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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Scrittura e consapevolezza 24 febbraio 2005


Scrivere come quando faccio i disegni migliori, che non conosco da prima la figura completa, ma disegno un tratto molto breve, poi un altro che stia bene col primo, poi un terzo che stia bene coi primi due, e così via, accelerando.

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Il senso di un buon libro supera, e di molto, il progetto del libro. Perciò la scrittura è sempre troppo veloce rispetto ai suoi scopi: deve esserlo. Accettare questa foga.

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Nell’operato quotidiano mantengo il controllo sul mio agire, mirando a un obiettivo ben preciso e scegliendo in base a questo gli strumenti più adatti. Quando poi mi metto a scrivere cedo il controllo, accetto di lasciarmi condurre. Il problema è la falsa rinuncia al controllo: a livello cosciente non sono io che guido, ma ai comandi c’è un pilota automatico che sono sempre io, e che purtroppo svolge sequenze predefinite, banali.

Se uno cammina in campagna, si può dire che “controlla i propri movimenti” quando valuta sentieri e ostacoli per raggiungere una meta; si ha “falsa rinuncia al controllo” quando passeggia senza riflettere, ma poi si accorge di aver rifatto la solita strada di casa. Cede davvero il controllo solo quando accetta i suggerimenti che l’ambiente di volta in volta gli propone. Guarda ogni colle, ascolta ogni ruscello perché gli dettino la strada.

Scrivere così è essere insieme sensibili e consapevoli, e non distinguere mai tra mezzi e fini (la trappola del pensiero logico). Ma anche la falsa rinuncia al controllo, la falsa incoscienza, non è inutile, è rivelatrice: mi rivela la mia falsa coscienza.

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Quelle che chiamo frasi “piatte”, e nei miei racconti cerco di evitare, non sono quelle banali né quelle di cui non si riesce a immaginare il tono con cui vengono pronunciate, ma quelle di cui non si capisce il motivo per cui vengono dette; quelle referenziali.

Allora “La marchesa uscì alle cinque” è una frase piatta, come voleva Valéry? Che sciocchezza. Non è possibile fare esempi di frasi piatte. In contesti diversi la stessa frase può essere piatta o densissima.

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Quanta parte del lavoro di scrivere consiste nel lasciare che tocchi le tue orecchie il senso della bruttezza di ciò che hai scritto. Non è immediato.

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Scrivere pensando che i tuoi libri, come tutti i libri, verranno dimenticati: appena finita la lettura (in realtà, già durante la lettura) cominceranno a perdere particolari, ramificazioni, nomi, e alle fine grandi blocchi di trama e linguaggio e atmosfera e senso che cadranno con un tonfo; scrivere calcolando il necessario strip-tease del libro, in modo che ciò che più conta, il cuore, sia l’ultimo a cadere. O rimanga.

 
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