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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Brigate rosa 6 febbraio 2005


"La Padania" online, 4 febbraio 2005. Dichiarazione del deputato leghista Luciano Dussin, in relazione al provvedimento di cui ho parlato nell’ultimo post: “Con il precedente di questa sentenza si potrebbero bloccare anche le espulsioni per i terroristi islamici che, se sono pronti a immolarsi come kamikaze, figuriamoci se esitano a dichiararsi omosessuali pur di portare a termine il loro obiettivo di distruzione».

Ovviamente siamo nella farsa: anche ammesso che un terrorista ritenga utile farsi passare per gay, non è una buona ragione per negare l’asilo politico a tutti i gay non italiani che in patria rischierebbero il carcere o la vita. Faccio notare, per inciso, che il giudice di pace torinese non si è accontentato di una semplice dichiarazione del cittadino senegalese: ha accertato i fatti anche con l'aiuto delle organizzazioni gay.

E ovviamente non è il caso di chiedere che Dussin rinunci al suo seggio parlamentare: una pressione in questo senso spetterebbe, casomai (dico per dire...), ai vertici del suo partito. Altro è il caso di un membro del governo come Calderoli: qui le dimissioni in qualsiasi altro paese occidentale sarebbero un atto dovuto, e il silenzio del premier e dei suoi alleati è semplicemente vergognoso.

Ma la frase di Dussin invita a qualche altra riflessione.

In primo luogo è un esempio da manuale di sovrapposizione strumentale. Per demonizzare qualcuno, non c’è bisogno di dimostrare che è il Diavolo: basta dimostrare che è suo cugino, che l’ha incontrato per la strada, che ha un suo capello sulla giacca.

Al limite, si può addirittura suggerire l’associazione tra X e Satana affermando en passant che X non è certo Satana. In questo modo si ottiene che, parlando di X, il nome di Satana sia pronunciato. X diventa un’idea ricollegabile (sia pur negativamente) alla sfera satanica. Se nessuno si era mai sognato di suggerire un simile collegamento, ecco che il demonizzatore ha già un utile netto: e per giunta ne esce con le mani pulite.

In fondo penso che trucchetti simili siano possibili dal momento in cui si accetta che il diabolico sia oggetto di discorso. Sarò laicista? Ma rinunciando a Satana (rinuncio!) si stroncherebbe sul nascere tutta la grammatica distorta del verbo “demonizzare” (“in fondo, non bisogna demonizzare...”), che suona sbagliato anche quando lo si usa per difendere le cause più nobili.

Certo siamo ben lontani da simili raffinatezze nel caso della frase di Dussin. Frase che suggerisce un’altra riflessione: questa gente non conosce ciò di cui parla, o più probabilmente finge l’ignoranza per meglio sfruttare l’ignoranza dei suoi elettori.

Scusate se mi prendo la pena di smontare un attimo la logica del nostro deputato. Un terrorista può forse pensare di bere vodka o affittare film porno, come fecero alcuni uomini del commando dell’11 settembre (è l’unico esempio che io conosca). La cosa può servirgli a dissimulare le sue attività (almeno agli occhi di chi crede che un arabo che vede film porno sia più integrato...). E questo può giustificare, per il terrorista, un gesto peccaminoso come il sorseggiare alcool. Ma l’omosessualità è un altro paio di maniche. Per i fondamentalisti è qualcosa di ben più grave di un sorso di vino. Negli Stati Uniti i gay possono ottenere l’asilo politico fin dal 1994. Come mai il paese non è stato travolto da orde di immigrati "gay", e in particolare di terroristi "gay"? Come mai Mohammed Atta e compagni non hanno imparato a memoria “I will survive”? Evidentemente l'idea di essere presi per omosessuali gli riusciva del tutto intollerabile. Si può intuire, allora, come viva un gay nei loro paesi d'origine (fatte le dovute distinzioni tra paese e paese, e tra Islam e fondamentalismo islamico).

Certo, a furia di stratagemmi è possibile ingannare chiunque, anche chi giurerebbe che sei omosessuale da anni. Solo che non accade. Negli anni della leva obbligatoria era possibile dichiararsi gay, magari con una lettera dell’Arcigay, e farsi riformare. Non sembra che sciami di maschietti etero abbiano colto l’occasione al volo. Evidentemente le conseguenze negative battevano di larga misura i vantaggi.

Insomma, non sto a farla lunga, ma mi colpisce come le denunce di una minaccia gay (alla famiglia, ai buoni costumi, alla perpetuazione della razza umana, al nostro esercito in Iraq...) si rovescino puntualmente nella scoperta che la minaccia non sussiste, per il semplice motivo che i gay nella stragrande maggioranza dei casi non sono un pericolo: sono in pericolo. Per esempio in Senegal (ma non solo lì). Ed è non rendersi conto di questo, l'ignoranza a cui accennavo.

Un’ultima osservazione. L’idea di un terrorista gay appare assurda perché oggi le diverse versioni del bellicismo sono sempre più o meno omofobe. Dico “oggi”, perché a frugare nel passato è facile trovare qualche esempio in senso contrario, dalla Legione Tebana alle SA. Modelli simili non scompaiono mai del tutto (mi pare, per esempio, che ora riaffiorino in certi manga), ma in linea di massima nei nostri anni il bellicismo gay mi sembra davvero un fenomeno di nicchia. Anche i gay favorevoli alla guerra in Iraq, o quelli che difendono con fierezza la loro appartenenza alle forze armate Usa, non pongono un legame particolare tra omosessualità e guerra. Lo spettro delle identità gay sembra avere espulso questa tentazione. Se le cose stanno così, si tratta di un cambiamento starordinario. Perché è avvenuto? Come? E fino a quando?
 
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