fiato sospeso,vita che scorre velocemente. Cosa ne sarà della protagonista? E di noi? La vita è una lotta, ti porta in alto e in basso. Facile stare in alto ma quando sei in basso,che fai? Se sai stare con te stesso sopravvivi, altrimenti trovi dei palliativi... e ti perdi in un destino che non è il tuo.
Ottimo libro lo consiglio.

castagno
Questo è il romanzo migliore della Campo. Quello che segna una svolta nella sua carriera ultradecennale, quello che sa anche far stringere lo stomaco, quello che mostra il vero volto della nostra scrittrice.
Messa più in seconda linea la sua arte di far ridere delle sfighe dei suoi personaggi sfigati e borderline, la Campo stavolta ci porta in una saison à l’enfer, l’inferno di “stare appesi” a una bottiglia, a un uomo, a una telefonata, alla vita di sottobosco delle pulsioni inconsce. La Campo sa indagare e scrivere sul nostro mondo interiore, sa riconoscere la nostra tendenza universale di vivere dipendenti da fantasmi interni, siamo gli schiavi moderni di un INLAND EMPIRE.
Le vicende esterne che vediamo nel romanzo (un matrimonio borghese che mal si addice allo spirito zingaresco della protagonista, l’alcolismo - di ascendenza letteraria - il purgatorio della clinica dell’Olivier, dove la protagonista incontra molti disadatti alla vita sociale come lei, “inetti” avrebbe scritto Svevo), sono lo specchio di un paesaggio interiore fortemente, intimamente in lotta tra il desiderio di una relazione a due e il richiamo zingaresco di una vita libera, solitaria e autonoma, legata solamente al suo clan di amici “matti”, sballati, gay, diversi dal mucchio, “cattivi ragazzi” pieni di risorse come lei, da mettere nell’ultima fila dei banchi di scuola, dove sicuramente la protagonista è cresciuta!
Un gran romanzo sul dolore e la sofferenza oscura di sentirsi sbagliati, e il coraggio di trasformare questo dolore in luce, una luce che scalda e avvolge e accetta le parti meno amate e più antipatiche di noi, i nostri aspetti più asociali e balordi, insieme a tutti gli altri “balordi” di questo mondo, emarginati e rinchiusi in gabbia, e pronti a scappare. Uàu!

Sharon
L’ho letto il tuo romanzo. Anzi l’ho divorato. E non te le voglio dire le cose che ti hanno già detto tutti. Non te lo voglio dire che mi pare che tu stia parlando della mia vita anche perché poi in fondo tu stai parlando della tua cazzo di vita. Poi il fatto che tu sappia descrivere le emozioni in modo incredibile e quindi prendi le nostre teste e le sbatti dentro le pagine, questa è un'altra cosa… anche perché poi le emozioni si, che sono le stesse per tutti secondo me. E anche certe sensazioni. Come quella sensazione di vuoto, che ti prende lo stomaco. Solo che c'è chi sa tirarsene fuori prima, chi dopo e chi anche mai. Ma anche io la penso come Fred: preferisco la gente che nella merda ci è cascata e che poi sa rialzarsi. E si rialza con una gran fatica. Con quella fatica che ti farebbe quasi quasi rimanere a letto tutto il giorno per tutti i giorni. Intanto io sto cercando le canzoni per il demo della mia vita e ci provo. Ci provo comunque che almeno non sono tutta da buttare. La voce ancora ce l'ho. E tu scrivi. Quindi ancora non si muore. Non oggi. Forse domani, ma oggi, cazzo, no. E poi che bello questo tuo modo di scrivere. E' come portare dei borsoni e decidere di mollarli in mezzo alla strada. E' liberatorio.

