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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
"di canio ebreo" 24 gennaio 2005


Si sa, si risà, si strasà, che il calciatore della Lazio Paolo Di Canio è stato al centro di polemiche per il saluto romano rivolto ai suoi tifosi alla fine del derby del 6 gennaio.

Ieri mi è giunta notizia di una scritta trovata in un piccolo cimitero alla periferia di Roma:

DI CANIO EBREO

Perché Di Canio sarebbe ebreo? Si rimesta nella merda, ma proviamo a chiedercelo lo stesso. Per me la risposta è ovvia: perché è laziale. La “voce” implicita in questa scritta è quella di un romanista di estrema destra. E’ come se dicesse: “Voi laziali non valete niente neanche come fasci, o come nazi. Siete dei finti duri, in realtà siete solo degli schifosi reietti: degli ebrei.”

Quanto ne sa, l’autore della scritta, sul popolo ebraico? La mia esperienza di insegnante mi ha mostrato che spesso gli adolescenti che adottano gli slogan nazisti non sanno pressoché nulla degli ebrei e non ne conoscono − o credono di non conoscerne − nemmeno uno. D’altra parte le eccezioni non mancano, soprattutto tra i più grandi, che a volte sono sorprendentemente informati.

Questa incertezza non è molto importante. Per chi ne coglie lo spessore storico e d’attualità, la parola “ebreo” usata come insulto mette i brividi − a prescindere dal fatto che chi l’ha scritta sia un ragazzetto che grida “abbreo” al compagno di banco, o un acculturato di Forza Nuova in vena di ironie infernali.

Ma il fatto che l’alternativa sia irrilevante, questo mi fa veramente impressione. Vi si rivela un processo linguistico particolare. Entro il quale non occorre associare la parola a significati precisi, a un popolo, a uno sterminio. E’ usata come se fosse “solo una parola”, uno “stronzo”, una tessera (di polarità genericamente negativa) del gioco linguistico. Per l’autore della scritta lo zoccolo duro, il piano dei significati, è un altro, e non riguarda l’ebraismo o il nazismo: ma la lazialità e la romanità. E’ qui che si trovano i significati pieni: nel gioco del calcio.

Assistiamo a un rovesciamento totale. Il linguaggio non ha un appiglio di senso, è puro gioco. Il gioco non è pura performance, ma al contrario egemonizza la sfera del senso.

Le conseguenze di tutto ciò nella sfera pratica sono evidenti. Nel cimitero in questione, per esempio, non mi risulta che esistano tombe ebraiche. C’è un’amara ironia nel fatto che a forza di profanazioni il luogo−cimitero sia diventato semplicemente, per questi ragazzi, lo spazio in cui si fanno scritte nazi. Qual è il luogo ultimo del senso? L’opposizione vita/morte. Ora questa antitesi diventa un campo nudo in cui tracciare i segni di un linguaggio svuotato.

(Certo: anche i ragazzi meno equipaggiati scelgono il cimitero perché sentono che è un luogo potente, così come scelgono la parola “ebreo” perché è più potente di “stronzo”. E questa percezione di potenza esprime un bisogno di senso. Ma non è un elemento di senso. Il senso è qualcosa che costringe a tenerlo presente, fornisce premesse da sviluppare. Non esiste un senso potente e indifferenziato: se esiste, è un nonsenso.)

Di Canio, intanto, è stato deferito alla Commissione disciplinare della Lega nazionale professionisti. Motivazione: "pur prescindendo da ogni interpretazione di carattere politico della gestualità", il suo comportamento "contrasta comunque con i principi di lealtà, correttezza e probità", richiamati dall'articolo 1 del Codice di giustizia sportiva. Che assurdità: se il gesto non avesse avuto un significato politico, il problema non si porrebbe. Ma i gesti hanno un senso. Non possiamo continuare a prescindere da ogni interpretazione. Significa fare il “loro” gioco, il gioco del “tutto è gioco”.

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Domani sera, martedì 25 ottobre, sarò al "Cassero" di Bologna per un incontro (in occasione della Giornata della memoria) sul confino degli omosessuali in epoca fascista. Verranno mostrati due documentari di Gabriella Romano, che sarà presente. Gianfranco Goretti e io parleremo del libro a cui stiamo lavorando (ne trovate dei brani in questo blog, al 13 e 15 dicembre 2004 e al 12 gennaio 2005).
Per maggiori informazioni:
http://www.cassero.it/show.php?699
 
I vostri commenti
Il commento di marco alderano rovelli 26 gennaio 2005


Un gioco al massacro, direi. Il bisogno di senso che quel non senso dice è l'annientamento, una pulsione di morte che preme ai confini della pelle, una rabbia e un livore che attendono di schiumare. Ne ho conosciuti, di ragazzi così. L'ultimo era uno stalinista livornese. Sono comunista, diceva. E gli ebrei devono morire tutti.


 
Il commento di Tommaso Giartosio 25 gennaio 2005


Sì, sarebbe decisamente più bello... Un piccolo, deliberato cortocircuito semantico... Ma temo che non sia così. In un cimitero?


 
Il commento di enrico 25 gennaio 2005


Non voglio fare l'avvocato del diavolo (anche perchè sono di sinistra e contro qualsiasi forma di razzismo), ma se la scritta "Di Canio ebreo" fosse solo un'ironizzare sull'idiozia di questo personaggio? La cosa assumerebbe toni più leggeri, scanzonati, e sarebbe un attacco all'"onore" e agli "ideali" di un cretino che, nel 2005, si appiglia ancora al saluto romano per far parlare di sé. Sicuramente mi sbaglio, ma non sarebbe più bello se fosse così?


 
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