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9 dicembre 2021
In Universale Economica
Pino Cacucci: blog per viandanti
Foto ricordo con torturato 18 maggio 2004




Non c'è stato, a memoria d'essere umano, esercito invasore che non abbia fatto largo ricorso alla tortura. E conscio di ciò, il generale statunitense che si mostra contrito davanti alle telecamere non è stupefatto per l'uso della tortura sui prigionieri iracheni, ma per l'incredibile dabbenaggine dei suoi subalterni che si sono fatti immortalare accanto ai torturati. Per tre o quattro foto che sono venute alla luce, possiamo immaginare quante migliaia di casi analoghi non abbiano avuto l'onore di un flash.
Nemmeno io sono stupito per le torture ai prigionieri iracheni. Lo davo per scontato. Chiunque abbia un briciolo di esperienza in materia di occupazioni militari lo sa bene, che la tortura è all'ordine del giorno. Mi indigna molto di più la posa dei torturatori: ridono sguaiatamente, si spintonano per apparire su un cumulo di corpi nudi, ammucchiati come un osceno ammasso di carni macellate, e si comportano come se stessero festeggiando halloween, come se la foto verrà spedita ai parenti per natale o pasqua, o per il giorno del ringraziamento, dove i corpi martoriati degli iracheni equivalgono a quelli dei tacchini. E mi sconsola che tra i gaudenti torquemada ci sia una soldatessa, o comunque un essere che sembra, dalla facciotta sghignazzante, più femminile che virile. Ma perché mi sconsola? Hollywood dovrebbe averci abituato al fatto che per diventare una macchina da guerra, la donna stars&stripes deve assumere nel profondo delle viscere i comportamenti maschi dei commilitoni, guai a lei se si rivela debole e "effeminata".
Le recenti immagini degli allegri torturatori in terra irachena mi hanno riportato, complice forse il recente 25 aprile, alle foto scattate il 19 agosto 1944 in piazza Saffi a Forlì, quando i corpi dei partigiani Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei, Arturo Spazzoli, vennero appesi ai lampioni come monito ai “simpatizzanti dei banditi”. O dei terroristi, come direbbero oggi. Li impiccarono da morti, e per la seconda volta, dopo l'analoga esibizione di Castrocaro, il giorno prima. Ce n'è una, in particolare, che ritrae Iris, scalza, i lunghi capelli al vento che nascondono l'oltraggio del cranio sfondato con i calci dei fucili, le ancora belle gambe esposte, striate di sangue, e accanto, due uomini in uniforme che ridono. Loro sono il dettaglio osceno della foto. E sono italiani.
Un altro ricordo, più diretto: al liceo, un ragazzotto fascistoide (chissà se è ancora vivo e come si professa oggi), mio compagno di classe, un giorno portò a scuola le foto del nonno che aveva partecipato alla campagna di Libia: compariva sorridente, faccia al sole, e in una reggeva due teste mozzate di ribelli libici, in un'altra tirava verso il basso le caviglie di un impiccato. E rideva, divertito. All'epoca, era un pacioso nonno che non aveva nei suoi ricordi neppure un giorno di galera.
Nelle innumerevoli immagini dell'orrore di guerra che ho visto successivamente, in tanti anni di ricerche e di non troppo lontane esperienze personali - in Centroamerica, queste ultime - ho notato che, tra tutte, i militari tedeschi, che fossero della Wermacht o delle più efferate Shutz-Staffeln, quando posano accanto ai massacrati non ridono: hanno sempre un'espressione severa, tutt'al più soddisfatta, ma comunque austera. Quasi che considerassero la carneficina una dura ma doverosa necessità. Torturavano, smembravano, strappavano occhi e unghie, ma non ridevano sguaiatamente. O se lo facevano, non ci tenevano a farsi vedere. I fascisti, sì. Forse è la differenza tra i guerrieri e gli ascari, tra i militari di casta e i mercenari, tra i convinti del mandato divino e gli apprendisti occasionali. Differenza del tutto estetica, perché mi fanno ribrezzo gli uni e gli altri.
Ma allora, i soldati statunitensi sono peggio o meno peggio dei nazisti? Se sghignazzano torturando, mentre i loro predecessori si mostravano seri perché “è uno sporco lavoro, qualcuno deve pur farlo, ma non ci provo gusto”, allora quelli che invece ci provano gusto, come poterli definire addirittura più spregevoli dei nazisti?
No, non c'è una classifica della spregevolezza, nelle guerre d'invasione, nel colonialismo, nell'occupazione militare di un paese povero e martoriato. Mi resta un'inconsolabile tristezza, ripensando a come erano gli americani un tempo, fino a un paio di secoli fa, quando i mohicani, persino uccidendo un cervo, gli chiedevano perdono, rendendo onore al suo coraggio e alla sua rapidità nella corsa... Ma quelli erano gli americani veri, legittimi, ormai estinti. Nel frattempo, erano arrivati gli anglosassoni, da cui sarebbe nata la nazione forgiata da un genocidio, frutto della più spaventosa e sistematica pulizia etnica mai compiuta da un popolo ai danni di altri popoli. Gli anglosassoni, che, la storia ce lo insegna, non sono mai stati sconfitti sul campo, dai Romani a Napoleone, fino al Terzo Reich, che - grazie però ai sovietici che ci misero venti milioni di morti - non riuscì a posare neppure uno scarpone sulla terra della “perfida Albione”. E allora, dio stramaledica gli anglosassoni? A parte che, se dio esistesse, spero non sia quello dell'“occhio per occhio” ma quello misericordioso dei tanti sacerdoti martiri della chiesa dei poveri, comunque sia, non posso non pensare, per esempio, a Ken Loach, e anche a Noam Chomsky, che diversi anni fa ha scritto che “gli Stati Uniti hanno portato a termine il progetto di Adolf Hitler”... Apriti cielo. Anzi, no: lo hanno ignorato, come fa sempre il sistema (una volta lo chiamavamo così, semplicisticamente “il Sistema”) quando viene smascherato e fa finta di niente. Eppure, Chomsky, libertario, è di “cultura ebraica”, nel senso di ebraico per discendenza ma non osservante, oltre che statunitense. Insomma, proprio non mi riesce di augurare stramaledizioni a popoli in toto e in assoluto. C'è sempre qualcuno che mi riporta alla realtà. Per fortuna. Ma che schifo, ridere torturando.
 