Alessio
Ricordo la prima volta che ho letto un libro della Rossana, IL PIENO DI SUPER. Ricordo di aver pensato: “dio mio questa mi spacca dalle risate, questa bisogna tenerla d'occhio come scrittrice, perché ha tirato fuori un libretto fresco e intelligente, che dice molto più che certi libroni pseudointellettuali che vanno avanti per mille pagine e hanno una trama complicatissima e non dicono alla fine assolutamente un cazzo”. Infatti è successo che i libri della Rossa me li sono sparati tutti. E ogni volta è stato un piacere maggiore - una botta di allegria, di spensieratezza in una giornata triste. E poi arriva PIU' FORTE DI ME e mi dico: ecco che alza ancora il tiro, che diamine.In questo romanzo c'è qualcosa di nuovo, mi dico: la Campo affonda con le mani nel suo dolore, tira fuori le budella, aggiunge una nota più amara alla sua ironia dirompente. Buon segno, mi dico, se anche così riesce a scrivere un romanzo interessante, piacevole e sincero come quello che tengo tra le mani. Perciò continuerò a leggerla.

Ciro Bertini
Cara Rossana Campo, scrivo recensioni per conto del mensile web Bazar. Sono dunque un cosiddetto lettore professionale, quantomeno nel senso che non ho dovuto acquistare il suo libro, essendomi stato inviato dalla casa editrice. Le scrivo perché mi è parso di intendere, leggiucchiando brani riportati sul suo blog, che lei fosse poco interessata ai commenti frettolosi dei giornalisti di turno. Lei chiede ai lettori di leggere “Più forte di me” con tutta la loro vita, a cuore aperto e mente concentrata. Così come si dovrebbe sempre fare, semplici lettori o sedicenti critici letterari. Mi ci provo. Innanzitutto non le nego di essermi approcciato al libro con un pregiudizio di tipo positivo: voglio dire, credo di avere letto tutti i suoi libri, e nel corso degli anni l’ho consigliata a un sacco di persone ricavandone una riserva di simpatia di cui in definitiva il merito è suo (ultima mia figlia quindicenne entusiasta di “In principio erano le mutande”, cui temo ora dovrò passare “Il pieno di super”). Ebbene, il responso è che il libro mi è piaciuto molto: mi ha coinvolto, commosso, fatto indispettire, spaventare, ridere. E mi sembra di poter dire con il linguaggio abusato della critica letteraria che sia “l’opera più matura prodotta sin qui da Rossana Campo”. È come se lei avesse mosso passi decisi verso una nuova direzione (prima parte), fatto un salto in uno strapiombo (seconda parte), tornata a casa grazie a un paracadute (terza parte). La differenza, rispetto ai romanzi precedenti, è il sopraggiungere del crollo, un tonfo eclatante che icasticamente potrebbe essere rappresentato con il buco nel pavimento a forma di fittizia Rossana, come nei cartoni animati. Una caduta che a me è giunta del tutto inaspettata, e sì che leggo le quarte di copertina, - del resto Egli l’ha detto no, che la letteratura che ha senso leggere è quella che risulta un pugno nello stomaco? – e facendomi pensare che forse non sto un gran bene se, identificandomi con la protagonista, non avevo subodorato aria di disfatta esistenziale. Chissà forse è tale l’abitudine a vivere “Rasentando il disastro”, come titola una parte di un vecchio libro ora introvabile di Philip Roth… Un autore con il quale credo lei possa avere molto in comune, per l’aspetto di giocare (?) con la propria biografia: chissà se anche a lei, come a lui, capita che qualcuno cerchi di diventarle amico o addirittura di avere una relazione sessuale nella speranza di essere immortalato per sempre in un suo romanzo (magari anche nella parte del cretino-ignorante-pieno di sé…)
La seconda parte – nonostante l’immaginario collettivo non possa non raffigurarsi l’analogo scenario di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, film e romanzo - rappresenta il vero elemento di novità stilistico. Il personaggio che dice io, per una volta, è costretto a muoversi in un ambito sconosciuto, chiuso, dove il carico dell’ego si ritrova a fare i conti con altri sé, ognuno con un suo diritto di essere, in più costretto a coesistervi: ciò che perlopiù nella vita di tutti i giorni rifuggiamo, frequentando prevalentemente nostri simili, omettendo sempre più il confronto con l’altro da sé. Trovo che questa seconda parte, per quanto risulti un po’ più lenta, sia di un virtuosismo davvero notevole, soprattutto per la capacità di dare conto della contiguità tra lucidità e follia: come se lei fosse una pattinatrice su un lago di ghiaccio consapevole che, dal momento che può rompersi da un momento all’altro, deve inventarsi a ogni scivolata il giusto mix di virtuosismo e spregiudicatezza per restare in piedi ed evitare di incrinare la superficie. I personaggi, nel loro grado zero, nella natura di anime urlanti prive di rivestimento, e come tali moleste o suscitanti compassione, sono credibili e originali . Qui mi pare che lei si sia portata ulteriormente avanti: in un lavoro di cesello per dire le cose più profonde possibili con il linguaggio più comprensibile, per aderire quanto più sia consentito fare attraverso la finzione letteraria alla “vita vera”. Apprezzo molto i suoi dialoghi e l’uso della punteggiatura. Ho trovato geniale la cesura del paragrafo 6 (“E’ andata così,”) e la riapertura del 7 (“Io la ammazzo…”)
E veniamo al non più procrastinabile mio sentire il romanzo. Bevo poco e solo vino. Non so se sono mai stato dipendente dall’amore: facendo parte di quella numerosa frangia della popolazione di timorosi emotivi, quelli che cercano di avere sempre il controllo della situazione, che si parano non innamorandosi mai se non certi di essere ricambiati, che appena avvertono le avvisaglie di un ritrarsi da parte dell’altro sono i primi a chiudere il rubinetto del gas che alimentava la fiamma. Eppure. Eppure mi sono molto identificato. Certo, potenza della letteratura. Che ti fa identificare anche nel Céline più odiosamente razzista che c’è. E quindi: intanto conferma che la sua è una letteratura potente. Però credo scatti un’identificazione molto forte con il suo romanzo. Spero di non essere stato troppo delirante, palloso o inutile. Cerchi di stare bene e quando è giù, ma proprio tanto, pensi a quanta gente ha trovato conforto leggendola. A quanti, grazie ai suoi libri, si sono sbellicati dalle risate, a quanti è venuto voglia di fare l’amore. Alla responsabilità che ha nei confronti dei suoi lettori e del suo talento: mi riferisco all’elemento positivo di essere in relazione con, non al peso schiacciante. Ciro Bertini, lettore grato.

