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22 aprile 2021
In Universale Economica
Rossana Campo: Sempre pazza di te
amori liquidi 27 ottobre 2003


Confesso di essere fra quelli che amano il proprio telefonino appassionatamente. Poi amo passabilmente anche le e-mail. Sono contenta quando vedo che la mia casella di posta elettronica è piena zeppa di nuovi messaggi. Sono una consumatrice sfrenata di sms e non riesco a smettere. Poi adoro internet, mi piace passare del tempo a cercare informazioni che vanno al di là delle minestrine precotte e spesso indigeste dei telegiornali Rai e Mediaset, mi piace sapere cosa succede in giro, nella mia città o a migliaia di chilometri da me. Se per esempio scopro un nuovo scrittore che non conoscevo subito vado a cercare se ha un sito o cose del genere e cerco immediatamente tutto quello che ha fatto, cosa hanno scritto su di lui eccetera. Mi fa allegria trovare negli allegati delle mail foto di amici lontani, coi loro cani e i loro figli appena nati, oppure anche quelle infantili cartoline di auguri con personaggi buffi che ti cantano happy birthday per il tuo compleanno. Passo un bel po’ di tempo attaccata al mio computer portatile, per scrivere articoli, romanzi, appunti miei, per leggere e per cazzeggiare. A volte mi viene il dubbio di amare il mio computer più del mio fidanzato. Detto questo ogni tanto m’imbatto in un libro o un articolo che si chiedono se tutta questa tecnologia non ci faccia un po’ male e vengo presa dal dubbio.
Qualche tempo fa ho letto di un sondaggio condotto su un gruppo di studenti universitari inglesi dove una buona percentuale dichiarava di preferire comunicare su internet e tessere amori virtuali piuttosto che lanciarsi in una storia reale. Dicevano che toglie ansia, si sta meno in paranoia e se le cose vanno male con un tasto ti liberi della ragazza o del ragazzo, senza troppe emozioni, senza panico e senza sudori freddi. E’ chiaro che internet e gli sms hanno trasformato il modo in cui comunichiamo, ci incontriamo, lavoriamo, creiamo, consumiamo, amiamo, studiamo. Ma a quanto pare c’è qualcuno che questo cambiamento lo vede tutto in negativo. Il sociologo inglese Zygmunt Bauman nel suo ultimo libro Liquid love sostiene che tutta questa tecnologia ci rende sempre più soli, sempre più sradicati e fasulli nei rapporti con gli altri. Siamo un po’ messi male, divisi fra la voglia di affidarci agli altri e creare legami e la paura di uscire dal nostro guscio e perdere le libertà che abbiamo. Ci piace internet perchè possiamo nasconderci, possiamo giocare con le nostre identità, allacciare storie e sganciarci al ritmo di un clic. Bauman attribuisce tante delle nostre paure e irrequietezze all’angoscia di vivere in mezzo a rapporti liquidi e volatili, al pericolo che corriamo di essere scaricati in un batter d’occhio. Questo sociologo fa balenare il dubbio che alle relazioni virtuali e alle comunità elettroniche chiediamo di riempire un vuoto lasciato dalla sparizione di “cose reali”. Forse ha ragione, eppure, mi domando se non si siano pensate e temute le stesse cose anche quando furono inventati il telefono, l’automobile, l’aereo, la locomotiva. E se non sia uno spostamento attribuire alle tecnologie tutti questi guai, mi chiedo se ancora una volta i problemi non siano a monte e se non è vero che possono manifestarsi in qualunque forma, prendendo qualunque cosa a pretesto. Perchè mi sembra assurdo dire che nessuno sa più amare e avere rapporti reali solo per via di internet, e poi a me piace questa velocità e leggerezza dello scambiarsi informazioni e emozioni, mi fa pensare sempre che il tempo che ci è dato non è infinito e che tutto questo potrà servire a aprire di più la mia vita e non a blindarla.

L'articolo è uscito sul Secolo XIX del 25/10/2003
 
I vostri commenti
Il commento di celeste f. 1 novembre 2003


Certo,hai ragione "Ma per piacere"... la realtà vera è bella da vivere con tutti i nostri sensi.... ma anche quella virtuale non è da meno!!! Fa parte della nostra Era e sono felicissima di appartenerci, mi sento più fortunata di chi è nato 50 anni prima di me, io ho la possibilità di scegliermi la "realtà da vivere"e..possono anche essere entrambe! Un saluto a tutti!


