Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
9 dicembre 2021
In Universale Economica
Pino Cacucci: blog per viandanti
Pearl Harbor: la madre di tutte le panzane 7 giugno 2004



Durante la presidenza Roosevelt, l'opinione pubblica statunitense era in massima parte contraria all'entrata in guerra, mentre per i vertici politico-economici rappresentava l'occasione di assumere la leadership del mondo. Occorreva dunque un evento traumatico che portasse a urlare vendetta. Lo strangolamento del Giappone, privandolo dei vitali rifornimenti petroliferi a partire dal 26 luglio 1941, lo spingeva inesorabilmente verso lo scontro diretto con gli Usa. E già nel gennaio precedente, ipotizzando l'entrata in guerra, l'ammiraglio Frank Knox, allora ministro della Marina a Washington, scriveva in un rapporto al presidente: "È assai probabile che le ostilità con il Giappone si aprano con un attacco contro la nostra flotta di Pearl Harbor, e i precedenti dimostrano che le forze dell'Asse attaccano preferibilmente di sabato o domenica". Sarebbe andata esattamente così il 7 dicembre successivo. E il 3 novembre, un mese prima dell'attacco, l'ambasciatore Usa a Tokio, Joseph Grew, comunicava che l'ambasciatore del Perú gli aveva rivelato che negli ambienti ufficiali tutti davano per scontato che la marina nipponica si stava preparando a bombardare Pearl Harbor. Tali avvertimenti e rapporti compongono una lista incredibilmente lunga. Un ultimo dettaglio inquietante: il 6 dicembre, a ventiquattr'ore dall'attacco, l'ammiraglio Halsey, al comando della portaerei Enterprise, ordinava di alzare la bandiera di combattimento, e di fronte alle proteste di un ufficiale (il tenente William Jackson) rispondeva seccamente di "eseguire gli ordini". Dalla dichiarazione dell'ammiraglio Kimmel, comandante in capo della squadra del Pacifico, si apprenderà successivamente che non solo anche l'altra portaerei, la Lexington, ma addirittura la stessa base di Pearl Harbor erano in stato di allarme fin dal 27 novembre, dopo il telegramma da Washington che diceva testualmente: "I negoziati con il Giappone sono stati interrotti. Attendiamo nei prossimi giorni una mossa aggressiva". A Pearl Harbor gli statunitensi lasciarono solo le vecchie corazzate, obsolete e praticamente inutilizzate nella seconda parte del conflitto, mentre tutte le portaerei - il fulcro della guerra moderna - si trovavano ben lontane, pronte a sferrare la “ritorsione”. Quello di Pearl Harbor fu un deliberato, cinico inganno di proporzioni colossali, volto a “conquistare i cuori e le menti” di una società civile indecisa o addirittura avversa. Sacrificarono duemila uomini per ottenere lo scopo.
È un esempio eclatante, ma da allora quasi tutti i conflitti sarebbero stati preparati allo stesso modo, e il copione si ripete spudoratamente identico, con l'apporto dirompente dei falsi televisivi e fotografici. Anche qui l'elenco risulta infinito: l’autoaffondamento del Maine nel porto dell’Avana per avviare la guerra contro la Spagna che avrebbe permesso agli Usa di assumere il controllo dei Caraibi, il falso incidente nel golfo del Tonchino per la guerra in Vietnam, e poi, più recentemente, la messinscena del "massacro di Timisoara", i sacchi di cocaina a casa di Noriega (era farina per tamales) durante l’invasione di Panama costata la vita a migliaia di civili (interamente raso al suolo il quartiere popolare del Chorrillo, per “provare” gli allora nuovi bombardieri “invisibili” Stealth), il “prigioniero bosniaco del lager serbo” che risulterà un affamato al di là (e non all'interno) del recinto, le stragi di musulmani bosniaci (quella del “mercato” o delle raffiche sui funerali) compiute da miliziani musulmani attribuendole ai serbi (tutto documentato dagli ufficiali dell'Onu, che hanno provato l'impossibilità dei mortai serbi di raggiungere quel punto, ma troppo tardi), l'Irak come quarta potenza bellica (!), Bush senior che diede il consenso-trappola a Saddam di invadere il Kuwait per poi dimostrarsi sbalordito e infuriato (a tale proposito, si legga l’illuminante saggio di Nafeez Mosaddeq Ahmed, “Dominio”, Fazi editore, pag. 54), l'attentato di Lockerbie che venne "dirottato" sulla Libia quando era emersa chiara e inconfutabile la “pista siriana” con partecipazione di elementi iraniani, eccetera eccetera eccetera. Sulla manipolazione del consenso, è meglio leggersi i tanti testi di Noam Chomsky, e difendersi tenendo il televisore spento.
Paradossalmente, converrebbe augurarsi, da bravi egoisti, che gli Usa continuino anche nel XXI secolo a non sbagliare un colpo come hanno fatto nel XX, perché se dovessero esagerare nell'ottimismo e non prevedere che qualche suddito potrebbe fare gesti inconsulti, tutto ciò che nel futuro costituirà materia d'insegnamento, sarà il padre che mostra al figlio - entrambi coperti di bubboni - come meglio usare la clava.