Paola Valpreda
Cara Rossana, ieri ho letto tutto d'un fiato Più forte di me. L'ho trovato molto bello e ti ringrazio per averlo scritto.
Tu sei stata la prima scrittrice della mia generazione che mi ha fatto urlare: ma sono io! E non solo un'identificazione di fondo che si ha anche coi classici, proprio che i tuoi personaggi ascoltavano, leggevano, vedevano le cose che ascoltavo, leggevo, vedevo io. Naturalmente questo effetto c'è anche qui, ad esempio l'amore per Tom Waits o Jack London e quel suo libro Ricordi di un bevitore che mi piace tanto, compreso quel suo buffo ragionamento all'inzio che lui è contro il voto alle donne, ma vota a favore perché le donne instaurerebbero il proibizionismo...
Certo poi sono venuti altri scrittori. Ma tu sei una donna e capisci certe cose, un uomo e ne capisce delle altre.
I tuoi personaggi stanno invecchiando con me, che ho compiuto 40 anni. Sono un po' più devastati, adesso, hanno meno fiducia nel cambiare il mondo o anche solo la loro vita, iniziano a contare i giri di valzer perché sanno di non avere più un futuro illimitato davanti. E hanno questa disperata e allegra vitalità, questa capacità di finire nel fango e di tirarsi fuori, anche se non con la baldanza della ragazza che si sbucciava il ginocchio in L'attore americano. Forse proietto, è un periodo di merda, e dei libri come il tuo sono la sola cosa bella che mi capita. Ma una cosa così bella che in questa vita che mi pare a tratti una merda totale (oltre che profondamente ingiusta) mi sembra che leggere il tuo libro o rileggere Diario di un ladro mi faccia vedere che ne vale la pena. Sento quella bellezza profonda e commovente che identifico con l'equilibrio, ma non certo nel senso che me ne dà, di equilibrio. E' quando vedi una cosa perfetta, un quadro in apparenza incasinatissimo ma che è bellissimo e una sola pennellata rossa in più rovinerebbe tutto, come una sola parola in più nei racconti di Bukowski o (scusa il paragone) come quando faccio un piatto buonissimo e sento che ci va o non ci va un pizzico di sale in più, senza nemmeno assaggiare. Il tuo libro mi ha fatto pensare a Bukowski, alla capacità di sopravvivere e di godersi piccoli momenti di bellezza dei suoi personaggi. E a come scrive da dio e a come anche tu scrivi meravigliosamente, certo. Ma anche a una cosa che mi affascinava da ragazzina, una frase di Wilde che avevo trovato in una raccolta di aforismi: We are all in the gutter, but some of us are looking at the stars. Io pensavo che l'avessse coniata così, ma che bello, ma che romantico, me l'ero anche scritta su una maglietta. E mi immaginavo gli ubriaconi poeti di Pian della Tortilla di Steinbeck che ogni tanto si addormentavano in un fosso guardando il cielo. Anni dopo ho letto Il ventaglio di Lady Windermere e ho scoperto che lo diceva uno e il suo amico gli rispondeva, prendendolo per il culo, tipo: Siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi guardano le stelle? Uè come siamo romantici stasera!
Ecco, i tuoi personaggi lo sanno più di prima che sono in 'sto canaletto di scolo, ma le stelle le guardano ancora, chissenefrega se lì Wilde si era detto: non facciamo troppe sentimentalate da finocchio (mi piace che dici finocchio come i miei amici gay dicono checca, alla faccia del politically correct).
E naturalmente, Rossana, ho riso, riso tanto anche, tipo quando Fred dice che guarda le partite e ascolta il punk essendo finocchio e così è emarginato tra i diversi. O quando Caroline si incazza.
Ti mando un abbraccio e aspetto già il prossimo libro.

