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In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Le elezioni in iraq sono "rappresentative"? 28 gennaio 2005


A “Radiotre Mondo” Alfonso Desiderio osserva che queste elezioni “non hanno come obiettivo di fornire una rappresentazione più fedele possibile della volontà degli elettori”: vogliono essere solo il segnale d’avvio della nuova fase democratica.

Verissimo. Le elezioni irachene daranno rappresentazione politica alla volontà di una parte dell’elettorato, ma in sostanza non mirano a rappresentare fedelmente le scelte dell’intero corpo elettorale. Vogliono rappresentare − mettere in scena − il significato, l’importanza, il valore che avrebbero delle autentiche elezioni democratiche e rappresentative, se le si potesse tenere (come non è). Queste elezioni sono, insomma, la rappresentazione di una rappresentazione che (ancora) non c’è.

Sono favorevole alle elezioni in Iraq tanto quanto ero contrario alla guerra. Sono, inevitabilmente, elezioni imperfette, e sono elezioni che andavano fatte: questa considerazione realpolitica mi sembra prioritaria. Ma più in generale, la democrazia è per definizione imperfetta. Avendo come obiettivo una condizione ossimorica − la sovranità popolare − non potrà che fornire rappresentazioni sempre più accurate di un oggetto in sé irrappresentabile: la volontà popolare, la mappa in scala 1:1 che copre per intero una nazione, di cui parlano Lewis Carroll e Jorge Luis Borges.

Mi rendo conto che questo principio possa venire declinato in senso reazionario (non a caso hanno fatto capolino Carroll e Borges), grosso modo con un ragionamento di questo tipo: se la democrazia non può in alcun modo giungere a compimento, meglio accettare che debba essere sempre limitata, cioè guidata dai poteri forti, e lavorare tutt’al più perché questo accada senza troppe proteste... Ma è una logica che non accetto, non solo per i suoi contenuti ma anche perché fa rientrare la realpolitica dalla finestra.

Restando invece nella dimensione teorica, l’imperfezione della democrazia è il suo principio dinamico, progressista. Occorre darsi da fare per rappresentare sempre meglio: coinvolgere più cittadini e più gruppi (in questo senso vanno le sperimentazioni per il voto agli immigrati e ai cittadini sedicenni), dotarli di più strumenti per una scelta oculata, infittire i rapporti tra loro e i loro rappresentanti − e così via, nella direzione di una comunicazione politica senza rumore, cristallina, che non si potrà mai avere. (E che non si dovrà mai pensare di poter realizzare nel qui e ora. La trasparenza assoluta è un ottimo ideale: ma a realizzarlo nascono i Piccoli Padri e i Grandi Fratelli. Teniamoci caro il rumore.)

Dunque queste elezioni irachene, ma anche (in misura minore) ogni momento della vita democratica, realizzano sì un certo livello di rappresentatività efficace ma costituiscono innanzi tutto una rappresentazione della democrazia, una virtuosa morality play? Sì: per sua natura la democrazia non è tanto se stessa, quanto la rappresentazione della sua condizione ideale, angelica o meglio apocalittica. E va benissimo così. Quando il sindaco di Berlino Klaus Wowereit ha affermato: “Ich bin schwul und das ist auch gut so”, “Sono gay e va benissimo così”, dava un esempio del carattere orgogliosamente inclusivo e indefinitamente incompleto del processo democratico.

E la letteratura? Anche in letteratura (e nell’arte in generale) il processo rappresentativo, mimetico, è essenziale. Ma il suo oggetto non è il futuro bensì il presente. O meglio, c’è uno spostamento d’accento: lo scrittore deve rappresentare il presente senza dimenticare il futuro, il politico deve rappresentare il futuro senza dimenticare il presente. Di qui il fecondo rapporto complementare tra queste due dimensioni dell’agire umano.

Ma a questa specificità del lavoro letterario io tengo molto. Per questo mi spazientisce il letterato che fa dell’allegoria pura. Per questo nel dramma allegorico medievale la messa in scena delle verità eterne mi affascina meno della sua contaminazione da parte del presente, gli anacronismi, l’uso dei volgari: è qui che lo scrittore fa il suo mestiere. La letteratura è la vera realpolitica.


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Di Lewis Carroll si ricordano importanti studi sul sistema elettorale britannico. Vedi (sempre con il metodo del copia-e-incolla):
http://www.lookingforlewiscarroll.com/religionintro.html
http://www.nuff.ox.ac.uk/Politics/McLean/black.html
 
I commenti dell'autore
Tommaso Giartosio 29 gennaio 2005


Non siamo poi tanto in disaccordo. Il politico che ignora o trascura il futuro è un cattivo politico - e penso anch'io che le democrazie occidentali spesso facciano esattamente questo. Ho solo due obiezioni: primo, una democrazia - una nazione - non coincide con la sua classe politica; secondo, le democrazie non occidentali sono poi più attente al futuro? A volte sì (vedi i temi ambientali, che però per i non occidentali spesso pongono pericoli molto immediati, non "futuri"), a volte no. Per quanto riguarda le elezioni in Iraq, ovviamente giudicheremo dai risultati, ma io non credo che delle elezioni posticipate sarebbero state più rappresentative. La magagna originaria, comunque - e su questo credo che possiamo concordare - è la guerra, che ha generato un'emergenza politica in cui la toppa è migliore del buco.


 
I vostri commenti
Il commento di marco alderano 29 gennaio 2005


Dissento su tutta la linea, stavolta... Il governo irakeno per me non rappresenta proprio nulla: perchè hai un bel dire che la democrazia è imperfetta, ma un conto è che essa, per sua natura, è destinata ad avvicinarsi asintoticamente alla sua perfezione, un altro è capovolgere quello che dovrebbe essere laddove fosse perfettamente rappresentativa e falsarne radicalmente i risultati (come sarà in questo caso). Poi, tu scrivi: "lo scrittore deve rappresentare il presente senza dimenticare il futuro, il politico deve rappresentare il futuro senza dimenticare il presente." Già, ma quando il politico non solo non si rappresenta il futuro, ma non ne ha nemmeno la più vaga nozione (come nelle odierne democrazie occidentali 'di emergenza')?


 
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