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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Su alcuni versi di Luzi 3 marzo 2005


Non credo in Dio, ma mi sembra possibile che in questo momento qualcosa che riguarda da vicino Mario Luzi stia dritto su un pontile in attesa di una barca (“Amici ci aspetta una barca...”, 1935) che verrà a portarlo dall’altra parte.

Certo, il mare è grigio e somiglia molto a quello solcato dai plesiosauri nel “Viaggio al centro della terra”.

Da questa parte, invece, mi restano versi come:


madre, madre mia, l’essere molto amato
non medica la solitudine, l’affina...


che riecheggia il “foco che li affina” (i lussuriosi del canto XXVI del “Purgatorio”), cioè il foco che purifica, che fa espiare i peccati. D’altra parte affinare la solitudine è chiaramente anche renderla più acuminata. Credo perciò che qui siamo nei paraggi del paradosso della colpa cristiana, che è tanto più atroce quanto più piccola (perché più definita): Fra Cristoforo più frustrato, più logorato dell’Innominato.

Però c’è anche un certo compiacimento di finezza in questa equazione. Non a caso nel “foco” che dicevo traluce l’anima di un poeta raffinato come Arnaut Daniel.

E la finezza è molto fonetica, qui. Direte che sono pazzo, ma per me in poesia il gioco dei suoni non è solo significativo, è proprio al−le−go−ri−co; e così pure la grafica. Questi due versi, per esempio, mettono in scena una lotta di “m” e di “n”. “M”, il materno, l’amore, la comunione, la cura (medica), l’essere come moltezza, finisce per scindersi (anche graficamente: m −> nn) e risolversi in “n”, l’uno, la finezza e finitezza della solitudine e finitudine.

L’altro verso che ripenso spesso, nella sua apparente semplicità, è:


Ah, come piove nella pioggia...


che suggerisce tante cose:

una pioggia teorica che si scopre più strenua quando sei davvero nel suo piovere;

un pioggia esperienza vissuta (Erlebnis) nella pioggia vita (Leben);

una pioggia parola che si scopre, a sorpresa, bagnata;

una pioggia entro cui scorre una seconda pioggia più sottile, come quando il grafico sovrappone due retini uno più fitto dell’altro;

una pioggia microiniettiva: ogni goccia cade dentro una delle gocce della pioggia più grande, come nella tecnica ICSI usata per la procreazione assistita − di un dolore, in questo caso.

E anche in questo caso, il verso è molto fine, molto abile. Spesso mi succede di scoprire che i versi che amo di più, di quell'amore feticistico e attaccaticcio, sono più abili che profondi. Meglio non guardarci troppo dentro, forse. (Eppure s'ha da fare.)

Ma certamente qui sto incontrando anche un limite del mio rapporto con Luzi. Questo c'entra con un mio discorso sul rapporto tra letteratura e spiritualità, che non sto a fare perché ancora crudo.

Infine, voglio ricordare Mario Luzi con una mia traduzione inglese di una delle sue poesie più note, “Avorio” (1937; la traduzione dev'essere del 1990). Imperfetta, ma mi sembra che il ritmo regga ancora. Quindi vi pregherei di ascoltare, senza pensare al senso.

Ivory

Voice of the equinoctial cypress: darkly rejoices
the roebuck mountaintop; in red water-heads mares
flush kisses from their manes, slowly. Down drop the rivers
from steam forests, to knock at lofty cities, again
and again and again, immense, amorous sails
drift and dream towards Olympia; they will run
intense Eastern roads, the windy maids, and watch the world
gaily, from salty markets. But whence shall I draw life,
now, that dead the love is, dead is the tremor? Roses
violated the horizon; sprinkled with torture gardens,
hesitant cities perched in the sky - then in the air
her voice a rock, a desert, for all the flowers one may spread.
 
I commenti dell'autore
TommasoG 5 marzo 2005


"!Il mondo mondeggia" è interessante, sarebbe un accusativo dell'oggetto interno se il mondo fosse un verbo e mondeggia fosse un complemento oggetto... e in un certo senso è proprio questo che la frase dice... Mi si annodano i neuroni.


 
I vostri commenti
Il commento di massimo 4 marzo 2005


Caro Tomm, a me piacciono molto gli accusativi dell'oggetto interno (si dice così?: vivere una vita, correre una corsa). Mi piacciono perché rendono transitiva un'azione intransitiva (che è l'azione perfetta - il gesto), e perché rendono 'verbale' una cosa(sul modello heideggeriano: il mondo mondeggia). 'Come piove nella pioggia' lo faccio rientrare volentieri in questa classe. Ciao


 
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