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3 dicembre 2020
In Universale Economica
C'est Super! Il blog sul bien vivre di Piersandro Pallavicini
Un canzone per l'estate 28 agosto 2009


Ieri sera ero a casa da solo. A tarda notte ho rivisto Il raggio verde. Ma sì, l’ho preso in edicola, e va bene. E’ la prima uscita di una di quelle collezionacce contro la depressione da fine estate di Hobby & Work, ma se ci danno Rohmer ben vengano pure loro, no?
Non inatteso, qualche effetto questo film disarmante, indisponente, fascinoso, ancora me lo fa. Ho visto tutto il film e poi sono finito negli extra, ritrovandomi a ragionare sul senso del trailer d’epoca (epoca, poi… dopo tutto era solo l’86), cercando di ritrovarci quel brivido di mistero, di sospensione, di ansia che, allora, mi aveva condotto a vedere la pellicola in sala. Ero pazzo, nell’86?
Probabilmente sì, ma non è questo il punto, e nemmeno Rohmer. Il punto è che, mentre ero sotto questo cine-effetto, il dvd è finito. Spento il lettore, è riapparso il canale televisivo che guardavo prima di far partire il film: All Music. Come se una regia accorta avesse curato i tempi, sono capitato sul canale nell’istante dell’attacco di un pezzo allegro, dance, un po’ funky, che si è annunciato con una smagliante frase di tromba presa al millimetro dall mio superno e invisibile regista. Subito catturato, ho prestato attenzione e ho letto la scheda che All Music ha mandato fugacemente in sovrapposizione. Si trattava di Dj Jad, nel pezzo dal titolo Stessa Onda. Mai sentito nominare. Eppure...
Eppure cosa?
Eppure Stessa Onda mi è sembrato un pezzo familiare, in cui riconoscevo le rare qualità del successo estivo, anzi per dirlo meglio: della colonna sonora dell’estate. Di questa estate. E’ così? Io non ho sentito la radio in questi mesi, non ho guardato mai la tv terrestre, non so nulla di quel che è successo nelle classifiche e nell’etere per quel che riguarda la musica. Stessa Onda è stato per caso la colonna sonora dell’estate 2009?
Mentre, silenziosamente – grazie al cielo ancora non parlo da solo - me lo chiedevo per chiarire meglio anche a me stesso il concetto di “colonna sonora dell’estate”, ho provato a espungere dalla memoria altri pezzi che tali - colonne sonore dell’estate - lo sono stati nei secoli passati. E nel mio traballante scaffaletto dei ricordi ho trovato Salirò di Daniele Silvestri, Horny 98 di Mousse-T, Frena di Carlotta, e poi più indietro ancora People from Ibiza (ma sì, dai, proprio quella di Sandy Marton) e Love is in the air (erano i Milk & Sugar con John Paul Young) e - Oh Mio Dio - persino Carbonara degli Spliff. Che poi sarebbero anche pezzi minori, effimeri, non certo pietre miliari della storia del pop e del rock, ma che centrano in pieno proprio quella cosa lì: le bollicine, il sole, il tettuccio abbassato nella macchina mentre scendiamo sulla costa si San Vito, il torneo di tennis a Pejo, il gelato sul lungomare di Riccione, le camerette accoglienti dell’università a Edimburgo, l’autostop verso Courmayeur, Pavia deserta mentre partiamo all’alba di un giorno d’agosto, e l’estate, l’estate, l’estate…
Ecco, capito?
La risibile, indimenticabile, colonna sonora dell’allegria, della spensieratezza e del sole.

Perché ci ritroviamo a fare queste associazioni mentali? Perché se dal Raggio Verde capitiamo su un pezzo allegro e funky e dance, questo apre uno squarcio sulle colonne sonore delle estati dell’adolescenza e della giovinezza o anche solo su quelle di qualche anno fa, che ora ci sembrano così indimenticabili e felici? E perché da lì si passa ai tuffi al cuore, agli sdilinquimenti, alle nostalgie? Oh, ma che linea c’è dopo quella d’ombra? Che limite ci tocca valicare dopo il trentesimo anno tracciato col gesso della Bachmann? Dove stiamo precipitando, io e voi?
Ah, io lo sò.
Io sono uno scrittore, un poeta, un artista, e sto citando a spanne e fuori contesto il celebre articolo di Pasolini solo per scrivere un’altra volta nella mia maniera finto-colta che ben lo sò.
Ma preferisco stappare una birra, cercare Anthony Bourdain sulle satellitari, leggere una pagina di Prokosch. Insomma, va bene, lo dico esplicito: anche se lo sò, preferisco rispondere boh.
 
