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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Procreazione assistita: assistita da chi? 18 marzo 2005


Ripenso allo scambio con Ezio in relazione all'ultimo post. E mi dico: è strana questa diffusa opinione secondo cui nel legittimare la procreazione assistita si incrinerebbe l'etica sociale.

E' strana perché la procreazione assistita è un fatto, appunto, di assistenza. E in genere gli individualisti libertari si scagliano contro l'assistenza e l'assistenzialismo. Vogliono fare da sè, vogliono che ognuno faccia da sè. Com'è che adesso assistere chi ne ha bisogno sembra un incoraggiamento all'egoismo sociale?

In altre parole. Non è strano che i paesi europei in cui la procreazione assistita si è affermata prima che altrove siano i paesi scandinavi, cioè la patria del welfare state? Si direbbe che per gli abitanti di questi paesi il desiderio di genitorialità non vada guardato prima di tutto con sospetto, ma sia una risorsa che va sostenuta con politiche sociali. La libertà di creare famiglie di ogni tipo non solo va tutelata in quanto tale, ma è considerata una ricchezza da valorizzare.

Altroché Far West della provetta. L'anarchia delle scelte famigliari c'è già. Da sempre. E come tutti, anch'io considero alcune di esse del tutto sbagliate (ho visto ragazzi morire, letteralmente, di conformismo, di familismo, di normalismo). Ognuno approverà alcune famiglie e ne disapproverà altre. Ma una legge sulla procreazione assistita è un'occasione unica per dimostrare che la comunità intende far spazio a tutte queste diverse scelte. Dunque incoraggiare, con tutti i mezzi con cui uno Stato si propone ai cittadini (media, scuola, facilitazioni giuridiche, volontariato ecc.), la donazione di gameti, la maternità d'appoggio, l'accoglienza rispettosa e curiosa delle famiglie alternative, l'amore per i figli presenti e futuri.


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Segnalo il saggio, molto bello, di Massimo Adinolfi su "Perché non possiamo non dirci". Si può leggerlo qui:

http://capodivisionetuzzi.splinder.com/post/4300678

ma anche qui:

http://www.pordenonelegge.it/weblogs/leggere/archives/2005/03/tommaso_giartos.html#more

Questo secondo post sta in "L'arte di leggere", che non so se chiamare blog oppure no, comunque opera sotto l'egida di Giulio Mozzi, il quale presenta il mio libro come "molto importante": ne lo ringrazio. Il libro (sta andando forte!) è piaciuto anche a Sciltian Gastaldi: ne lo ringrazio. (Questo uso delle particelle pronominali mi viene dalle mie studentesse di madrelingua non italiana, ma in realtà hanno ragione loro: è solidamente ottocentesco. Quindi lo adotto. E ne le ringrazio.)

Un altro bellissimo saggio su "Perché non possiamo non dirci", con un taglio da teoria della ricezione? o forse da fenomenologia politica della ricezione?, è quello di Carola Susani uscito sull'ultimo numero - il 29 - di "Nuovi argomenti". Chiederò il permesso di postarlo qui, ma vi consiglio comunque la rivista, che secondo me diventa sempre più ricca e stimolante. (E non è un Cicero pro domo sua, perché su NA scrivo da dieci anni e mi si potrebbe dire: se solo ora è diventata ricca e stimolante, tu finora cosa hai fatto?)

 
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