Ado
Cara Ross, ho finto di leggere il romanzo. Inizio dal linguaggio, che per me è importantissimo perché io credo che ognuno di noi ha qualcosa da dire, ma la differenza la fa proprio la lingua, il suo uso. Se vivere è così difficile, narrarlo è arduo, perché a trasporre l’esperienza, le sensazioni in un foglio bianco si rischia di privarle della loro essenza: l’immediatezza.
E tu qui hai fatto centro. La solitudine (che io avverto molto nella prima parte del romanzo) è il punto di partenza della vera rivoluzione che ognuno di noi può compiere, ma per stare sopra le cose, devi prima starci dentro. Quindi la ricerca del proprio io, della propria via di uscita –tutti ne abbiamo una - non passa solo dalle vacanze in India, ma anche e soprattutto dalla solitudine ed anche dall’esagerazione. Mentre leggevo la prima parte avevo in mente le parole della Yourcenar: Io non credo come credono loro, io non vivo come vivono loro, io non amo come amano loro. Morrò come loro. Perché l’eroina vive la prima fase della storia in questa situazione, prendere atto di essere diversa dall’abitino bobò che le era stato cucito addosso, e si incazza, di essere diversa ma uguale.
I meccanismi del tuo personaggio sono quelli di tutti noi, le sue reazioni esagitate sono le nostre. E’ nella clinica che attraverso la convivenza con sconosciuti, percepiti come diversi da lei, riesce a uscire dal legame ossessivo col marito e solo attraverso il calore quasi forzato di altri disadattati si illude di aver capito di aver veramente toccato il fondo… ma il vero fondo scopriamo lo toccherà solo più avanti.
Ho avvertito forte questa rivendicazione al diritto di essere amata amando, la voglia di un amore sano, dell'affetto solidale.
Per questo forse solo toccando veramente il fondo, solo dopo essere caduta più in basso del cuore di Igor, più in basso della punk a bestia, la nostra eroina risorge. E come? Nella famiglia elettiva. L’unione diversa da quella famigliare, l’unione delle persone che si vogliono bene come lei, Fred, Yolande, Philippe.
La forza di mandare in culo Mathieu ed Igor le viene proprio da questo, dalle comuni esperienze con gli altri, con Fred, dalla sua presenza forte ma dolce, dagli incontri con gli alcolisti anonimi, dall’energia di Yolande; perché in fondo è vero, da un problema si può uscirne solo con l'appoggio di chi lo ha come noi. Tutto questo sbattimento è faticoso e richiede una certa forza e molto coraggio…. Il coraggio di essere felici anche quando si è una pecora nera in mezzo ad un gregge di tante pecore bianche.