I vostri commenti
Il commento di Carlo Santulli 1 settembre 2009


Grazie per il tuo gradito (e spero meritato) elogio, Sandro. Sì, spugne di felicità: sai, io ricordo (ero ragazzo) quando c'erano ancora gli intellettuali, quelli che ascoltavano solo musica "buona", e leggevano "buoni" libri anche in un certo ordine (prima A, poi B, per arrivare a C...) e, devo dirti, io leggevo ed ascoltavo quel che piaceva a me (non so se buono o cattivo...) ma a volte mi sentivo leggermente in colpa. (Non parliamo poi dell'ordine in cui lo leggevo e lo ascoltavo, che era ed è assolutamente random...). Ora continuo così, ma non mi sento in colpa, affatto... e mi sembra che anche quelli intellettuali siano spariti. Io credo molto nel fatto che ognuno di noi si debba tuffare in questo mare di parole e di musica tirandone fuori quel che al momento risponde più ai suoi desideri, ecc. (diffido molto delle liste dei "libri da leggere" e dei "dischi da ascoltare"). Ciao!


 
Il commento di Carloi Santulli 30 agosto 2009


Ciao Sandro, bisognerà che prima o poi qualcuno parli del ruolo che in fondo le "colonne sonore dell'estate" (qualcuno direbbe la "cattiva musica") hanno in modo subliminale in tante scelte, anche artistiche, anche espressive. Magari capita che una parola od un giro di frasi in un romanzo o racconto di tutt'altro genere venga direttamente da quelle canzoni: le abbiamo ascoltate troppe volte, anche senza volerlo, che qualcosa per forza ci è rimasto attaccato. Certo finora non si esce, nel caso delle "colonne sonore dell'estate" dal binomio "fruizione immediata" e poi, qualche anno dopo, "rievocazione nostalgica". Io penso che ci sia qualcosa di più della nostalgia, è che proprio ci hanno lasciato qualcosa, anche se non siamo sicuri di volerlo, anche se sono canzoni che magari non sopporteremmo più di ascoltare più e più volte. Per questo sono scettico quando si tracciano linee di demarcazione tra musica "buona" e "cattiva": in certo senso un'estate, una volta vissuta, specie da giovani, non finisce mai completamente, ne ritroviamo le tracce anche senza cercarla, come tu non la stavi cercando.
per Carlo Santulli per Carloi Santulli


Ciao Carlo. Sempre bello leggere anche qui i tuoi commenti pieni di buon senso (che, ne sono convinto, è il prodotto delle vere Grandi Intelligenze ).
Non sono convintissimo dell'impossibilità di distinguere grande musica e musica da dimenticare. Anche se devo ammettere che tutte le distinzioni che mi ritrovo a fare al riguardo non si basano su una scala di valori chiara, su parametri misurabili... ma purtroppo solo sulle mie sensazioni! (e quindi, mi dirai, che parlo a fare?).

D'accordo. Allora cambio argomento: cosa toccano, cosa sollevano le "colonne sonore dell'estate"? Che, dici benissimo, ti rimangono sottopelle, e subliminalmente finiscono in quel che fai, pensi, scrivi, mille anni dopo...
Io credo che siano dispositvi che trattengono solo ricordi di emozioni positive. Spugne di felicità. Dunque capaci di falsare pericolosamente i ricordi, infliggendoci nostalgie lancinanti. Che poi fanno cortocircuiti con Il Raggio Verde o chi per esso, e... E qui mi ritroverei a spiegare cio cui ho girato intorno nel post. Ed essendo le 8 di mattina niente birretta, niente satellitari: mi do alla chimica, ai miei dispositivi micellari, che tutto sommato svolgono la stessa funzione. :-)


 
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