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24 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Giornata fuori casa 4 giugno 2005


Più precisamente, ero qui:

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/cronaca/gaypride/gaypride/gaypride.html

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32545

Per ora non trovo molto, in rete, sul Pride di Milano. (E' anche che sono stanco: andata e ritorno in un solo giorno.) Spero però che la stampa dia spazio adeguato all'evento, che è stato davvero molto importante. Per diversi motivi: ne cito solo due.

In primo luogo: a mio giudizio, oggi (sabato) a Milano c'erano 50-70'000 persone. Questo significa che è stato il più grande Pride dopo quello del 2000. Quel Pride però era stato gonfiato (in modo salutare, ma certo estemporaneo) dalle polemiche sul Giubileo - straordinario autogol della Chiesa cattolica - e era stato seguito da anni di difficile riorganizzazione e a volte di sterile polemica interna. Quella di oggi invece è stata una manifestazione organizzata e presenziata in modo autonomo dal mondo gay. Ovviamente sarebbe stato ancora più importante un massiccio afflusso di etero (come accade nei mega-Pride di molte altre metropoli, per esempio Sao Paulo). Ma al tempo stesso questa è la prova di una enorme crescita di visibilità, nel senso di disponibilità a esporsi. E nel contesto gay questa è una forma non secondaria di impegno.

Come ha potuto accadere? Ha contato la concordia ritrovata, che spero durevole. Ha contato molto Zapatero, citato in molti cartelli e slogan, e presente in tutte le coscienze (forse anche più dei potenti modelli di emancipazionismo gay che ci vengono dagli Stati Uniti). Ha contato anche (e di questo certamente si discuterà) l'impegno massiccio delle realtà commerciali gay, molto forti a Milano. Anche se nel divertimentificio nazionale costituiscono una fetta tanto esigua, per esempio in termini di accesso al mercato pubblicitario, da rendere ridicole le rituali accuse del centrodestra alla "potente lobby gay". Del resto non c'è ninete di male nell'esistenza delle lobbies... Ma divago, su questioni che vorrebbero maggiore approfondimento.

Ha contato, infine - ed è questo l'altro punto che vorrei sottolineare - lo spettro dei referendum, esplicito in altri cartelli e slogan e volantini, ma implicito anche nella scelta di porre quasi in testa al corteo un trenino stile Luna Park che portava le coppie lesbiche con figli. Era sponsorizzato, se non erro, dalla prima organizzazione italiana di genitori gay, la neonata - permettetemi il bisticcio - "Famiglie Arcobaleno":

http://www.famigliearcobaleno.org/

Questa presenza dei temi della procreazione assistita per me è fondamentale. Sia perché sottolinea un nuovo radicalissimo sviluppo della condizione gay-lesbica, sia perché costituisce un terreno d'incontro tra la questione omosessuale e altre questioni che scuotono in profondo la nostra società. Questo fare ponte (senza bisogno di rinunciare alla propria specificità) è ciò che più serve oggi sia agli omosessuali, sia al mondo che - in un sorprendente intreccio - li ama e li respinge, li vezzeggia e li ricatta: sempre e comunque ricambiato.

Ma chiudo su una nota critica. Di bambini ce n'erano tanti - davvero tanti - e mi è successo di vederne qualcuno, "fuori trenino", sbadigliare annoiato a morte o sbarrare gli occhi rintronato dalla musica. Negli ultimi tempi il tema dei bambini alle manifestazioni è stato oggetto di brutte strumentalizzazioni:

http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/politica/minoriundici/minoriundici/minoriundici.html

A queste polemiche non bisogna assolutamente offrire il fianco. Portiamoli al Pride, questo sì! Ma poi, presto, a casa, e una mezz'ora di gioco e tutti a nanna.

PS: Cosa faccio in questi giorni: lunedì sarò di nuovo a Fahrenheit, e intanto abbiamo finito (con Franco Goretti) il libro sul confino degli omosessuali sotto il fascismo: le copie sono pronte per l'invio agli editori. Ma al tempo stesso cerco contatti con i paesi di intensa immigrazione italian (Stati Uniti, Australia, Argentina, Canada...) per pubblicizzare i referendum. Perché non provate a farlo anche voi? Basta avere un parente o un amico in questi paesi - meglio ancora se è in contatto con i media locali - meglio ancora quelli rivolti alle comunità italo-locali. Provateci. Basta poco.
 
I vostri commenti
Il commento di Sciltian Gastaldi 6 giugno 2005


Ciao Tom! Riguardo al Canada, posso assicurarti che i media italo-canadesi stanno facendo un lavoro egregio, coadiuvati per altro da un console italiano a Toronto davvero molto efficiente e diligente. Se possono servirti, posso darti le mail di alcune giornaliste italiane di Toronto che si occupano dei referendum tutti i giorni da settimane. Come ho scritto sul mio blog, ho visto più spot elettorali per i referendum su Tele Latino a Toronto che sulla Rai prima di partire... Non so dirti per le comunità italiane negli altri paesi, ma c'è da sperare che il Canada non sia sempre la solita isola felice... Un bacio, ciao!


 
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