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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
In memoriam Mauro Curradi 5 settembre 2005


Viene resa nota solo ora la morte di Mauro Curradi, avvenuta il 23 agosto scorso.

Mauro è stato uno scrittore importante. Aveva iniziato a pubblicare negli anni Cinquanta, sotto l'egida di Vittorio Sereni e Niccolò Gallo. Ho conosciuto i suoi libri qualche anno fa, quando le edizioni L'Obliquo hanno ristampato "Via da me": questo libro, bellissimo e ormai quasi introvabile, è quello che ho più amato tra i suoi. Ne ho parlato con ampiezza in: Aa. Vv. "Dieci decimi. Sguardi a ritroso sulla nostra letteratura", Rizzoli-HoldenBooks 2003. Spero che "Via da me" venga presto ristampato, come aveva assicurato la nuova casa editrice di Curradi, Meridiano Zero.

Tra i materiali che si possono trovare in rete, segnalo questo saggio di Roberto Saviano:
http://www.nazioneindiana.com/2004/07/17/mauro-curradi-scrittore-dafrica/

Dopo i libri ho conosciuto l'autore. Mauro era un uomo anziano e malato, con difficoltà di espressione, e alla fine quasi cieco: ma dietro questo involucro c'era una grande consapevolezza del suo talento, una imprevedibile vitalità (come accade a certi reclusi), e un piglio ironico e pungente che non abbassava mai la guardia - e che paradossalmente trasmetteva un senso di tenerezza.

Il suo ultimo romanzo, scritto alla soglia degli ottant'anni e uscito quest'anno, si intitola "Junior". Anche i suoi libri degli anni lontani sono rimasti giovani, protetti dall'oblio. Il tempo, in letteratura, è un'altra cosa; e Mauro, un po', rimane.
 
I vostri commenti
Il commento di Tommaso Giartosio 6 settembre 2005


Non sono convinto che un grande scrittore debba per forza condurre vita appartata - anzi credo con forza nell'ipotesi contraria, benché non la consideri esclusiva. Su Flaiano, invece, concordo in pieno.


 
Il commento di claudio 6 settembre 2005


Sì, la scomparsa di Curradi è una grave perdita per la letteratura italiana.Un autore moderno nello stile e nei temi ma antico nel suo essere appartato e solitario. Come i grandi scrittori. Penso che sia l'unico che abbia scritto dell'Etiopia e del rapporto con quel paese di noi italiani. In fondo,Tempo di uccidere di Flaiano parla d'altro. Claudio


 
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