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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
La religione del mio tempo 23 marzo 2005


Dibattito sul valore delle religioni, nato da un articolo di Rushdie e proseguito con interventi di Filoramo e Sofri, tutto su “Repubblica” (ma vedi anche “Reset” di gennaio−febbraio).

Rushdie esagera, con la vis retorica di un grande scrittore che dalle religioni ha ricevuto delle belle mazzate da Oriente. Per quanto riguarda invece il mondo cristiano occidentale, mi sembra che le cose stiano come segue.

I laici, usciti da un secolo che ha esposto tutti i limiti dell’illusione razionalista (il suo basarsi alla fin fine su assiomi), hanno imparato a riconoscersi simili ai credenti. Questi ultimi invece hanno assistito a una critica durissima delle chiese, e in generale della politica (nel senso più ampio del termine) svolta su basi religiose, ma non della religione in sè.

Perciò nella vivace scazzottata in corso tra laici e credenti, il punteggio è questo: i laici vincono nel senso che ormai anche i credenti sono un po’ anticlericali; i credenti vincono nel senso che ormai anche i laici sono un po’ religiosi.

Totalino: i credenti vincono sul piano del prestigio dei principi, ma non possono trasferire il loro vantaggio sul piano politico, dove non fanno che combattere guerre di resistenza.

Lascerei a voi di inserire tutte le pezze d'appoggio: calo delle vocazioni, graduale vittoria delle posizioni biopolitiche avversate dalla Chiesa, fascino crescente dello spiritualismo, minore potere dei partiti religiosi, grandi intellettuali che parlano del loro rapporto con Dio... Al massimo la Chiesa ottiene il supporto dello Stato italiano per le sue scuole: ma intanto perde l'ora di religione in Spagna.

Ovviamente questo è un discorso, oltre che frettoloso, molto anaffettivo. Elude il fatto, non secondario, che ogni scazzottata è anche una scopata.
 
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