Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
3 dicembre 2020
In Universale Economica
Fiasco Produzioni SRL: il blog di Efraim Medina Reyes
MALDINI E L'ETERNO COMPLESSO DELLA FOCA 5 giugno 2009


Mio padre era un uomo alto e moro che trascorse la maggiore parte della sua vita a lavorare in una fabbrica di prodotti chimici. Morì quando io stavo per compiere sei anni ed il tempo ha cancellato i suoi tratti dalla mia memoria, anche la sua voce e il suo sorriso mi hanno a poco a poco abbandonato. Di lui mi restano solo due cose a cui sono irrimediabilmente condannato: il dolore di averlo perso e la frustrazione di sapere che, come lui, me ne andrò da questo mondo aggrappato a una sola maglietta. Come milioni di altri esseri umani non ho avuto altra scelta, ancor prima di nascere il mio destino era già segnato e né tutta la filosofia consumata durante l´adolescenza né l´amore e i suoi tormenti mi avrebbero liberato dalla condanna di essere tifoso dello Junior di Barranquilla, quello stesso Junior in cui, alla fine della sua carriera, giocò il leggendario calciatore brasiliano Garrincha. Ad essere sincero devo riconoscere che Garrincha giunse allo Junior quando ormai la sua carriera era conclusa ed egli era già un anziano alcolizzato che, in cambio di un sacco di soldi, si infilò la maglietta bianco rossa dello Junior, vagò in campo per venti minuti e si convertì nel nostro massimo idolo. In suo onore fu addirittura organizzata un’ indimenticabile partita d´addio (fu la seconda ed ultima volta che giocò a Barranquilla); quel giorno rimase in campo per nove minuti e qualcuno sostiene che teneva in mano una bottiglia di whisky e che invece di schivare gli avversari gli offriva da bere. Eppure gli applausi del pubblico furono unanimi e tutti gli striscioni celebravano la gloria di averlo visto con quella maglietta. Non credo che nemmeno il più ingenuo dei tifosi possa ignorare che il calcio é una cosa stupida e che a giocarlo sono mercenari come Garrincha che ripetono frasi romantiche e giurano fedeltà a una bandiera finché un´altra squadra chiude loro la bocca a suon di euro. Alcuni indossano la stessa maglia per tutta la vita semplicemente perché non c´é stata per loro, o per la loro squadra, nessuna possibilità di avere qualcosa di meglio. Tutto il resto é retorica. Ho ereditato da mio padre quella parte stupida che ama il calcio, ma molti anni fa smisi di andare allo stadio. Ci andavo quando avevo dentro rabbia e ferocia perché mi serviva sfogarmi insultando i tifosi della squadra rivale, i giocatori rivali o, in caso di sconfitta (cosa molto probabile trattandosi dello Junior), con i dirigenti e i giocatori della mia stessa squadra. É questo che compra il 99.9% di chi va allo stadio: il diritto di sfogarsi, di tirar fuori la bestia che é dentro di noi. A che cos´altro serve il calcio? Si tratta di 22 milionari che corrono a destra e a sinistra per divertire una folla di poveracci che non riesce a pagare l´affitto, le bollette o la scuola dei propri figli. Gente furiosa al punto di esplodere, e quale piacere più grande di urlare quello che si merita a quel bel riccone di Beckham, che ha appena fatto un gol alla tua squadra del cuore? Il calcio é una guerra minuziosa, la festa settimanale dell´impotenza, dell´odio e del razzismo. I giocatori in campo a stento riescono a frenare il desiderio di spezzarsi le ossa gli uni agli altri, le sostanze che assumono per poter giocare una partita ogni tre giorni (senza contare i duri allenamenti) gli spappola il cervello. Sanno di essere schiavi di lusso, che i loro padroni sono i proprietari della squadra, di cui l´allenatore è l´implacabile luogotenente. Vivono la prigionia