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23 ottobre 2020
In Universale Economica
Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio
Posto macchina 5 ottobre 2005


Come probabilmente sapete, Bush ha nominato Harriet Miers come nuovo giudice della Corte Suprema. Miers è (anche) l’avvocato di Bush, e questo non fa una bella impressione. Comunque ora verranno avviati, come sempre, i colloqui che permetteranno al senato di dare il via libera alla nomina.

Questa conferma viene raramente negata, perché durante il colloquio i candidati cercano di non prendere posizioni tanto nette da alienargli questo o quel settore del senato. Perciò i giornali cercano di intuire le reali posizioni dei candidati guardando altrove: esaminando, prima di tutto, le loro passate dichiarazioni sui temi caldi. Nel caso di Harriet Miers, per esempio, “Time” sul suo sito propone questo documento (la fonte originale è “Quorumreport.com”):

http://www.time.com/time/daily/docs/miersquest.pdf

E’ un questionario preparato dall’LG−PAC, il comitato di azione politica della Lesbian/Gay Political Coalition di Dallas (Texas). Nel 1989 Miers si candidò al consiglio comunale di Dallas. Nel corso della campagna prese contatto con le diverse “lobby” (se diamo alla parola un senso non spregiativo − gruppi d’opinione, diciamo, che esercitano una certa influenza e lo fanno perlopiù alla luce del sole). Espresse le sue opinioni. E alla fine venne eletta.

Sulle sue prese di posizione di fronte all’LG−PAC si può discutere. “Time” le trova senz’altro incoraggianti, a me lo sembrano un po’ meno. Staremo a vedere. Quello che mi colpisce, però, è la linearità del processo. Il questionario contiene poche domande, tutte molto chiare: alcune di carattere generale, altre molto concrete. Il candidato risponde con un sì o con un no, e può aggiungere qualche riga di spiegazione. Il tutto avviene con un orario prefissato, a un indirizzo prestabilito che coincide con un’organizzazione i cui principi ispiratori sono noti a tutti. E c'è perfino un posto macchina.

Non è poco, un posto macchina. Hai inventato le automobili, che sono utilissime, sì, ma sporcano, fanno casino e non si sa mai dove metterle. Allora forza: inventa anche i parcheggi. E' come per la democrazia: non è che funzioni benissimo, gli effetti collaterali negativi non mancano (anche se gli altri sistemi politici alla lunga ne hanno di più e di peggiori). Allora le dai gli strumenti per farla funzionare bene. Spazi luminosi, voci chiare. E il posto macchina.

Un rettangolo di asfalto che serve per metterci una cosa che occupa giusto giusto quel rettangolo di asfalto.

Niente chiacchiere di corridoio, niente battute, niente sintesi giornalistiche fantasiose, niente metafore ambigue, niente discorsi fatti alla nuora perché la suocera intenda, niente silenzi nei programmi delle primarie (da colmare poi con precisazioni tardive).

O meglio, nella politica USA c’è ovviamente tutto questo, e anche di peggio (per esempio, per votare occorre essersi fatti registrare come elettori, e questo scoraggia moltissimi cittadini − perlopiù quelli delle classi meno abbienti). Ma ci sono anche dei luoghi − molti − di franchezza e linearità, come quello in cui si è recata - in macchina, ci scommetto - Harriet Miers. Luoghi di trasparenza: non assoluta, ma comunque individiabile. Con il parcheggio, e anche la rampa d’accesso per i disabili (ci scommetto).

Tutto questo lo sapeva anche Miers, che nell’89, riempiendo il questionario dell’LG−PAC, ha specificato: voglio incontrare il vostro comitato direttivo (probabilmente: per mostrare che le mie posizioni non sono troppo lontane dalle vostre); ma non cerco il vostro “endorsement”, il vostro sostegno ufficiale. Insomma, negli uffici della lobby si presentano addirittura quelli che (come Miers) hanno idee ben diverse. Ci vanno per cercare un dialogo.

Si vede che è un sistema che funziona.

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Grazie a Federico, Enzo, nheit, Goldie, Marco. E' bello ricevere messaggi come i vostri.

Petit prince: ti ringrazio per la fiducia, ma in questo momento non ce la faccio proprio, troppo lavoro accantonato nel periodo di Fahrenheit.

Marco: sono contento che tu abbia ripreso in mano "Doppio ritratto". Non pensarlo come un romanzo, non lo è, anche se all'epoca veniva presentato come tale. E' un "saggio romanzesco": ricorre a tecniche della narrativa (caratterizzazione, suspense, intreccio, ecc.), ma è sostanzialmente un saggio. Forse se cambi le tue aspettative ti piacerà di più.
 
I vostri commenti
Il commento di Filter 7 ottobre 2005


Certo che la risposta alla domanda 2 non è molto incoraggiante...


 
Il commento di Marco 7 ottobre 2005


Grazie del tuo messaggio indirizzato a me...in effetti il tuo "romanzo" lo avevo preso perchè mi stuzzicava il soggetto, visto che qualche studio storico-artistico ce l'ho nei cassetti disordinati. Ora è sul comodino per la settimana prossima. Quantro al post politico concordo sull'elogio della sospirata chiarezza. Anche se non è che Bush brilli per sempre per usarla!


 
Il commento di claudio 6 ottobre 2005


Sono uno dei vari orfani della tua conduzione di Fahrenait. Spero di risentirti presto. Le tue osservazioni sulla democrazia americana sono come sempre acute e manifestano una libertà di giudizio fuori dagli stereotipi e dagli schemi.Sul sistema americano possiamo avere giudizi difformi, anche sul suo funzionamento, ma non possiamo non misurarne l'efficacia. La mia rappresentazione dell'America rozza e innocente e dell'Europa raffinata ed esausta è da riconsiderare.... Ti ringrazio. Claudio


 
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