I vostri commenti
Il commento di Roberto S. 15 giugno 2005


Le varie torture subite da un popolo invaso come per esempio il popolo iracheno , e' una totale normalita'. Mi spiego meglio.Ogni uno di noi affronta questo argomento stando comodamente seduti su una sedia , dinanzi ad un monitor.Purtroppo ogni guerra ha la dote di trasformare l'uomo in una bestia .Non si puo' non essere bestie in una guerra , perche' per sopravvivere ad essa devi diventare parte di essa.Noi non possiamo giudicare quelle situazioni perche' non siamo in grado di poterlo fare:per ogni unodi noi, varrebbe la stessa regola in quei frangenti .Diverremmo anche noi dei carnefici perche' pienamente offuscati dalla differente razionalita' non quella che benevolmente ci avvolge comodamente seduti dinanzi ad un monitor......Grazie.


 
Il commento di Luca Mirti 28 novembre 2004


Tutto ciò è raccapricciante. Raccapricciante quanto fatto a Corbari e ai suoi eroici compagni, ma non scordiamoci quanto fatto poi a Mussolini e a Claretta Petacci (te lo dice un fervente antifascista). Raccapricciante quanto fatto nelle prigioni irakene, ma altrettanto raccapricciante ciò che viene perpetrato da quei "gentiluomini" che tagliano teste a persone inermi.... Purtroppo sarebbero tante le cose da guardare e soprattutto con un po' di sana obiettività che non guasta mai. Ridurre il tutto a una cosa di parte, trovo sia pericoloso poiché nasconde - volontariamente - altri ed altrettanto atroci soprusi verso la vita, che non ha né prezzo, né colore e, ripeto, te lo dice un antifascista con la A maiuscola. Saluti.


 
Il commento di Davide 27 maggio 2004


Già che ci siamo, mi chiedo anche che differenza c'è tra la decapitazione di un antennista statunitense e quella di un candidato campano del centro sinistra. Tanta, a quanto pare, visti i differenti spazi che occupano sui media.