Silvia
Di questo romanzo non riesco a scrivere, non riesco a dire ancora tutti i pensieri, tutto quello che muove, dove va a toccare, nel punto più profondo, più infondo, dove batte anche il mio di male, di alcol, di strozzacuore, di vomitare, di stare nel mondo ad accartocciarle le giornate, lo stomaco, di farsi aggomitolare stretti dal filo dal dolore. di questo romanzo che va lì infondo alla galleria della vita, di questo romanzo che non fa finta di consolare, ma che muove a far ripartire i piedi, a far girare il cervello, a smettere di percorrere la stessa strada retta dritta ammazzatesta, che fa battere i pugni sulla tavola della vita, che aggiusta i bulloni della bicicletta, che fa risalire in sella, di questo io dico grazie roxi sista nell’universo grazie dell'energia, di questo motore motrice, di questa spinta che mi fai ritrovare infondo alla vita mia, alla mia via.
ecco questo si diventa:
uno slancio, una benda
una mano aperta
un lascia andare
un uscire dalla miniera
con in mano un mazzo di fiori
di animali, di superuniposcacolori.

e poi per la letteratura, per questa cosa seria e dura che è la letteratura, perché le fai un dono gigante, le insegni a partire dalla vita, ad essere sincera e vera, a non dire le bugie, che quelle che leggiamo, diventano quelle che sognamo, che pensiamo, che siamo. le insegni a non essere falsa consolatoria ma a prendere la realtà, farla a pezzetti e rincollarli, riassemblarli, che facciano una nuova costellazione, così il libro è un'arma buona che muove alla rivoluzione, alla lotta, al cambiamento, che ci fa scattare la mente, risvegliare, ricivilizzare. e questa battaglia strana di ogni individuo con la propria vita e il proprio dolore è il punto primo da cui partire, è l'essenziale, il più difficile, il mattone, il passo primo per provare a farlo girare un poco diversamete questo mondo. sono cose lunghe di cui parlare ma ci tengo a dire che questo romanzo è profondamente impegnato e la sua struttura è una struttura di rivolta, di lotta e impegno, è la struttura del cambiamento per la nostra vita idividuo universale.

Francesca Picozza
“Più forte di me” è un libro coraggioso.
E’ raro per me trovare delle persone autentiche e, ancor di più, trovare dei libri che siano altrettanto autentici, che rispecchino il cuore di chi li scrive nella sua limpida verità e senza sdolcinamenti. Questo libro me lo sono sorseggiato in due giorni ed è stato bellissimo sentirsi realmente nella storia.
E’ un romanzo che tocca tanti aspetti della realtà e che riguarda non solo le donne, ma ciascuno di noi.
Rossana è riuscita a donarci tanto di sé e, allo stesso tempo, a fornirci uno specchio dentro al quale guardarci senza paura. Non esiste condanna, giusto, sbagliato, anormale, cattivo…… No, esiste solo una umanità bella per quello che è, nel suo insieme. Raramente mi è capitato di sentirmi così viva e ancorata ad un libro: non esagero se vi dico che mi ha seguito in tutte le ore del giorno, anche le più impensabili e strambe….. (e di più non dirò!).
La protagonista del romanzo è bellissima nella sua forza e il titolo del libro, “Più forte di me”, rende bene il vero tema del romanzo, che non si apprende intellettivamente, o con un approccio bonario e bendisposto da parte del lettore, ma che si attacca invece alle viscere e parti più intime e private di ciascuno di noi.
Questa donna, infatti, rappresenta non solo le donne per se stesse, ma l’umanità tutta nella sua fragilità e impercettibilità.
Il romanzo tratta dell’essere umano nella sua evoluzione/rivoluzione lungo la vita, con tutti gli imprevisti, errori e coincidenze del caso (che poi non è mai caso fino in fondo…).
L’alcolismo, il sesso, tutti gli eccessi in cui noi possiamo cadere o dai quali ci vediamo più o meno consapevolmente travolti, offrono la possibilità, a le persone che di noi toccano veramente il fondo, quelle dalla spiccata sensibilità e apertura interiore, di ascoltarsi, attraversarsi, indi rialzarsi con fatica, solitudine e disperazione, ma anche con la ferma convinzione di voler risalire, di apprezzare la vita, se stessi come realmente si è, per poi condividerla insieme agli altri senza giudizi di sorta.
“Essere pronti per essere” nella vita, determinandola ogni giorno, accettandola, vivendola sulla propria pelle per poi cambiarla, dal di dentro, profondamente. Questo libro lo consiglio a tutti, perchè la sensibilità e coraggio che lo compongono non possono lasciare indifferenti neanche i lettori più prevenuti. Quando l’anima è presente nelle cose, non si può ignorare, evitare e tanto meno rifiutare.
 
