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23 ottobre 2020
In Universale Economica
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La votazione assistita è votazione artificiale? 10 marzo 2005


Spot.
Martedì 15, a Salerno, Massimo Adinolfi, Domenico Scarpa e un rappresentante dell'associazione "Società aperta" (che ringrazio) presenteranno "Perché non possiamo non dirci". Tutti i dettagli nel riquadro in basso a destra su questa pagina. Ci sarò anch'io. Ci sarete?

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Qualche tempo fa "Famiglia Cristiana" si è schierata contro i referendum. La mossa ha destato sorpresa, anche se FC è stata "normalizzata" ormai da anni (del resto non bisogna idealizzare la fase precedente: l'ex-direttore Leonardo Zega ora scrive editoriali sulla "Stampa": se ben ricordo anche lui ha rifiutato l'astensione, ma altri suoi interventi non sono particolarmente illuminati - o chiedo troppo alla sinistra cattolica?).

Fa però piacere vedere che "Jesus", il mensile delle edizioni San Paolo (60'000 copie vendute), rifiuta l'astensionismo.

Ma è altro che mi ha colpito sull'ultimo FC online (uguale al cartaceo, credo). Un articolo di Renata Maderna rende conto della proposta di Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: permettere ai genitori di votare anche per i figli minorenni, cioè di votare più volte.

La proposta non è nuova, è molto interessante, ma pone una serie di interrogativi seri. Nelle nostre democrazie i minorenni non votano perchè si presume che la collettività tutta, nella sua espressione politica (il Parlamento), voti tenendo in considerazione anche il loro futuro interesse. Ma (l'articolo cita Stuart Mill) "per quanto i governanti siano onestamente disposti, essi sono in genere troppo occupati con questioni di cui devono occuparsi per avere spazio nei loro pensieri per tutto ciò che possono senza danno trascurare". E Campiglio accusa esplicitamente le regole della democrazia, che "puniscono il politico che guarda lontano, mentre premiano lo sguardo corto di quelli, elettori inclusi, che privilegiano il breve termine".

Ma il problema - e Campiglio lo nota - è chi debba esprimere la volontà dei minori. Il Novecento è fatto di scontri generazionali: perché dei genitori dovrebbero dar voce in modo accurato o realistico alla futura volontà dei figli? E d'altra parte, quanti genitori avrebbero il fegato di riconoscere che i figli potrebbero esprimere scelte politiche completamente diverse dalle loro? Di solito, la protesta delle giovani generazioni si è appoggiata a sinistra, riconoscendo nei partiti progressisti una capacità di "guardare lontano" maggiore di quella di mamma e papà. La proposta di Campiglio contesta questo assunto. Ma è ovvio che rafforzare il potere di voto delle generazioni anziane significherebbe rallentare sensibilmente il rinnovamento politico e istituzionale.

E poi i genitori sono due. Nell'articolo, Campiglio parla sempre e solo di "madri". I padri potrebbero non essere d'accordo. Nella famiglia cattolica ideale la decisione sul voto dei numerosi figli verrebbe presa in comune, e questo è molto bello (benché un poco bulgaro), ma nella realtà mi aspetterei un'impennata del tasso di divorzio (cosa molto poco cattolica).

C'è anche il problema dei vecchietti rimbambiti. Chi vota per loro? Andiamo a rileggerci "La giornata di uno scrutatore" di Calvino...

Infine: come si congiunge questa proposta con l'idea dell'embrione come individuo portatore di diritti? Anche le donne incinte voterebbero due volte? Evidentemente sì. Le elezioni sarebbero precedute da un semestre erotico intensissimo?

E' facile scherzare su queste ipotesi, ma non vorrei dare l'impressione di liquidare in quattro battute la proposta di Campiglio. La ritengo sbagliata perché arroga scelte generali a quella parte dell'elettorato che è più coinvolta nell'esito. Il principio intuitivamente può sembrare giusto: ma se ci fosse un referendum su un qualsiasi aspetto della pubblica istruzione il voto non sarebbe permesso solo a genitori o insegnanti, e credo che sia bene così. Non vorrei essere pessimista, ma credo che nell'Italia povera e analfabeta di un tempo l'estensione dell'istruzione obbligatoria sarebbe stata più lenta se fosse dipesa da un maggiore potere elettorale dei genitori. Questo comunque è solo un esempio pratico, a cui si possono contrapporre dei controesempi: ciò che difenderei soprattutto è il principio generale per cui le leggi le fanno i cittadini nel loro complesso, e non i gruppi d'interesse, per quanto animati da nobili intenzioni.

Infine la proposta mette in evidenza che la biopolitica ormai penetra in tutti gli schieramenti. Mi sembra che la biopolitica totalitaria (anche sotto vesti liberali: penso ai programmi eugenetici statunitensi e svedesi del secolo scorso) sia stata studiata molto di più di quella cattolica. O forse è che la politica cattolica spesso non viene pensata come "biopolitica". Ma è precisamente questo. E la biopolitica non è una parolaccia, ma il reale campo di competenze della politica nel nostro mondo.




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Link (copia! e incolla!)



"Famiglia Cristiana" e i referendum:

http://blog.espressonline.it/weblog/stories.php?story=05/01/31/6707255

Leonardo Zega sui PACS:

http://www.gaynews.it/view.php?ID=14284

"Jesus" contro l'astensionismo:

http://www.sanpaolo.org/jesus/0503je/editoriale.htm

La proposta di Campiglio:

http://www.stpauls.it/fc/0511fc/0511fc34.htm
 
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