 
Il commento di Gianni Mex 27 maggio 2004


3 parte - A me sembra addirittura paradossale, ma ridotto all’osso, il ragionamento è da prima elementare: vogliono portare la democrazia e portano bombe, umiliazioni, torture e morte; vogliono far nascere la pace e seminano l’odio; pretendono di essere rispettati quando sono i primi a non rispettare niente e nessuno. Non lo capisce anche un bambino che forse stiamo viaggiando a 200 all’ora a fari spenti in contromano? Mi chiedo se gente come Rumsfeld o Bush riescano ancora a guardarsi allo specchio senza cedere all’istinto di sputarsi in faccia. O per lo meno se possiedano ancora un briciolo di un qualche sentimento umano positivo che li tenga svegli la notte. Un abrazo, hermano. Gianni.


 
Il commento di Gianni Mex 27 maggio 2004


2 parte - …dicevo: E’ davvero preoccupante l’ostinazione con cui, nonostante le bestialità che ormai sono state schiaffate sotto gli occhi di tutti, cerchino ancora di farci digerire questa guerra con la scusa di “portare la democrazia”. E’ terribile sapere che coloro i quali hanno creduto e fortemente voluto questa carneficina siano pienamente consapevoli del fatto che stiano sbagliando tutto e nonostante ciò abbiano ancora la spudoratezza di difendere il loro meschino operato.


 
Il commento di vittorio 26 maggio 2004


Difficile non condividere l'indignazione per le torture e per la lo spettacolarizzazione.Sulle truppe d'occupazione si sa anche se Omero non ne parla appertamente,ma sulle polizie di ogni regime e di ogni tempo si tace.perché non parlare delle torture inflitte ai prigionieri politici italiani nei primi anni 80 ?Perché non dire che molti dei garantisti attuali hanno negato che i"proletari in divisa" al servizio dello stato "democratico"italiano hanno spento sigarette e tritturato i testicoli di militanti rivoluzionazi per costringerli a parlare.La logica é la stessa,il fine é lo stesso.Anche di questo occorrerà discutere.


 
Il commento di guido piccoli 26 maggio 2004


... tu hai detto (più o meno): Santo cielo, quell'immagine è enigmatica di tante tragedie e non c'era bisogno di scomodare simili paragoni... Cosa c'è di scandaloso o sbagliato in un politico israeliano, oltre tutto ministro, che in un momento di lucidità si rende conto che i nipoti e i figli delle vittime dei carnefici razzisti sono diventati, in scenari e con protagonisti diversi d'accordo, a loro volta carnefici razzisti?


 
Il commento di guido piccoli 26 maggio 2004


Caro Pino, da blogger a blogger. Un abbraccio e un appunto proprio a te che pensi del mondo più o meno come... Ti ho appena ascoltato a Radio Due. A domanda (più o meno) cosa dici di quel ministro israeliano che ha detto che la foto di una vecchia palestinese che scava smarrita sulle rovine della sua casa abbattuta gli ricordava sua madre vittima dei nazisti, .....


 
Il commento di leonardo 26 maggio 2004


caro Pino,la guerra costringe le persone a vivere situazioni estreme,stressanti,orribili,e questo,nella stragrande maggioranza dei casi,fa uscire il peggio degli esseri umani.l'uomo ha ormai perso la propria "spiritualità"e laddove vengono a mancare le convenzionali e abitudinarie regole del "quieto vivere"(peraltro non da tutti rispettate),ecco che assistiamo a torturatori con sorrisi inebetiti ed a sadici macellai incappucciati.Sono avvilito.


 
Il commento di Barbara - Padova 25 maggio 2004


L'immediata reazione, credo abbastanza comune, di fronte ad immagini che inesorabilmente parlano, comunicano più di quanto qualsiasi parola proferita o scritta possa fare, è primariamente stupore, attonimento. Qualcosa scuote le viscere. Qualcosa si ribella, forse perchè non vorrebbe aver visto, o forse perché desiderava proprio vedere..di questa guerra, resteranno nei ricordi di molti queste immagini, indubitabilmente. Il che fa tirare un sospiro di sollievo: non verranno “scordate”, “non cadranno dal cuore”. Spero possano anche scuotere, nel presente...non solo parole, ma gesti, fatti.


