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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Sesso e democrazia 25 aprile 2005


In un articolo pro-gay in fondo a "D" (l'eccellente supplemento femminile di "Repubblica"), Umberto Galimberti cita una massima platonica (non so di chi sia la traduzione): "Ha ragione Platone là dove dice, a proposito dell'omosessualità, che il vero problema non è il sesso, ma la democrazia. Scrive infatti Platone nel 'Simposio' (182d): 'Ovunque è stabilito che è riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale, ciò è dovuto al difetto dei legislatori, al dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati'."

Ciò che Galimberti non dice è che Platone prosegue (nella traduzione di Nino Marziano): "...Laddove, invece, la cosa è ritenuta senz'altro bella, in linea assoluta, è stato per la pigrizia di chi ha fatto la legge."
Su questo seguito vorrei dire due cose.

1. Ci andrei cauto con Platone come maestro di democrazia. E' vero che lui poi prosegue spiegando che "l'amore diventa cosa spregevole se, senza alcun buon gusto, uno si concede a un essere spregevole, è cosa bella, invece, quando lo si fa onestamente con persona onesta" (183d); e il compito di distinguere tra amanti degni e amanti spregevoli spetterebbe alla vox publica, all'affettuosa invadenza di amici, genitori, educatori. Ma è anche vero che la frase sulla "pigrizia" dei legislatori trova conferma in "Repubblica" 458d-459e, dove si dice chiaramente che l'eros dev'essere gestito dallo Stato. Insomma, in Platone la democrazia è davvero un problema.

Mi direte: scopri l'acqua calda. Ma la questione è più generale. L'idea di diritti civili è tanto dinamica che difficilmente il passato può fornirci esempi più che approssimativi. (Altro sarebbe il discorso se parlassimo del metodo che il passato ci può offrire.) I "nuovi diritti" - per citare il nome poetico di un settore della CGIL - vanno inventati più che scoperti. O meglio, è una scoperta che è anche invenzione, un processo che cambia in profondità il nostro modo di pensare il rapporto tra esseri umani e storia. E' ciò che ci porta, per esempio, a debanalizzare e arricchire la falsa opposizione tra natura e cultura. (Qui c'entrerebbe Nietzsche, ma mi fermo.)

2. Nella logica della frase, il Gay Pride è un'assurdità resa possibile solo dalla pigrizia dei governanti. E questo in un certo senso è vero: il "certo senso" di Brecht - "Felice il paese che non ha bisogno di eroi". O di gay orgogliosi.

(Ma di paesi così, non ne conosco. E questa è anche una grave obiezione alla pur giusta massima di Brecht.)

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Buon 25 luglio, misteriosa miriade. Posso dire che il centrodestra sta dando in questo giorno uno spettacolo più penoso che mai?

Ah, l'articolo di Galimberti in rete non c'è, ma qui trovate un suo articolo di sei mesi fa che è chiaramente la fonte di quello di oggi (vecchia pratica "prazzesca"):

http://www.gaynews.it/view.php?ID=29672
 
I vostri commenti
Il commento di marco rovelli 26 aprile 2005


Non direi che il rischio della pigrizia sia quello che corriamo, nemmeno se vince Prodi... Per affermare i nuovi diritti (inventarli, dici bene, i diritti esistono solo nella misura in cui ci se li prende, se ne fa nome) - io al Gay pride di Roma giubilante c'ero - e ho giubilato come mai in altri cortei...


 
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