I vostri commenti
Il commento di yaser 6 novembre 2010


ho bisogno d imprare la lingua araba


 
Il commento di roberto 19 settembre 2010


Carissima Rossana,sono un'ex alcolista.Ho sessant'anni portati abbastanza male ma per fortuna mi piace leggere.Spesso coi libri pesco nel mucchio,così,a caso.Non ti conoscevo,ma mi era piaciuto il tuo nome:rossanacampo.Molto musicale.E mi è andata bene.Ho apprezzato molro la storia ed il modo di esporla.Un po'Bukowski e un po' Paura di volare.Complimenti.Ti sei fatta un nuovo compagno di viaggio.Ora sarò costretto a leggere anche gli altri tuoi libri. Un'abbraccio roberto.


 
Il commento di rossana campo 28 gennaio 2010


certo Annick, ti contatto in privato


 
Il commento di Annik 27 gennaio 2010


Ciao Rossana, sono contenta di leggere che tra poco uscirà un altro tuo libro. Sono una tua appassionata lettrice da tanti anni, talmente appassionata che ho deciso di scrivere la mia tesi di laurea su Più forte di me. (Anche se in principio avrei voluto scriverla su tutti i tuoi romanzi). Avresti un pò di tempo da dedicare a me e a quello che ho scritto sul tuo romanzo? Te ne sarei molto grata e secondo me potrebbe essere divertente. Un caro saluto e complimenti per il tuo contributo alla letteratura italiana.. Annik


 
Il commento di rossana campo 23 gennaio 2010


caro Alessio, sono più viva che mai e a maggio uscirà anche il nuovo romanzo. mi trovi di più su facebook, una lettrice tempo fa ha aperto una pagina sulla Campo e ci sono finita dentro. un abbraccio,


 
Il commento di alessio 22 gennaio 2010


Ciao Rossa, sei ancora viva? C'è un nuovo romanzo in arrivo? Guarda che i lettori affezionati come me SMANIANO di leggerti ancora... Un saluto Alessio


 
Il commento di Anna 4 novembre 2009


Grande Rossana, questa sì che è una bella notizia. mi sento già sollevata. ribaci at


 
Il commento di rossana campo 27 ottobre 2009


tutto bene Anna, grazie per l'interesse, sto lavorando al nuovo romanzo che uscirà l'anno prossimo


 
Il commento di ANNA 26 ottobre 2009


Hey Ross, dove sei? stai bene? bacio


 
Il commento di rossana campo 15 ottobre 2009


cara Francesca, grazie per le tue simpatiche preoccupazioni. con questo mio romanzo sono andata a vedere la parte più buia che sta dentro di me, e forse dentro ognuno di noi, ho fatto questo viaggio nell'oscurità e ne sono uscita ancora più forte e un po' più vera credo. un abbraccio