della disciplina come animali da circo e non possono far altro che correre e rompersi la schiena per dare soddisfazione a chi gli dà da vivere. La vita utile di un giocatore é relativamente corta, di solito a trent´anni viene già considerato vecchio, eppure la maggioranza di loro si ostina a proseguire la carriera ben oltre, nonostante le ossa rotte e la fortuna accumulata. Sono mutanti, involucri vuoti che, proprio come Garrincha, non hanno altra opzione che continuare a vagare in campo per dare sfogo alle moltitudini infuriate. Quando supero il limite della mia stessa stupidità penso che il calcio sia un’espressione meravigliosa dell’abilità, della perseveranza e della forza umana. Cerco di convincermi che le partite dello Junior sono l’eterna lotta tra il bene e il male (in cui ovviamente lo Junior rappresenta l’immanenza del bene), ma subito dopo la stupidità mi abbandona e allora ricordo che anche una foca che fa delle piroette in cambio di pesce marcio potrebbe essere un’espressione meravigliosa della forza umana…vabbè, dell’abilità, della perseveranza e della forza del fochismo universale. Che Maldini abbia lasciato il calcio non significa nulla, così come quando lo fecero Pelè, Maradona o El pibe Valderrama. Quante feste d’addio sono state organizzate per foche che smettono di fare piroette? Sarà forse Galliani la prima foca ad avere una festa d’addio? Naturalmente i media inventano un melodramma per qualsiasi sciocchezza perché il melodramma vende e i poveri di questo mondo ne hanno bisogno per placare le loro frustrazioni; lo fece mio padre fino alla sua morte e così pure il padre di mio padre. Il mondo è sempre più stupido e il melodramma è il regno della stupidità. Invece di dare senso e dignità alle nostre vite ci degradiamo dando importanza allo sport, ai reality e al gossip. E’ patetico che Maldini si lamenti perché il suo padrone Berlusconi (che lui chiama “la società”) non lo ha difeso dagli insulti che gli sono stati prodigati dai tifosi rovinandogli così la festa. E’ patetico che Maldini sia convinto di rappresentare o di meritarsi qualcosa per aver passato la vita rincorrendo un pallone sull’erba in cambio di una montagna di denaro. Tra una settimana nessuno saprà chi è stato o che cosa ha fatto Maldini, diventerà solo tema di conversazione affinché i commentatori possano aggiungere altro vuoto ai loro discorsi vuoti. Nessuno insultò Garrincha quando se ne andò da Barranquilla, un’ardente, sfacciata e rumorosa città della costa caraibica colombiana. Forse lui è stato fortunato perché nei Caraibi non si prende niente sul serio (ancora meno se si tratta di una farsa come il calcio) o forse perché la guerra in Colombia non ci permette di preoccuparci per stupidaggini quali il pensionamento di un calciatore. Maldini dovrebbe ricordarsi che gli schiavi, persino quelli di lusso, passano di moda mentre i padroni restano. Dovrebbe ammettere che Berlusconi è un uomo d’affari senza scrupoli e lui è stato semplicemente la sua mercanzia. Dovrebbe sapere che chi lo insulta ha pagato al suo padrone l’entrata al circo e che al circo gli animali non hanno né voce né voto.





 
 Fiasco Produzioni SRL: il blog di Efraim Medina Reyes
 LA SUPERFICIE
 MALDINI E L'ETERNO COMPLESSO DELLA FOCA
 LA STRATEGIA DELLA VITTIMA
 QUEI PATETICI ZOMBI DI FACEKK
 Novembre 2009
 Giugno 2009
 Maggio 2009
 Novembre 2008
 Giugno 2008
 Gennaio 2008
 Ottobre 2007
 Agosto 2007
 Luglio 2007
 Maggio 2007
 Gennaio 2007
 Dicembre 2006
 Agosto 2006
 Luglio 2006
 Giugno 2006
 Maggio 2006
copertina

Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio
Compra su lafeltrinelli.it
Compra l'ebook - Epub
 La scheda autore di Efraim Medina Reyes