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In Universale Economica
Pino Cacucci: blog per viandanti
Cartoline dalla Sardegna 4 luglio 2005



Cartoline dalla Sardegna

1

Sulla strada costiera che da Cagliari si insinua – a ogni curva uno spettacolo - verso Villa Simius, c’è una deviazione che porta al minuscolo abitato di Solanas. Poche case, in maggior parte di cagliaritani che vengono qui per i fine settimana, un piccolo albergo confortevole in riva al mare, e una spiaggia che abbraccia la baia: siamo in Sardegna, inutile aggiungere aggettivi alla struggente bellezza dell’arco di sabbia dorata, specie all’alba e al tramonto.
Quando ci arrivo io, la metà della spiaggia a oriente è occupata da tende verde oliva, di inconfondibile aspetto militare – alcune ostentano l’ipocrita croce rossa in cerchio bianco, neanche fosse un ospedale da campo- e una precaria recinzione fatta con pali e nastri tipo lavori in corso, più una serie di mezzi – gipponi, camion, un fastidiosissimo rimorchio con maxi generatore che fa un rumore infernale notte e giorno – parcheggiati negli spiazzi adiacenti. Succede che un fine settimana all’anno, in giugno, i baldi giovanotti tedeschi delle truppe Nato di stanza in Sardegna si danno appuntamento a Solanas per una sorta di campionato di pallavolo da spiaggia – quella che i gringos chiamano beach volley, ma non so come si dica in lingua teutonica – e si annettono temporaneamente una fetta di territorio sardo – non dico italiano, che Italia, per le truppe delle basi, rimane una pura espressione geografica senza significato politico – e la usano per una serie di focose partite a pallavolo, con famiglie al seguito e tanto di tifo. Per due giorni giocano, e per due notti bevono birra – un container di autocarro pieno di lattine - raggiungendo livelli di sbronza indecorosa, tanto che le partite del secondo turno sono miserevoli tentativi di reggersi in piedi malgrado il tasso alcolico. La sera, con efficienza militare, viene approntata una grigliata che, per soddisfare il fabbisogno di carne di un battaglione, brucia in poche ore quintalate di carbonella e un’intero allevamento di suini in formato salsicce e wurstel. Il fumo deve aver allertato più volte i Canadair della Protezione civile, prontamente acquietata dal probabile cessato allarme: “Ma no, è la Nato che fa un barbecue”.
In un solo fine settimana, gli allegri soldatoni violano tutte le leggi che noi comuni “italiani” dobbiamo giustamente rispettare su ogni spiaggia della disgraziata repubblica: non accendere fuochi in prossimità di boschi litoranei, non campeggiare sulle spiagge – le loro tende competono per grandezza e numero con quelle degli accampamenti in Iraq – non delimitare il territorio demaniale con steccati e tenere i motori spenti quando i mezzi sono fermi: i generatori diesel bruciano gasolio a ettolitri per almeno tre giorni e tre notti ininterrottamente.
Ma, in fondo, sono solo qui per giocare a pallavolo…


2

La Brigata Sassari, contrariamente alle consuetudini dell’esercito italiano che dà nomi di città e regioni a reparti che di stanza stanno da tutt’altra parte, ha la sua base proprio a Sassari, come la logica imporrebbe. Ma che c’entra la logica con ciò che ho visto di recente?
Ho amici che abitano in un condominio che si “affaccia” sulla immensa caserma della Brigata Sassari. Dai loro balconi si ammirano blindati e carri armati parcheggiati in un vasto spiazzo sterrato: a cadenza regolare, vanno messi tutti in moto, per tenere in esercizio i motori ed evitare di scaricare le molteplici batterie… ma avete mai presenziato alla “messa in moto” di un Centauro o di un M 113? Dai tubi di scappamento esce una vera e propria cortina fumogena, frutto dello scarico di un mostro che brucia in pochi secondi svariati litri di nafta, e provate a immaginare che siano decine e decine di mezzi a farlo contemporaneamente. I condomini limitrofi vengono avvolti da un manto di polveri sottili che, di sottile, hanno solo l’assonanza con il romantico aggettivo che un tempo qualificava il “mal” più subdolo, la tisi, e che oggi andrebbe adeguato al male più consono a tali polveri, che meno romaticamente definiamo “brutto”, o “incurabile” anche quando sappiamo che facciamo di tutto per curarlo, tranne evitare di svilupparlo proibendone l’origine, che è sempre e comunque “ambientale”, perché dipende esclusivamente da ciò che respiriamo, mangiamo, beviamo, assorbiamo…
Ma non è tutto. Quando i gloriosi militi della Brigata Sassari tornano alla base da una missione all’estero – anche in Iraq, sono stati, i nostri eroi – radunano “tutto” nel vasto spiazzo sterrato che fa anche da parcheggio ai mezzi corazzati, e lo bruciano. Lo bruciano irrorrandolo di carburante dopo averlo ammucchiato al centro: divise, incartamenti, scarponi, suppellettili varie… Perché lo fanno? Forse perché pensano così di distruggere eventuali contaminazioni? Ma lo sanno, i baldi combattenti, che se per caso le loro divise e i loro scarponi fossero contaminati da uranio impoverito, bruciandoli ottengono il risultato di farlo respirare in forma di aerosol a tutti, condomini limitrofi, mezza Sassari, e loro stessi?
Un comportamento che fa pensare a Roy il Replicante di Blade Runner: “Noi siamo stupidi, perciò moriremo”…


