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29 novembre 2020
In Universale Economica
Intervista a Kertész: «Questa democrazia così assurda»
di Maria Serena Palieri, tratta da “l’Unità”, 6 settembre 2003


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Imre Kertész, premio Nobel per la Letteratura 2002, arriva al Festivaletteratura accompagnato da Magda, la donna che ha sposato in seconde nozze dopo essere rimasto vedovo. Bionda, abbondante, ridente, Magda Kertész racconta di essere un’organizzatrice professionale di eventi culturali e di aver dovuto mettere negli ultimi undici mesi questo mestiere al servizio della causa coniugale: sostenere il marito, uomo cresciuto sotto due totalitarismi, il nazismo e lo stalinismo, e vissuto nel culto del proprio anonimato come sola garanzia di libertà interiore, nella necessità di darsi d’ora in poi in pasto ai mass media, in quanto "scrittore d’improvviso rivelato a tutto il mondo". È, questa, la ancora sbalordita formula con cui Imre Kertész si definì a dicembre scorso ricevendo il premio dagli Accademici di Svezia: per quarant’anni, dal ’51, l’anno in cui lasciò il lavoro di giornalista, si era mantenuto nella sua oscurità di traduttore di Nietzsche, Wittgenstein, Canetti, Freud, Roth, Schnitzler. Lavoro oscuro ma svolto con gioia perché, racconta, "rendere in ungherese le frasi di Roth, che sono frecce puntate verso l’alto, è come riscriverne la musica". Disse assai di più, lì a Stoccolma, nella sua "Lettura": "Non è facile essere un’eccezione e pensare a quanti sono morti senza avere visto la misericordia". I morti, cioè, di Auschwitz e a Buchenwald, i due lager nei quali, di famiglia ebrea, spese i mesi tra il 1944 e il 1945. Con caustica ironia, Kertész riassume così la propria parabola: "Mentre ci trasportavano nei vagoni piombati non ci dicevano che il contratto prevedeva, alla fine, il premio Nobel. Ma la vita è assurda e quest’assurdo bisogna saperlo accettare: accettare che ti vogliano ammazzare e, poi, che ci sia gente che abbia voglia di ascoltare in che modo ti volevano ammazzare". Feltrinelli ha pubblica Fiasco, secondo capitolo della trilogia uscita in Ungheria tra il 1975 e il 1990, che si conclude con Kaddish per un bambino mai nato: tre romanzi lega ti da un personaggio comune, György Köves. E l’essere qui, col panama bianco in testa e scarpe comode da jogging ai piedi, al braccio della sua Magda, nonostante l’accoglienza soleggiata che gli fa Mantova sembra far parte, per Imre Kertész, di un nuovo, ostico, copione post-Nobel.
copertina

Fiasco
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  La scheda autore di Imre Kertész
  “Il passato va rispettato”. Intervista a Imre Kertész
  Imre Kertész al “Festivaletteratura” 2003
  "Nessuno è innocente". Liquidazione di Imre Kertész

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