 
Il commento di Gianni Mex 24 maggio 2004


Caro Pino, è un vero piacere aver scoperto il tuo “blog per Viandanti” (…“Arrieros somos y en el camino nos encontraremos”…) Da' un po’ di coraggio poter esprimere LIBERAMENTE la propria opinione su mezzi di diffusione che vadano un po’ oltre al proprio “Bar Sport”. E comunque ho finalmente ritrovato il modo per comunicare più o meno direttamente con te. (… ti ricordi un paio di mail scritte da un “the bandit” sulla nostra “messicanite” e sul fatto “che qui si vive in sordina”?…) Particolari a parte: concordo con la tua riflessione e condivido in pieno il tuo stato d’animo. Anch’io sono angosciato e preoccupato. Ma soprattutto sono incazzato. Molto. E’ davvero preoccupante l’ostinazione con cui, nonostante le bestialità che ormai sono


 
Il commento di Andrea 23 maggio 2004


Cosa succede? Qual'è la perversione che ci porta a indignarci così tanto per la tortura e un "po' meno" per per le bombe sganciate, per gli assassinii mirati, i civili colpiti. Non mi spiego come possa un uomo torturare ma allo stesso modo non mi spiego come possa un soldato in azione di guerra bombardare, uccidere. L'indignazione per la tortura, fortemente cavalcata dai media, sembra così estemporanea, così dettata dal momento contingente che non mi sembra destinata a durare. E' la guerra che deve indignarci! Sempre. Dove c'è guerra ci sono morti innocenti, carnefici più o meno consapevoli, famiglie divise, fame e torture che ci siano o meno fotografie a dimostrarlo. E' la guerra il teorema, tutto il resto sono corollari ... orribili.


 
Il commento di ilenia 22 maggio 2004


L'unica cosa che mi vien da pensare(dico "pensare" perchè quelle immagini distruggono dentro, distruggono me:giovane, ricca, occidentale)è come faranno a dormire, a sognare, a ridere, a piangere, a parlare, senza aver dentro le loro crudeli immagini. Come faranno a convivere con loro stessi? forse la più grande delle torture la stanno facendo proprio a loro. Torturatori e torturati, carnefici ma vittime. Chissà se ci pensano alla loro condanna a morte. Quella che non occuperà colonne di quotidiani ne aule di tribunali, ma il ronzio o il click della sera, quando tutto sarà buio e alle loro feste gli invitati assonnati se ne andranno. Non cattolica, non praticante, ora spero nel giudizio, almeno..almeno di Dio.


 
Il commento di pino cacucci 21 maggio 2004


Caro Gianluca, non ho remore ad ammettere che gli esempi sono di parte, del resto, io stesso “sono di parte” in ogni istante della mia vita, e quando sento qualcuno iniziare un discorso con “sarò obiettivo”, penso subito che sta per propinarmi la sua “parte” ma in modo più abile. Però mi piacerebbe che mi spiegassi meglio cosa intendi tu per “esempi di parte”, e perché, se sono cose giuste, gli esempi le privano di senso. Ho citato Loach e Chomsky come due menti tra le più appassionatamente lucide della cultura anglosassone attuale (e avrei potuto aggiungerne all’infinito, come James Petras, o John Pilger, o Kurt Vonnegut, o Harold Pinter, o…). Da “parte” mia, benvenute le critiche.


 
Il commento di giancarlo corbari 21 maggio 2004


Caro Pino, ho letto quanto hai scritto , sai che condivido in pieno le tue idee. E' vero, le foto che abbiamo visto sono orribili e rispecchiano quelle fatte a Castrocaro il 18 Agosto 1944, poi in piazza Saffi a Forlì, appeso a uno di quei lampioni c'era mio padre Silvio Corbari, aveva 21 anni.


 
Il commento di alexah 21 maggio 2004


Caro Pino, dopo tanta retorica sparsa a piene 'reti', finalmente trovo totale comunanza di idee rispetto a ciò che scrivi. Questo tuo contributo avrei voluto leggerlo come editoriale nella I pagina di un giornale come il manifesto che, in questi giorni, sta pubblicando forse troppe immagini di torurati (si potrebbero pubblicare solo le facce dei torturatori). Non credi che bisognerebbe avere un po' di pudore e rispetto verso chi ha subito quelle atrocità? Sono sposata con un uomo di fede islamica che ha voluto che io mantenessi la mia (sono cristiana sui generis:il cattolicesimo mi lascia perplessa). Abbiamo un bambino di sei anni. Mi sento molto preoccupata per il clima di conflitto di civiltà che si sta creando. Con stima A.


