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3 dicembre 2020
In Universale Economica
Arabi Visibili: il blog di Paola Caridi
Fuori dai sotterranei (italiani) 23 novembre 2010


Me la concedete una incursione italiana? Ma sì, me lo merito… Perché, insomma, faccio anch’io parte di quel pubblico così folto che ieri sera è rimasto incollato alla tv, per vedere Vieni via con me. Ci sono rimasta incollata anch’io, italiana all’estero, nonostante tutto il cinismo di noi giornalisti, la capacità tecnica di scrutare il perché e il per come di quello che ci viene proposto dal piccolo schermo, le perplessità sul modo in cui Fabio fazio intevista gli ospiti in Che Tempo Che Fa. Nonostante tutto questo, ieri è stato – credo – diverso. Diverso dalla prima puntata, di certo, che non mi ha attratto così tanto.

Perché ieri sera è stato diverso? Ma certo, perché ieri è andato in onda il ritratto dell’Italia migliore. Non solo di quella famosa, degli intellettuali vituperati dal giornale e da libero, ma semplicemente dell’Italia migliore. Catalogo di visibili e soprattutto di invisibili. Soprattutto giovani. Ragione per la quale, a me che ne occupo per l’altra sponda del Mediterraneo, il Vieni via con me di ieri sera doveva per forza piacere.

Consolatorio, certo, pensare che sul piccolo schermo appaia ciò che amiamo, che ci rappresenta, che ci conforta, che ci fa sentire meglio e migliori. Banale, scontato, quasi. Credo, però, sia anche politicamente necessario che questa invisibilità dell’Italia che ha resistito al berlusconismo (eh sì, diciamolo, confessiamolo) esca dai sotterranei, come in una italianissima riedizione dei film hollywoodiani sul postnucleare. Esca allo scoperto, e risponda in questo modo alla guerra per bande che poco prima ci era stata raccontata dai tg. Allo scontro di potere campano sui rifiuti, si risponde spiegando perché i rifiuti sono un grande affare. Allo scontro (‘altissimo’) tra Mara Carfagna e Alessandra Mussolini si risponde con i tre elenchi di Simona Camusso, della giovane Arabella che ha paura – come l’abbiamo anche noi attempate – di tornare da sola a casa la sera al buio, e di Emma Bonino. Li cito in questo ordine, i tre elenchi, perché questa è la mia personale classifica rispetto allo spessore e alla capacità di rappresentare l’invisibilità del vivere quotidiano delle donne italiane. Con un grande applauso, sincero e forte, alla Camusso, e alla sua capacità di fotografare il lavoro delle donne. Commovente, anche per una che di cosette in giro per il mondo ne ha vista qualcuna.

E’ solo in questo modo, uscendo dai sotterranei, che l’Italia potrà uscire da questo limbo, da questo coma, da questa incubatrice. Solo parlando, e scrivendo elenchi, spiegando che qualcosa di diverso esiste, sotto il sole mediterraneo d’Italia.

E infine, gli italiani all’estero. Quella sottolineatura – da parte di Renzo Piano – di una italianità che si approfondisce e si rende visibile vivendo all’estero è vera. Verissima. Verificata. Ci si sente italiani, all’estero, senza essere stupidamente patriottici. Si capisce chi si è, senza offendere gli altri.
 
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