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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Andare alla radice 6 agosto 2005


"Chi è gay e felice d'esserlo lo sia e lasci a chi sperimenta pulsioni omosessuali indesiderate la libertà di rivolgersi ai gruppi, corsi, terapeuti ritenuti più adeguati alle sue necessità." Così la dottoressa Chiara Atzori (che pratica appunto queste terapie), in una querelle giunta sulle pagine di "Repubblica" e ricostruibile consultando il sito di Gaynews (www.gaynews.it).

La dottoressa Atzori ha ragione. Come hanno ragione i medici e chirurghi che hanno "sbiancato", nel corso degli anni, Michael Jackson. Hanno ragione, ma è una ragione piccola. Venticinque anni fa mio padre mi regalò un libro che amava, "Le piccole virtù", in cui Natalia Ginzburg - nel saggio che dava il titolo alla raccolta - spiegava che ai figli bisogna insegnare le grandi virtù, non quelle piccole. "Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e l'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e sapere."

Allo stesso modo bisognerebbe combattere, non il desiderio omosessuale tanto scomodo in un mondo omofobo, ma l'omofobia stessa. Andare alla radice. E' un po' come il discorso della genitorialità gay: è giusto preoccuparsi per il malessere (eventuale, e secondo la maggior parte delle ricerche non drammatico) dei figli di coppie gay, ma è ancora più giusto battersi perché esso non abbia motivo di insorgere. Sempre più spesso la questione gay ci serve a questo: a cogliere con uno sguardo più ampio la realtà in cui viviamo, i veri "valori". A distinguere le piccole ragioni da quelle grandi e profonde, e le piccole attenzioni dall'amore.

Chi deve fare i conti con la propria omosessualità, magari perché ha anche una vita eterosessuale autentica e non vuole vedere la sua famiglia andare in pezzi, spesso sbaglia i suoi calcoli. Spesso la sua è una scelta in cui giocano una parte importante il risparmio, la prudenza, l'astuzia, la diplomazia, e il desiderio di una vita facile. Altre volte ci sono drammi veri, profondi. Ma la risposta a questi drammi non sta nell'atteggiamento di Atzori, che confonde la piccola libertà di fuggire - che pure è una libertà - con la grande libertà di liberare altri. E' difficile dare credito a chi, come Chiara Atzori, si vanta di impegnarsi nelle scaramucce di retroguardia e al tempo stesso tace sulle ragioni della guerra. Non si chiede per quale mai motivo quelle pulsioni siano "indesiderate". Semplicemente, non vuole alzare lo sguardo, non vuole vedere.
 
I vostri commenti
Il commento di massimiliano 16 agosto 2005


Molto a margine posso solo dire che per esperienza diretta arrivare alla soglia dei 40 anni e scoprire che quello che si è diventati proprio non ci sta addosso temo abbia bisogno di ben altro che un po' di "terapia". Scoprire piano piano, ogni giorno quanto siamo lontani da chi ci vuol bene da chi si affida a noi ma non ci conosce,e avere la certezza che il nostro vero aspetto significa la loro, certo la nostra infelicità la fine di tante speranze, la rivelazione di inganni che per la lpervicacia con cui sono stati protratti nel tempo e non per la loro natura diventano imperdonabili. Io prendo lo stillnox, con quello la mia coscienza si spegne ogni notte


 
Il commento di Sciltian 11 agosto 2005


Caro Tommy, la Atzori sostiene determinate cose con determinati toni quando scrive a Repubblica o quando si trova in occasioni di grande risonanza. Ma parla con ben altri toni e parole quando si trova nei non pochi incontri che le parrocchie organizzano sul famigerato tema "l'omosessualità, questa conosciuta". Ho beccato certe chicche che la riguardano...


 
Il commento di aelred 11 agosto 2005


il problema della signora Atzori (una mia vecchia conoscenza, ormai) è che non si rende conto di un particolare fondamentale, lei che è un medico infettivologo. che nessuno psicologo, psichiatra, psicanalista si permette di consigliare PUBBLICAMENTE le terapie riparative per vari motivi. essenzialmente perché le percentuali di successo sono infime (0,2-0,3 per cento) e infinitamente inferiori alle percentuali di suicidi indotti dalla terapia. e che la comunità scientifica, oltre a respingere la riparativa, sostiene la terapia affermativa, per accettare le persone omosessuali a superare lo stigma della società che hanno introiettato.


 
Il commento di Tommaso Giartosio 10 agosto 2005


ciao Massimo: mi sa che se fosse per te e me (ma siamo 4 gatti, e forse non è un male) la finanziaria verrebbe rimandata per dar modo al Parlamento di elaborare una riflessione seria sull'"Italia dopo la caduta del congiuntivo"... ciao Filter, ora visito i siti, intanto mi viene in mente quel bellissimo saggio di Eve Kosofsky Sedgwick che è "How to Bring your Kids Up Gay": come tirare su i figli in modo che diventino gay... be' be' be'. buon ferragosto!


 
Il commento di Filter 10 agosto 2005


So che in apparenza non c'entra molto, ma mi permetto di segnalare la "Guida per dimostrare che tuo figlio è gay" di Giblets (la nota divinità blogger di Fafblog). Link (in inglese): http://fafblog.blogspot.com/2005/08/how-to-tell-how-gay-your-gay-son-is.html Il tutto nasce appunto dalla cura dell'omosessualità indesiderata. Link (sempre in inglese): http://www.focusonyourchild.com/develop/art1/A0000684.html


 
Il commento di Massimo Sannelli 8 agosto 2005


buon giorno Tommaso, sarà una mia fissazione, ma è proprio un fatto di "fenomeni e fonemi" (mi dirai tu). vedi la retorica del pezzo di Ginzburg: "non questo... ma quest'altro" (e nello stesso libro "Lui e io": "lui ama tante cose... io una sola", e così via). retorica in senso buono, cioè pensiero. ho sperimentato "sulla pelle" la piccola ragione, e mi ha spaventato: è un po' il Filisteismo che scandalizzava Heine. esempio: "hai scritto troppo, e chi scrive troppo non vive". due più due 'fa' quattro. aiutare le piccole ragioni, che sono meglio della barbarie, o stimolare le grandi virtù? E poi le praticheremmo? Ma le virtù vorranno essere anche parlate, non solo praticate: i Medievali lo sapevano bene... un abbraccio grande, ciao massi


 
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