3 (telegramma, più che cartolina)

Il presidente della regione Soru sta tentando disperatamente di limitare questi arroganti scempi che vanno sotto la ferale dicitura di “servitù militari”.
Soru, ti voglio bene.

 
I vostri commenti
Il commento di lia 5 gennaio 2006


ho trovato molto bella l'idea di poter visualizzare attraverso le immagini i luoghi e le persone che fanno da cornice al bel romanzo su nahui olin. Grazie lia careddu


 
Il commento di William 2 novembre 2005


Ho appena finito Nahui. Mi piace pensarla su una delle spiaggie della mia isola, lontano dagli occhi del mondo.Fuori le basi dalla Sardegna!


 
Il commento di Valeria 20 ottobre 2005


E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare...mi viene da dire ogni volta che sento o leggo degli attacchi ai nostri militari, in particolare a quelli della Brigata Sassari- croce e delizia dell'isola in cui sono nata e vivo. Confesso di essere sfacciatamente di parte dato che amo un maresciallo dell'esercito e la vivo sul personale, riconosco che angoli di paradiso come possono essere definite alcune spiagge isolane siano ingiustamente appannaggio dei militari sottraendo così delle risorse preziose per il turismo sardo e che l'alto tasso di mortalità per tumori nelle zone che ospitano poligoni e depositi militari debba far pensare, ma una soluzione esiste?O il presidente Soru vuole solo "passare la patata bollente" a qualcun'altro?


 
Il commento di gazzellone 26 luglio 2005


è una vergogna noi sardi tanto fieri e tanto rispettati(per le piccole cose..balentia inutile)riusciamo con grande menefreghismo..a non preservare la nostra terra da queste ingiustizie....intanto chi ci rimette alla fine non è il turista della costa smeralda e nemmeno il ricco imprenditore ignorante dell'alta gallura...alla fine è la povera gente di portoscuso ,il pastore dell'anglona l'intera economia della sardegna......per fare un esempio quando mangiamo un ottimo pecorino ...cosa credete che mangino le pecore???quando si scoprirà che il nostro formaggio è contaminato...un intera categoria di persone rimarranno senza lavoro....


 
Il commento di stefano 23 luglio 2005


Invito tutti a Porto Tramatzu (Teulada). Una piccola spiaggia occupata in parte dai militari (la occuperei anche io se potessi..abbiate pazienza ma è troppo bella ) in parte da uno stabilimento balneare, ovviamente a pagamento e quindi sostanzialmente per turisti, tra l'altro appassionatissimi campioni di moto d'acqua. Dimenticavo il campeggio. Banalissimo e altrettanto spontaneo quesito: dove possono stare gli altri? Quelli che abitano nei paesi vicini, non hanno parenti o amici della base e i soldi per l'ombrellone preferiscono investirli in più pressanti necessità?


 
Il commento di gianfranco 6 luglio 2005


(continua ) è chiaro che in sardegna le truppe sperimentano le guerre simulate che poi combattono nel resto del mondo per imporre il nuovo ordine mondiale di reganiana memoria. Questo non è più tollerabile. CONTRO OGNI GUERRA RIBELLARSI E' GIUSTO.


 
Il commento di gianfranco 6 luglio 2005


ciao pino. mi piace quello che racconti della sardegna; non più isola di vacanze ma vera e propria base occupata da truppe straniere e italiane. le lotte contro l'occupazione militare non si contano e ora finalmente anche il governo regionale dice fuori le basi speriamo sia la volta buona


 
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