 
Il commento di Francesca 15 ottobre 2009


Cara Rossana, questo tuo ultimo libro mi ha lasciata spiazzata, triste, con un senso di angoscia. E' l'unico dei tuoi libri in cui si sente così forte la disperazione che sovrasta tutti gli altri sentimenti. Io ti ho sempre apprezzata per la tua intelligenza, l'umorismo, il tuo magnifico romanticismo pieno di aggressività e di ostilità e di curiosità e di individualismo. In ogni tua storia ho trovato una grossa parte di me, del mio non essere mai arrivata, mai certa, mai soddisfatta, mai adatta. E ho sempre sentito, attraverso i tuoi personaggi, la tua sensibilità attenta e gentile. Anche io (come quale delle tue donne?) alla mia aggressività ci tengo, non la mollo facilmente per barattarla con la piattezza di una serenità senza spirito critico. Forse può essere che anche questa volta mi sia riconosciuta nella protagonista, nel buio dello scendere solo verso il basso, del non riuscire e del non sperare. La verità è che più leggevo e più mi preoccupavo per te, pensando che una storia come quella non può essere altro che autobiografica. Sembra che possa avere a che fare con il fatto che sei una scrittrice famosa, invece ha a che fare solo con il fatto che sei tu. Mi dispiaceva molto che Rossana Campo, la mitica, potesse arrivare a non farcela, potesse perdere la voglia di essere, quella grinta graffiante, quella capacità di stare con gli altri, anche se a modo suo. Io so che, anche se il tuo romanzo fosse autobiografico, il fatto stesso che tu l'abbia significa che ce l'hai fatta. Ma mi ha intristito lo stesso, mi ha fatto preoccupare. Perchè uno scrittore entra nel cuore e nel cervello e poi per sempre non appartiene più solo a se stesso. Con tanta stima, grazie per la tua simpatia! Francesca


 
Il commento di LibrInTerra 18 settembre 2009


Gentile Rossana Campo, vorremmo inoltrarle l'invito a partecipare al nostro festival LibrInTerra www.librinterra.com. Potrebbe lasciarci un suo contatto in modo da poterle inviare una mail completa di tutte le informazioni, oltre alla lettera formale di invito? La ringrazio. Cordiali saluti, P. Zoppi www.librinterra.com


 
Il commento di piero bernassola 5 maggio 2009


...leggendo la presentazione del libro "poesie zen" mi è venuta voglia di... Piena Fioritura... Si erge carico di fiori il pesco. Non tutti diventeranno frutto. Risplendono chiari come spuma rosata attraverso l’azzurro e la fuga di nuvole. Simili a fiori si schiudono i pensieri , centinaia ogni giorno, lasciali fiorire! lascia a ogni cosa il suo corso! Non chiedere quale sia il guadagno! Vi deve pur essere gioco e innocenza e dovizia di fiori altrimenti per noi sarebbe troppo piccolo il mondo e la vita non un piacere.


 
Il commento di nadia 29 aprile 2009


anche se è un po' che ci si sente sono sempre la tua sista. Sono contenta per il tascabile. Sei grande mia scrittora. baci


 
Il commento di LUCIANO 29 aprile 2009


ciao ross, non so neanche se ti ricordi più di me, mi farebbe tanto piacere risentirti, dal canto mio che dire? abitando a l'aquila non ho più nulla... ma ho ancora la pelle e questo è già qlc


 
Il commento di Fred 28 aprile 2009


Ciao rossa.. quest'anno ci siamo visti poco. Mi manchi. La casa sul promontorio ti aspetta. Forse il fatto di essersi visti di meno sta a significare che staimo bene. E questa è una gran figata. Ti voglio bene


 
Il commento di Massi 15 aprile 2009


A tutti gli amici del campoblog: stasera a radio 3 ore 23.30 Rossana parlerà di Genova durante la trasmissione"Tutta mia la città"....ci saremo Roxi...la tua vose ci scalderà il corason. baci


 
Il commento di Dani 13 aprile 2009


Roxiroxi, una carezza speciale per te in questi giorni di festa. A tutti gli amici del campoblog un grande abbraccio


 
Il commento di etoile 12 aprile 2009


ciao zia Ross e campoRoss...in primis Buona Pasqua e poi...un brindisi al +forte di me tascabile..quando tutto cade arrivano le tue parole e le tue storie piene di coraggio Ross..ne ho ancora bisogno..ora + ke mai di qcuno + forte di me...


