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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Una questione di autoimmagine 13 giugno 2005


Come va interpretata questa sconfitta? Io credo che abbia vinto, sommandosi all’astensionismo fisiologico, quello che chiamerei l’astensionismo semifisiologico. Cioè il non voto di tutte quelle persone che non sono in sé indifferenti alla dimensione delle scelte collettive, e che avevano o potevano facilmente avere accesso alle informazioni necessarie per un voto non inconsapevole, ma hanno sentito che i referendum erano troppo complessi.

Complessi, però, in un senso particolare. Ognuno dei quattro quesiti era oggettivamente più intricato di quelli sul divorzio o sull’aborto. Ma più sostanzialmente gli italiani si sono mostrati restii ad affrontare l’idea stessa delle biotecnologie, idea con cui altri popoli occidentali sono ben più abituati a convivere e a interrogarsi.

La campagna astensionista della Chiesa e di una parte dei laici ha pesato, e ha pesato disastrosamente, perché ha offerto a questa disabitudine le facili parole d’ordine con cui giustificarsi: la “vita”, la “natura”, il razzismo nazista, le mamme−nonne... Ma chi ha scelto il non voto in moltissimi casi non l’ha fatto per una profonda adesione alla dottrina cattolica. Sono certo che il fallimento dei referendum offrirà buoni argomenti a chi vuole tornare a proibire l’aborto, ma sono altrettanto certo che una legislazione in questo senso non si farà − non per parecchio tempo, almeno.

Gli italiani sono un popolo che vuole mantenere legale l’aborto, perché ritiene che a certe condizioni (il limite del terzo mese) questa debba rimanere una scelta della donna; e al tempo stesso vuole vietare la selezione degli embrioni basata sulla diagnosi pre−impianto, perché non accetta di pensarsi così capillarmente penetrato dalle biotecnologie. Le sente estranee alla sua autoimmagine, sgradevoli; non vuole pensarci e soprattutto non vuole pensarci apertamente (mentre accetta, magari disapprovando, che ognuno nel suo privato trovi le soluzioni costose e paralegali che più preferisce). La coesistenza di queste due scelte è del tutto assurda, ma è un dato di fatto.

L’errore fondamentale di noi referendari è stato di non aver tenuto conto di quanto fosse radicata questa autoimmagine. Dunque è vero che con questa sconfitta l’Italia si mostra “lontana dalla modernità”, ma non perché la modernità sia “le magnifiche sorti e progressive”: semplicemente perché essa è la realtà in cui viviamo tutti noi occidentali, ma gli italiani non hanno voglia di guardarla in faccia. O in termini meno moralistici: non hanno, in senso antropologico, la cultura necessaria per farlo.


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Segnalo le ulteriori interessanti riflessioni di Angelita:

http://fantasticiquattro.blogspot.com/
 
I vostri commenti
Il commento di Tommaso Giartosio 16 giugno 2005


Hai una spiegazione migliore, Rose? Gli italiani sono diventati tutti fedeli neocon e non vedono l'ora di abrogare la 194? Pleeeease.


 
Il commento di Rose 16 giugno 2005


Ce la raccontiamo, eh? Come quando ti muore il pesce rosso: prima o poi doveva pur morire! Cerchiamo di razionalizzare, eh? Il branco di indifferenti, il sole a perpendicolo, sono mancate le suore di clausura perché il vescovo non le ha mandate a prendere con l'autobus, i giovani ormai pensano solo a mandarsi mms, le stagioni non sono più quelle di una volta, siamo a maggio e fa caldo come ad agosto, qui una volta era tutta campagna... e così via. Adorabili.


 
Il commento di Luca Ruggeri 15 giugno 2005


Un'astensione così alta in Italia meridionale proprio non la digerisco. Gli stessi luoghi dove fioriva la filosofia, ancora prima di Atene. Già, le cose cambiano.


 
Il commento di Tommaso Giartosio 14 giugno 2005


Le cose cambiano e cambieranno ancora. E' solo che è tutto più lento di quanto vorrei.


 
Il commento di Angelita 14 giugno 2005


Forse un po' pessimistico il finale, sugli italiani privi della cultura che serve per guardare in faccia alla modernità. Se è così, non mi viene mica tanta voglia di ripartire.


 
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