 
Il commento di Pasquale E. 1 novembre 2003


"Cosa sarò dunque domani ? Non ho una risposta a questa domanda, perché il cercarla potrebbe cancellare la mia esistenza, venendo in possesso anzitempo dell’esatta misura di ciò che non posso più essere. Preferisco immaginare che questo congiungimento che attuo progressivamente in te, attraverso queste lettere, sarà il mio futuro, la maestà della forza profetica, l’Hod. Se tu leggerai cosa sono e cosa sono stato, allora sarò passato indenne attraverso questo tempo triste ed avrò costruito un sentimento che potrai chiamare amore. Se invece non potrai o non vorrai leggermi, sarò nient’altro che la distanza che esiste tra il foglio di carta e la penna posata accanto ad esso."


 
Il commento di ma per piacere!!! 31 ottobre 2003


bè io lascio il mio commento ,ben sapendo che non ha alcuna ragione(profonda e necessaria) di essere letto,così come non esistono ragioni profonde e necessarie per "vivere"quelle distanze telematiche inafferrabili e ansiogene di cui si parla LA REALTà è BELLISSIMA PERCHè LA SI PUò TOCCARE CON MANO ANCHE I PENSIERI BISOGNA TOCCARLI CON MANO INTERNET è SOLO UN MEZZO TECNOLOGICO DA UTILIZZARE CON MOLTA CAUTELA PERCIò VIVE LA VIE ...MA QUELLA VERA


 
Il commento di mert 29 ottobre 2003


porca paletta io invece ci ho una incapacità con il sms che ci ho i diti grossi e su quei tastini li mica ci riesco a scrivere, e poi non so cosa scrivere, cioè sono tardizio nel senso che sara da un mese che ho capito cosa vuol dire TVB io pensavo fosse come una fabbrica metalmeccanica, si dai che a milano cera la TIBB, la TecnoMasioBrownBoveri, che faceva le carrozze della metropolitana, io poi me li ricordo i operai della TIBB che rivavano con le loro belle cravatte da pendolari sopra la camicia a scacchi, sotto la tuta, quando venivano giù da porta romana in piazza duomo che cera lo sciopero. invece adoro come moltissimo la posta elettrica non ne potessi fare a meno. e poi amo moltissimo le coccole virtuali anche.


 
Il commento di Hosoi 28 ottobre 2003


(oops, scusate non pensavo di aver superato i limiti... comunque ormai finisco il messaggio:) se poi fossero più felici gli uomini primitivi o siamo più felici noi, credo che questo non lo potrà mai dire nessuno, compreso Zigmunt Bauman. e comunque certe volte è bello parlare con certe persone distanti anche sparando soltanto cazzate! a un costo che fino a pochi anni fa non era assolutamente possibile sostenere. inoltre in questo momento sono a casa da solo a scrivere ma non mi sento per niente solo, mentre altre volte che sono in mezzo a tanti amici in carne e ossa mi sento solissimo... saluti e imbuti


 
Il commento di hosoi 28 ottobre 2003


dunque allora per me quando l'uomo primitivo ha cominciato a fare la punta alle pietre, con quella nuova scoperta poteva sia difendersi dai nemici e procurarsi il cibo, sia tagliarsi le vene o piantarsela in pancia. e con la rete è lo stesso! uno può comunicare con persone molto distanti scambiandosi anche foto disegni e altro in tempo reale e poi magari darsi appuntamento da qualche parte e vedersi e passare del tempo insieme anche felicemente, oppure può barricarsi in casa ad oltranza rovinandosi pure i polsi a furia di farsi le pippe guardando il sito della sua pop star preferita fino al sopraggiungere della vecchiaia. quindi sta sempre all'uomo riuscire ad usare al meglio le nuove scoperte! se poi fossero più felici gli uomini primi


 
Il commento di rossana campo 28 ottobre 2003


be' onli, tieniti pure cotroneo, cosa ti devo dire...


 
Il commento di onli 28 ottobre 2003


Quanto mi piace il telefonino, adoro internet che mi fa fare tante cose e vedere tanta gente, si vive una volta e voglio prendere tutto, sempre libera, folleggiar di gioia in gioia... Se non fosse un blog-Feltrinelli, ma ortensia.splinder o peoniacannocchiale.it, sarebbe banale banale. Più profondo mi pare Cotroneo nel suo post Sì è vero, dove dice che le chiacchiere da bar di un tempo erano forse più umane e sensate di quelle su internet. Compresa la mia di adesso. Preferisco come blogger Proserpina a Campo, come scrittore non ho deciso.


 
Il commento di Davide 27 ottobre 2003


Credo anch'io che ogni invenzione abbia pagato questo pedaggio, ma credo anche che quelle che hanno rivoluzionato il comunicare lo abbiano pagato più di altre. Gutenberg (forse anche il signor Biro) più di Watt, insomma. Il comunicare è talmente intimo che ogni novità sembra invaderci nel profondo.


 
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