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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
"In qualche modo" 5 maggio 2005


Sarò leggero, ma voglio spendere due parole contro i reiterati (da Citati, Sofri, ecc.) attacchi all'espressione "in qualche modo".

Il punto è che la lingua è orale prima che scritta, quindi fa spesso ricorso a formule generiche che in realtà significano soltanto: "ciò che sto dicendo non è rigorosamente accurato, ma non voglio soffermarmi ora a definirlo meglio". "In qualche modo" appartiene alla famiglia dei "diciamo", dei "per così dire", degli "entro certi limiti".

Non c'è di mezzo solo l'oralità ma anche la necessità di giungere rapidamente al cuore del messaggio, senza perdersi in specificazioni digressive. Il che spiega la comparsa della frase incriminata anche nella lingua scritta.

"In qualche modo" non va ripetuto troppo? Concesso. Ma se lo si usa tanto, vuol dire che a qualcosa serve.

"In qualche modo" appartiene al nostro tempo? Certo: è un tempo in cui il messaggio non è autosufficiente, andrebbe qualificato e contestualizzato (sana precauzione, anche se qualcuno griderà al politicamente corretto) però non c'è il tempo di farlo (gran disdetta, anche se in fin dei conti non ci dispiace neanche tanto).

"In qualche modo" lascia un alone di approssimazione e di relativismo attorno alla cosa detta?

Sì. Ma questo è naturale. E' umano. Vogliamo capirlo che ciò che è umano è relativo, relazionale?
 
I vostri commenti
Il commento di marco rovelli 6 maggio 2005


In fondo la speculazione di Agostino sul tempo parte proprio dal 'qualche modo': ovvero, la consapevolezza della nebulosità, dell'in.definizione del concetto di cui si sta parlando. E così il Wittgenstein delle Ricerche...


 
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