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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Passi verso un decalogo laico sulla procreazione assistita 16 marzo 2005


Lazzarone! Non si scompare per quattro giorni! Me lo dico da me, così facciamo prima. A Salerno sono stato coccolato oltre ogni dire (grazie ancora di tutto, professor A.: ma di grazia, quando arriva il mio televisore a colori?). E il blog ne ha risentito.

Per rimettermi in carreggiata prendo di petto un'osservazione di Ezio ("Blog senza qualità"), che scrive, in relazione al referendum sulla procreazione assistita: "Io laicamente desidererei che la cultura laica non lasciasse ad altre culture la definizione dell'etica sociale della nazione in cui vivo. Ne definisse una. Io non ne vedo alcuna. Se accettare che una donna di 60 anni, single, possa farsi artificialmente inseminare e felicemente partorire sia eticamente OK, bene. Ditemelo."

Non so se questa etica laica sia poi così latitante, ma comunque, io metterei le cose, telegraficamente e apoditticamente, in questi termini:

1. Fare figli non è un diritto, ma avere equo accesso alla possibilità di farli lo è.

2. Lo Stato ha il compito di promuovere e valorizzare (non solo permettere) ogni forma onesta di realizzazione della persona nella società, dunque anche il desiderio di fare figli.

3. Non si può negare l'accesso alla procreazione artificiale a una qualsiasi categoria di adulti responsabili e d'altra parte permettere loro di fare figli con metodi naturali. O il fatto che diventino genitori è pericoloso, oppure non lo è.

4. I diritti delle vite umane ai loro primissimi stadi vanno collocati lungo una scala che mimi (non: riproduca) il passaggio graduale dal non-umano all'umano.

5. Non esistono strutture famigliari sbagliate.

6. Ogni essere umano ha diritto di sapere da chi vengono i suoi zigoti.

Per ora mi fermo qua. Ce n'è da discutere, mi pare. Per quanto riguarda la signora di 60 anni, per giudicare l'eticità del suo gesto dovrei conoscerla bene, ma non credo che un suo figlio sia necessariamente condannato all'infelicità, e non credo che la legge dovrebbe dirle se fare un figlio o no.


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Blog senza qualità:

http://blogsenzaqualita.splinder.com/

Ma la frase che ho citato viene dai commenti a questo post del 16 marzo:

http://www.azioneparallela.splinder.com/
 
I commenti dell'autore
TG 19 marzo 2005


Non mi interessa tanto esporre una mia privata divisione in gradini, quanto provare ad affrontare il grave conflitto di posizioni sull'argomento, e farlo riconoscendo almeno un comune sentire. Mi sembra che quest'ultimo, di fatto, differenzi quasi sempre tra fasi di sviluppo prenatale (certo, non tra il bambino e l'adulto). Come? Se ne può parlare. Magari i gradini saranno due, o tre, o quattro. Ma ho l'impressione che chi parla di un'assoluta, totale parità di diritti tra zigote e bambino non abbia ben presenti tutte le conseguenze etiche di ciò che dice (esempio: interrompere subito tutti i finanziamenti alla ricerca medica, e cercare invece di salvare le morule non impiantate). Io sospetto che se le avesse presenti, si renderebbe conto che in realtà vuole riconoscere allo zigote molti, forse moltissimi diritti, ma non tutti quelli del nato: cioè, che ritiene che si debba graduare i diritti. Questo mi sembra un buon punto di partenza per trovare soluzioni giuridiche di compromesso (come inevitabilmente sarà) che siano meno sgradite possibile a tutti i cittadini.


 
TG 19 marzo 2005


Una distinzione tra umano (bambino, embrione, morula ecc) e non umano (spugne, gatti, comò ecc) secondo me esiste. Se ti interessa enunciare più chiaramente questa distinzione, ottimo: se troviamo un accordo, è tutta roba utile per il decalogo. Io trovo più interessante sottolineare che c'è una distinzione etica tra le diverse fasi di sviluppo dell'umano (a nessuna delle quali si affianca qualcos'altro "sullo stesso piano"). Esempio: l'85 % delle morule non si impiantano, e dunque muoiono, ma questo per me non è assolutamente un fatto eticamente comparabile all'ippotetica morte dell'85 % dell'umanità.


 
TG 18 marzo 2005


Giusta correzione (ma... come siamo pungenti!). Mi sono espresso male. I "diritti delle vite umane", evidentemente, riguardano sempre la sfera dell'umano. Ritengo però che questi diritti vadano graduati secondo una progressione inevitabilmente convenzionale, ma comunque legata alla fase di sviluppo. Il motivo è semplice: mi vengono subito in mente innumerevoli forme di gradazione dell'umano mostruose e inaccettabili, ma mi sembra altrettanto mostruosa una mancanza totale di gradazioni che assimili l'embrione al bambino oppure alla spugna. Mi sembra inaccettabile tutelare la vita dell'embrione tanto quanto quella del bambino, o tanto quanto quella della spugna.