 
Il commento di gianfranco 21 maggio 2004


caro pino, condivido tutto quello che hai scritto e lo sottoscrivo. Aggiungo solo che in questi giorni, guardando le immagini che la televisione ci rimanda ho avuto grosse difficoltà nel spiegare alle mie figlie che cosa stia avvenendo oggi nel in irak, in palestina o a quello che succede nel continente africano di cui non sappiamo niente. Oggi anche un sorriso può diventare sinonimo di crudeltà guardando quelle atroci foto di un mondo che precipita velocemente nella più cupa barbarie. Dobbiamo lottare contro questa follia collettiva e come scriveva ai figli "Che"Guevara “Essere sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo” Ciao gianfranco


 
Il commento di gianluca 21 maggio 2004


le cose che hai detto sono tutte giuste, davvero, solo che gli esempi che hai portato sono di parte e quindi perde tutto un pò senso....peccato.


 
Il commento di pino cacucci 21 maggio 2004


Cara Alexah, hai messo “il dito nella piaga”, senza saperlo… Purtroppo questo scritto lo avevo proprio mandato al manifesto, con cui ho collaborato spesso negli ultimi dieci anni, forse più, ma una redattrice lo ha respinto dicendomi che era “troppo antiamericano”… A parte che il termine “antiamericano” è privo di senso, in quanto America è il nome di un continente (sarebbe come dire “antiasiatico” o “antiafricano”, il che è un’insulsaggine, ma sarebbe anche ora di promuovere qualche lezione di geografia per i giornalisti, che dicono Medio Oriente quando per gli europei è Vicino Oriente, e così via), la sua preoccupazione riguardava proprio il fatto che, a suo avviso, questo scritto rischierebbe di portare acqua alla palude dei fautori dello “scontro di civiltà”, eccetera. L’ho proprio presa male, anche se resto il solito assiduo lettore del manifesto (del resto, la scelta è poca, nel panorama annichilente dell’informazione italiana) e continuo ad avere cari amici in quella redazione. Insomma, sono tempi davvero bui e confusi, se persino là dentro saltano fuori certe code di paglia. Inoltre, preferirei parlare di “scontro tra barbarie”, quella degli integralisti che si sono impossessati della Casa Bianca contro gli integralisti, loro speculari e funzionali ai fini coloniali, che mozzano teste o fanno saltare in aria stazioni ferroviarie. In mezzo, stritolati da tanta barbarie e impossibilitati a parlare sui mezzi di comunicazione di massa, ci sono i tanti, come noi, come tuo marito, come i cristiani veri e i musulmani immuni al fanatismo, che tentano ogni giorno di fare del proprio meglio per sbarrare il passo all’inciviltà.


 
Il commento di Alessandro Benna 20 maggio 2004


Caro Pino, abbiamo la memoria corta: chi ricorda le foto che furono divulgate a proposito delle angherie operate dal nostro “gloriosa” Brigata Folgore durante l’operazione “restore hope” in Somalia? Non ho letto nulla sulla nostra stampa in questi giorni che rammentasse lo scandalo che all’epoca il fatto suscitò…incredibile! E quella era pure una missione ONU. Come affermi nel tuo romanzo “demasiado corazón” (facendolo dire a Bart Croce, per la verità) “quando l’orrore deborda, quando è in eccesso, non c’è alcuna reazione. Non vogliono registrarlo, lo rimuovono immediatamente, pensano ad altro”. Mi chiedo quanti secondi trascorreranno prima di farlo, anche questa ennesima volta? Alessandro Benna - Genova


 
Il commento di Davide 20 maggio 2004


Forse per un soldato (serio o ridanciano che sia) il nemico deve, oltre che vinto, essere sempre dilaniato, sfregiato, violentato, decapitato ecc. ecc. L’importante è che non sia più un essere umano. Così non gli capita, come a Piero, di accorgersi che quell’uomo in fondo alla valle ha il suo stesso identico umore. Così può sopravvivere anche quando tutto è finito: i carnefici dormono sonni tranquilli. Le vittime, a volte, si buttano dalla tromba delle scale quarantadue anni dopo.


 
Il commento di gianni e ramona 19 maggio 2004


Caro Pino, ho letto con piacere quanto hai scritto....e di colpo il pensiero va a mio padre....purtroppo la sua salute (gia cagionevole da tempo) dopo la batosta della mamma non è tra le migliori...e alcuni giorni fa a pranzo ha fatto le tue stesse considerazioni sulla tortura e sui torturatori, e sugli americani....lui mio padre vero socialista... ...ti abbracciamo forte con tutta la nostra solidarietà e condivisione.... gianni e ramona


 
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