 
Il commento di arianna 10 aprile 2009


Cara Rossana, ti ho conosciuta grazie a Massy tuo superfan. Oggi corro a comprare Più forte di me. Spero presto di lasciarti un commento.Intanto ho appena finito Duro come l'amore! Hai ragione è bello sapere che c'è un filo diretto tra scrittore e lettore. Un abbraccio


 
Il commento di pier 10 aprile 2009


ciao rossana, ho letto alcuni tuoi libri in passato, e mi sono piaciuti molto. ma piu' forte di me mi ha cambiato la vita perche' mi sono potuto specchiare in un'umanita' di gente che non ce la fa. e mi ha aiutato molto in quel periodo. ci ripenso volentieri ancora adesso che sono felice e integrato. baci pierfrancesco ps: sei una grande scrittrice, e sei pure simpatica!


 
Il commento di Massi 10 aprile 2009


X Emy: ciao e benvenuta nel campoblog. Ei sul nuovo rom della nostra Roxi c'è ancora il top secret, ma so che la roxi ci sta lavorando duro...sarà sicuramente fortissimo e fantastico come sempre.Intanto godiamoci il ritorno del Forte! Roxi in feltrinelli milano c.so b aires, il Forte è in bella vista, fa come sempre la sua porca figura anche in edizione tascabile. baci


 
Il commento di Emy 10 aprile 2009


Il PIU' FORTE DI ME tascabile? bella sta notizia. Io quasi quasi lo metto insieme all'uovo di Pasqua che regalo alla mia bella, si dai Roxi da un mese ho conosciuto una tipa, eh nn so se sarà la storiona del secolo o la solita Emy che si è cacciata ancora in uno dei suoi casini, ma finalmente dopo tanto tempo mi sento viva. E che mi sono dimenticata il gioco del corteggiamento: cosi' per iniziare piazzo il Più Forte! ti abbraccio. P.S Massi sei sempre aggiornato sulla Roxi, ma come cazz fai? sai qualcosa nuovo romanzo? a sto punto domanda lecita, ciao a tutti


 
Il commento di Walter 10 aprile 2009


Ciao e finalmente becco il campo blog. Ti seguo su facebook e devo dire sei simpatica...ma poi anche i tuoi fan lettori..dai troppo carini . Leggo che esce l'edizione tascabile di Piu' forte di me. Bene ho voglia di recuperarlo, quando uscii confesso non lo comprai. prometto che lo leggero' con attenzione....Rosi scrive che è dedicato a tutti quelli che non vogliono andare al tappetto! Baci


 
Il commento di alessio 10 aprile 2009


Ottimo modo per diffondere il verbo della Campo anche agli increduli...


 
Il commento di Tiziano 9 aprile 2009


Bella notizia Rossana Campo, allora brindiamo al ritorno del Piu'forte di me. Ho ancora nella mente e nel cuore l'emozione che ho provato quando l'avevo finito di leggere. E ricordando la bellissima recensione di Guglielmi su l'unita': Rossana Campo scrive un vero romanzo.


 
Il commento di Rosi b. 9 aprile 2009


Roxi, l'ho visto...finalmente è arrivato...ehi parlo del Piu'forte tascabile....grazie per questo regalo: ottima occasione per rileggerlo e regarlo agli amici piu' cari: si perchè il Forte è un regalo...il ritratto di questa donna che decide di non andare al tappeto mai: è questa la ragione per leggerlo, staccare il telefono, sedersi e non rialzarsi finchè non lo si è terminato.P.s bellino in versione tascabile...morbido e piccolino....baci tvb


 
Il commento di Massi 9 aprile 2009


Roxilove grazie...il ritorno del Piu'forte è un bellissimo regalo. Ho riletto anch'io le lettere, diciamo " prima edizione" e cosa posso dire: ti amiamo! Piu'forte di me è un vero romanzo!Da leggere e da amare....da ricordare e da portare dentro di noi, SEMPRE.


 
 Rossana Campo: Sempre pazza di te
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 La scheda autore di Rossana Campo