 
TG 17 marzo 2005


Ma la libertà assoluta del desiderio individuale è sempre esistita nella procreazione naturale: e ben poco si è fatto per sostenerla con un'etica sociale forte e democratica (cfr. latitanza dell'educazione sessuale nelle scuole). Condivido il tuo bisogno di un'etica sociale forte. Mi preoccupa il pericolo che, dopo secoli di filiazione spesso egoistica, anche uno strumento di filiazione vocazionalmente responsabile come la procreazione assistita vada sprecato. Per questo penso che la libera scelta di procreare vada considerata una risorsa, e che lo Stato debba valorizzare e sostenere le famiglie alternative, la donazione di gameti, la maternità d'appoggio ecc.


 
TG 17 marzo 2005


Infatti la discussione sarebbe lunga (però non mi pare male l'idea di provare a buttare giù un decalogo). Ma se ogni filiazione (naturale o assisitita - vogliamo chiamarla "solidale", quest'ultima?) può essere irresponsabile, non c'è dubbio che la seconda possiede più nettamente le premesse di un atto complesso, meditato, responsabile. Per i diritti del nascituro vedi il punto 6, che ho trovato formulato in altri blog ma senza ancora una risposta soddisfacente.

Io vedo una gran paura di soluzioni di vita che ci sembrano impraticabili o dolorose solo perché lontane dalla nostra esperienza. Certo la responsabilità è anche di chi queste vite eterodosse le vive e non le racconta (quando potrebbe farlo). Ma Dio santo, il mondo è grande, le sessantenni non sono più quelle di una volta, e poi vorrei capire se (scusate l'esempio crudo) una ventenne che si porta addosso una malattia terminale che la ucciderà entro una ventina d'anni, e tuttavia decide di fare un figlio, stia compiendo un atto di egoismo o d'amore. E soprattutto, vorrei sapere se sono io, come votante referendario, a doverlo decidere: credo di no.

(Un'altra cosa, Ezio. Manca una morale laica? Non mi pare. Il problema è che non ce n'è una sola. Ma se intendo bene le tue parole, tu una morale laica ce l'hai e in essa credi fermamente. Puoi criticare le morali altrui, ma non sostenere che non siano delle morali. No?)


 
I vostri commenti
Il commento di azioneparallela 19 marzo 2005


Caro Tommaso, mi dici come si fa a seguire una discussione su questo blog se i commenti non sono riportati in ordine cronologico? Chi diavolo gestisce i blog feltrinelli? Vedo che persino da Moccia, dove i commenti piovono a catinelle, vige lo stesso sistema. Capisco che la Feltrinelli voglia tenere ben distinta la voce dell'Autore, ma è un sistema ridicolo. (però sì, la morte dell'85% dell'umanità turberebbe un pochino di più anche me)


 
Il commento di Dativoetico 19 marzo 2005


Se capisco bene, quelle che tu ritiene particolarmente pregnanti sono le diverse "fasi di sviluppo" del corpo individuale. Ma se nessuna di queste fasi può condividere con un'altra il medesimo piano, allora è vitale individuarle una per una. L'esempio che porti è: "bambino, embrione, morula." Dicendo "bambino", suggerisci l'esistenza di diverse fasi post-natali? O secondo te la scala si può dividere nei soli due "gradini" pre e post parto?


 
Il commento di Dativoetico 19 marzo 2005


Non capisco: se parli di "gradazioni dell'umano", come mai chiami in causa le spugne? La mia impressione è che il punto sia, ancora una volta, la distinzione fra umano e non umano. L'antropologia, se vuoi. E che, da questo punto di vista, l'embrione si distingue perché è l'unica cosa-che-può-diventare-umana. Ma, per capire meglio: che altro metteresti sullo stesso piano (umano o non umano) dell'embrione?


 
Il commento di Dativoetico 18 marzo 2005


Chiedo lumi sulla scala che sussisterebbe fra "umano" e "non umano". Pensavo ci fosse solo un gradino e la cosa mi rassicurava. Adesso temo per la mia eventuale collocazione che, evidentemente, è affare discrezionale dell'autore di detta scala.


 
Il commento di ezio 17 marzo 2005


Lamento, in verità, la mancanza di una rigida griglia di responsabilità. Che non è un concetto illibertario. Cioè: che tutto vada come va; che si lasci libertà assoluta al desiderio dell'individuo "irresponsabile" di fronte al futuro (tale è un figlio): non mi sembra una etica sociale forte. Mi sembra, questo sì, un segno dei tempi. Che tante volte, laicamente, da sinistra, critichiamo (egoismo, edonismo...) Un saluto


 
Il commento di ezio 17 marzo 2005


Beh, Tommaso. La discussione sarebbe lunga. Me ne sottraggo, per il momento, solo per ragioni di tempo. Ribadisco la mia sensazione: di terra mancante sotto i piedi della moralità laica. Fuga dalla responsabilità. Quanti gradi di separazione dalla Naturalità sono accettabili? Che responsablità abbiamo verso il concepito? (laddove con naturalità intendo qualcosa di dinamico - ma forse neppure tanto: coppie di fatto variamente assortite ci rientrano comunque, da Socrate in poi). Ma la responsabilità della/nella pro-creazione, il diritto al nascituro di godere di tutti i diritti naturali (padre/madre ecc.) per me sono valori (laici) assoluto. Vedo che sono in minoranza. E il supremo egoismo della sessantenne, sì, io lo vieterei per legge.


 
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