 
I vostri commenti
Il commento di maurizio 9 settembre 2004


E' vero che ogni guerra ha bisogno di una grossa menzogna per conquistare cuori e menti e non solo degli indecisi. Quello che personalmente mi fa più male è che oggi, 2004 , informazione "cosmica" alla portata di molti, poco sia cambiato dietro agli occhi degli indecisi di qui sopra.


 
Il commento di giovanni 6 settembre 2004


questo scritto dovrebbe essere appeso in giro,nelle scuole e nella/sulla testa di certi ex ex o mai comunisti,di sinistra,ecc.l'indifferenza è solo ignoranza o vigliacca rassegnazione?


 
Il commento di Davide 17 agosto 2004


ciao Pino! A proposito di bufale belliche, nell'ottobre 2000 fu mandato alla Casa Bianca un documento nel quale si legge testualmente: "...non è più possibile per gli Stati Uniti consolidare la propria posizione di controllo dell'economia globale. ... solo un avvenimento catastrofico e catalizzante, una nuova Pearl Harbor, assicurerebbe la difesa degli interessi statunitensi...". Firme di banchieri, industriali, senatori, quella di Donald Rumsfeld. Frequento il secondo anno di scienze politiche a Bologna e, abitando da sempre in provincia di Rovigo, mi pare finalmente di riuscire a respirare. Non puoi immaginare (anzi, sì che la immagini, la puoi comprendere molto meglio di me) l'ignoranza, la disinformazione, l'ipocrisia del cittadino


 
Il commento di guido piccoli 23 luglio 2004


Mi capita di preferire scrivere sul blog di un amico piuttosto che sul mio... e poi, detto francamente, un tale scritto non poteva rimanecer senza commento. Concordo, concordo, Pino. Siamo in molti a pensarla così, siamo in pochi a dar battaglia. Ma non perdiamoci d'animo!!


 
 Pino Cacucci: blog per viandanti
 ciao don Gallo
 tradurre è...
 Libia, ma che bel risultato...
 Il lungo addio di Laura Grimaldi
 Maggio 2013
 Aprile 2013
 Settembre 2012
 Luglio 2012
 Agosto 2011
 Giugno 2011
 Maggio 2011
 Aprile 2011
 Giugno 2010
 Febbraio 2010
 Maggio 2009
 Aprile 2009
 Febbraio 2009
 Settembre 2008
 Maggio 2008
 Gennaio 2008
 Novembre 2007
 Settembre 2007
 Luglio 2007
 Giugno 2007
 Maggio 2007
 Febbraio 2007
 Gennaio 2007
 Novembre 2006
 Ottobre 2006
 Luglio 2006
 Maggio 2006
 Dicembre 2005
 Ottobre 2005
 Luglio 2005
 Giugno 2005
 Marzo 2005
 Ottobre 2004
 Luglio 2004
 Giugno 2004
 Maggio 2004
 Aprile 2004
copertina

La memoria non m'inganna
Compra su lafeltrinelli.it
 La scheda autore di Pino Cacucci